AQUILEIA (Ud). Apre le porte della domus di Tito Macro.

Pubblicato il : 12 Febbraio 2019
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Aquileia svela un altro gioiello prezioso della sua incomparabile bellezza di città romana. È stato presentato questa mattina, lunedì 11 febbraio, l’innovativo progetto di ricostruzione dei volumi della “Domus di Tito Macro”, all’interno dei fondi Cossar.
La casa di Tito Macro, una delle più vaste tra quelle rinvenute nel Nord Italia, è stata oggetto di scavo da parte dell’università di Padova, in convenzione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Friuli Venezia Giulia, sulla base di un progetto promosso e finanziato dalla Fondazione Aquileia e sostenuto dalla Regione Fvg e da Arcus/Ales Spa.
Il progetto è stato realizzato dal gruppo coordinato dall’architetto Eugenio Vassallo, a capo del raggruppamento temporaneo di professionisti vincitori del concorso d’idee bandito dalla Fondazione Aquileia.
I lavori, invece, sono stati realizzati dall’associazione d’imprese guidata da CP Costruzioni e composta da Eu. Co. Re, CMT ed Elettro 2 S. La presentazione è – al momento – riservata per ora ai soli mezzi di comunicazione, in quanto, precisa la Fondazione «si tratta ancora di un’area di cantiere e pertanto per i gruppi saranno organizzate visite su prenotazione», saranno presenti i rappresentanti delle istituzioni, il presidente di Ales Spa, Mario De Simoni, i progettisti e i rappresentanti delle imprese che hanno condotto i delicati e innovativi interventi di ricostruzione e restauro.
macroA breve, inoltre, saranno calendarizzate per i cittadini alcune visite all’interno delle strutture completate per permettere ai visitatori di percorrere gli spazi interni a piccoli gruppi.
L’area archeologica è parte di uno degli isolati meridionali di Aquileia romana, delimitato da una strada nord-sud, di cui qui si conserva il basolato, e da un asse viario parallelo messo in luce più a ovest ma attualmente non visibile.
«I recenti scavi – chiarisce la Fondazione Aquileia – hanno consentito di riconoscere, nel settore centrale dell’area archeologica, il perimetro di un’unica grande casa, che si sviluppava trasversalmente fra i due assi stradali.
L’impianto, dell’inizio del I secolo dopo Cristo, gravitava su uno spazio centrale scoperto, circondato da un ambulacro mosaicato e dotato di una fontana, che si addossava al lato orientale.
Su questo giardino si affacciava l’ambiente principale della casa, con semplice superficie musiva a fondo bianco, oggetto, nel corso del tempo, di diversi rifacimenti. Verso est, adiacenti alla strada, sono state riconosciute delle botteghe.
A ovest, invece, esisteva probabilmente una seconda area scoperta, sulla quale si affacciavano diversi ambienti della parte privata della casa di Tito Macro».

Autore: Elisa Michellut

Fonte: www.messaggeroveneto.it, 11 feb 2019

Vedi video: https://www.youtube.com/watch?time_continue=33&v=UxvVD5-O9D8

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