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SAN SALVATORE TELESINO (Bn). Cultura inclusiva e aperture straordinarie per l’Abbazia benedettina.

Cultura inclusiva e volta al territorio, al sociale. L’Abbazia benedettina di San Salvatore Telesino apre al pubblico: un viaggio nella storia tra archeologia, memoria e valorizzazione soprattutto del territorio. Un’opportunità rara per riscoprire uno dei luoghi più affascinanti del patrimonio culturale del Sannio.
 * Sabato 12 e domenica 13 settembre 2026, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio (Sabap), per le province di Caserta e Benevento, renderà accessibile l’edificio sacro, offrendo così ai visitatori la possibilità di conoscere da vicino un complesso monumentale di straordinario valore storico ed archeologico. L’iniziativa gratuita rientra nel Piano di Valorizzazione 2026 del Ministero della Cultura, che promuove appunto l’apertura gratuita di siti in genere limitatamente accessibili, con l’obiettivo di ampliare la fruizione del patrimonio culturale e restituire visibilità a luoghi meno conosciuti, ma fondamentali per comprendere la storia e l’identità dei territori. In un tempo in cui gran parte della conoscenza passa attraverso gli strumenti digitali, -è riportato dalla predetta Sapab-, l’esperienza diretta del patrimonio conserva un valore insostituibile. Camminare tra le testimonianze del passato vuol dire trasformare la visita in un’occasione di scoperta, partecipazione e consapevolezza, creando un legame autentico tra i cittadini ed i luoghi della cultura.
L’iniziativa di cui trattasi prevede il seguente calendario di apertura:
– Sabato 12 settembre 2026, dalle ore 17.00 alle 21.00;
– domenica 13 settembre 2026, dalle ore 9.00 alle 13.00.

Il Soprintendente Mariano Nuzzo ha dichiarato: “Aprire le porte dell’Abbazia di San Salvatore Telesino è un messaggio di condivisione con la comunità di un luogo che custodisce secoli di storia, spiritualità ed identità. La valorizzazione del patrimonio non può limitarsi alla conservazione: deve tradursi nella possibilità concreta di vivere questi luoghi, di conoscerli e di riconoscerli come parte della nostra memoria collettiva. Ogni apertura straordinaria rappresenta un investimento culturale sul territorio, perché crea consapevolezza, rafforza il senso di appartenenza e rende il patrimonio un bene realmente condiviso”.
Le visite, guidate a cura del personale Sabap, si svolgeranno nel pieno rispetto delle prescrizioni previste dalla Soprintendenza per la tutela del complesso monumentale e della normativa vigente in materia di sicurezza, offrendo ai partecipanti un percorso di approfondimento dedicato alla storia, all’archeologia ed al valore culturale dell’Abbazia di San Salvatore Telesino, con il contributo del funzionario archeologo Andrea Martelli.
L’Abbazia Benedettina del Santo Salvatore di San Salvatore Telesino è un complesso monastico di grande rilevanza storica e culturale, situato nella valle del fiume Calore, in provincia di Benevento, dove ha svolto un ruolo fondamentale nella diffusione del monachesimo benedettino nel Meridione d’Italia. Durante il Medioevo, era uno dei centri religiosi più importanti della regione, con una significativa influenza spirituale ed economica. L’abbazia è stata più volte distrutta e ricostruita a causa di invasioni, terremoti e saccheggi, ma ancora oggi è possibile ammirare i resti dell’antica chiesa, con parti del pavimento a mosaico, frammenti di affreschi ed altre strutture risalenti al periodo medievale.

L’area archeologica che la circonda, offre un’importante testimonianza della vita monastica e delle trasformazioni architettoniche susseguitesi nei secoli. L’Abbazia benedettina del Santo Salvatore sorge sui ruderi di un insediamento romano o, forse, di una villa romana: ciò è testimoniato dalla presenza di un mosaico dell’epoca, rinvenuto durante gli scavi, curati dalla Sovrintendenza archeologica nel 1991. Inoltre, rappresenta il primo esempio di schema architettonico cluniacense attestato in Campania, come ha magistralmente dimostrato il professor Luigi Cielo, docente di storia medievale presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, offrendo preziosi contributi scientifici nello studio del Medioevo campano, oltre ad essere l’autore dell’unica monografia, di carattere scientifico, dedicata all’Abbazia del Santo Salvatore ed intitolata: “L’Abbaziale normanna di San Salvatore de Telesia” (Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1995).
L’adozione di uno schema architettonico, non attestato precedentemente in Campania, è da attribuirsi ad una mente aperta alle esperienze d’oltralpe, e che andrebbe individuata in Giovanni Romano, che fu – per incarico del Papa Urbano II – abate fino al 1100.
In precedenza, l’edificio era sostanzialmente inedito, in quanto considerato come exemplum di architettura di rilievo esclusivamente locale. Per quanto concerne la cronologia di fondazione dell’Abbazia del Santo Salvatore de Telesia, il professor Cielo condivide la tesi di Dante Marrocco (Dante B. Marrocco, L’Abbazia di S. Salvatore di Telese, Piedimonte Matese, Associazione Storica del Medio Volturno, 1951): non vi sono riferimenti al complesso abbaziale prima del 1075. È, infatti, del 1075 la prima notizia documentata della sua esistenza: in quell’anno Leopoldo, abate di San Salvatore, sottoscrive una decisione sinodale di Milone, arcivescovo di Benevento, in favore di Madelmo, abate di Santa Sofia di Benevento. Pertanto, l’origine dell’abbazia va fissata all’XI secolo, contrariamente a quanto, in precedenza, affermato da Libero Petrucci (storico locale, autore di una Storia di Telese, il cui manoscritto è conservato presso l’Istituto di Storia Patria di Napoli), ed Angelo Michele Iannacchino (vescovo di Cerreto Sannita dal 1895 al 1918, autore di una Storia di Telese, Benevento, 1900).
Dal rinvenimento di un importante documento e grazie al lavoro di ricerca, ad opera di apprezzati studiosi, è possibile stabilire con assoluta certezza che, nell’Abbazia di San Salvatore, ci fosse un vero e proprio scriptorium, in cui venivano realizzati testi di grande rilevanza, sotto il profilo letterario e spirituale.
Insomma uno scrigno di memorie ancora tutte da svelare, per poi renderle fruibili al pubblico con aperture possibilmente ordinarie, essendo beni comuni.

Autore: Gennaro D’Orio – doriogennaro@libero.it

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