La tomba fu scoperta nel 1873 nei terreni dei fratelli Marzi nella necropoli dei Monterozzi a Tarquinia (Vt).
L’ipogeo, a camera singola di forma rettangolare (altezza 3,8 metri, lunghezza 5,4 metri, larghezza 4 metri), era affrescato e presentava soffitto a doppio spiovente e trave di colmo.
Le pitture della tomba a scopo conservativo furono distaccate nel 1953-1954 e collocate dapprima al Museo Archeologico di Tarquinia e poi esposte dagli anni 2000 al Museo Nazionale di Villa Giulia, dove è possibile ammirarle a tutt’oggi.
La scena riprodotta nella tomba si svolge sotto un ampio velario sostenuto da pali ricoperti di fogliame (ambiente esterno).
Sulla parete di fondo al centro vi è una sorta di catafalco, un grande letto riccamente adorno con due copricapo conici (elmi?) con una corona floreale, appoggiati su due doppi cuscini, accanto a due mantelli chiari.
A destra due giovani rivolti verso il letto con le braccia alzate in segno di omaggio, a sinistra figura femminile anch’essa in atto di omaggio.
Vi è poi la rappresentazione di un simposio che si sviluppa sulla parete di fondo alle estremità del letto e sulle pareti laterali. I simposiasti, distesi su materassi ed avvolti da coperte, sono muniti di corone e divisi per sesso: a sinistra le donne, a destra gli uomini (disposizione non rispondente all’usanza etrusca).
Sulla parete di sinistra di seguito alla kline si vedono un servo che porge una tazza ad un banchettante, seguito da un altro servo e quindi un gruppo composto da una suonatrice di doppio flauto e due danzatrici. Sul resto della parete si scorge un discobolo.
Sulla parete di destra, a seguito dei banchettanti, troviamo due servi. Nel resto della parete sono raffigurati un suonatore di doppio flauto, due pugilatori, una figura maschile che tiene per le briglie un cavallo, che un auriga sta attaccando al timone di una biga. Chiude la scena un altro cavallo tirato da un addetto.
Sulla parete d’ingresso, a sinistra un’altra biga con cavalli ed a destra coppia di cavalli al trotto.
Al di sotto delle scene descritte la tomba, nella parte inferiore, è affrescata con onde marine e delfini guizzanti.
Le scene della tomba risultano riferibili a due diversi temi: la parte anteriore riguarda il mondo terreno e la cerimonia funebre, la parte posteriore concerne la sfera simbolica ed ultraterrena.
La tomba fu denominata del letto funebre da Edoardo Brizio dalla rappresentazione sulla parete di fondo di un enorme catafalco, interpretato come letto funebre vuoto, in attesa del defunto o meglio dei defunti aristocratici (una coppia) che dovevano occuparlo.
Successivamente sono stati avanzati dubbi su questa interpretazione: nell’iconografia etrusca le scene di prothesis, di esposizione del defunto, sono sempre caratterizzate dalla presenza della salma, di figure femminili in atteggiamento di compianto, di oggetti quali flabelli e alabastra, etc ….
Secondo un’opinione (J.R. Jannot) non si tratterebbe di una scena di prothesis, ma di un simposio ed i due ospiti d’onore della kline (non si tratterebbe di un letto funebre) posta sulla parete di fondo sarebbero i due defunti, rappresentati simbolicamente dai due coni posti sul letto conviviale, simili approssimativamente ad alcune tipologie di cippi tombali, bulbi coronati rinvenuti a Felsina, in Val di Chiana ed a Chiusi.
Secondo una diversa tesi è stato proposto di considerare la scena come una theoxneia, un banchetto sacro offerto a divinità , forse ai Dioscuri, Castore e Polluce, figli di Leda (regina di Sparta) e di Zeus, ben conosciuti e celebrati, oltre che in Grecia ed a Roma, anche in Etruria. Il letto conviviale sarebbe vuoto in attesa del ritorno dei due eroi che avevano il potere di entrare ed uscire dall’Ade (F. Roncalli, G. Colonna, Valentino Nizzo). Possibili allusioni al culto dei Dioscuri si ritrovano anche nella tomba del Barone.
La tomba è databile al 480-460 a.C.
Sulla tomba del letto funebre cfr. tra gli altri:
– Mario Moretti, Pittura etrusca in Tarquinia, Silvana editoriale d’Arte, 1974, pag. 108;
– Tarquinia, Le tombe dipinte più antiche dell’Occidente, Nuove Edzioni Ebe, 2000, pagg. 15-16;
– Affreschi Etruschi Dal periodo geometrico all’ellenismo, Stephan Steingraber, Arsenale Editrice, 2006, pagg. 139 -141.
– La tomba del letto funebre, Etruschannel, 4 aprile 2020, Valentino Nizzo.
Di seguito immagini degli affreschi della tomba del letto funebre.
Autore: Michele Zazzi – etruscans59@gmail.com








