Nell’antica Nicea, oggi Iznik in provincia di Bursa, in Bitinia, la città che secondo Strabone fu fondata da Antigono col nome di Antigoneia, celebre per il suo modello urbanistico (un quadrato esatto con quattro porte) e poi rifondata da Lisimaco con il nome della moglie, il Cristianesimo ha conosciuto la sua massima diffusione. Proprio qui, infatti, si svolsero due importanti concili ecumenici: il primo, nel 325 d.C., convocato dall’imperatore Costantino che condannò l’arianesimo (poco prima, nel 313, l’Editto di Milano aveva concesso la libertà di culto per i cristiani), ed il settimo, nel 787, che fece condannare gli iconoclasti.
In questo luogo così carico di significato dove il linguaggio figurativo cristiano è ampiamente diffuso, tappa del recente viaggio di papa Leone XIV in occasione dei 1.700 anni del primo concilio, ha da poco preso il via una campagna di ricerche che si concentra sulla basilica sulle rive del lago di Iznik e l’area cimiteriale circostante, grazie all’accordo scientifico sottoscritto da Università della Calabria, Accademia di Belle Arti di Catanzaro e Università Uludağ di Bursa in Turchia. A coordinare il progetto il professore Mustafa Şahin del Dipartimento di Archeologia dell’Università turca, con il quale collaborano Franca Caterina Papparella e Salvatore Medaglia, entrambi dell’Università della Calabria, rispettivamente docenti di Archeologia cristiana e tardoantica e di Archeologia classica, con la partecipazione di Francesco Cuteri ed Elena Di Fede dell’Accademia di Belle Arti di Catanzaro, i cui studenti, grazie al programma Erasmus, sono anch’essi coinvolti. Contribuisce alle indagini anche l’antropologa Doriana Boschelli.
L’obiettivo è approfondire la storia della basilica, individuata nel 2014 proprio da Şahin nelle acque del lago di Iznik, grazie alla fotografia aerea che ha rivelato i resti di una grande struttura a tre navate con abside semicircolare e nartece d’ingresso, un edificio tardoantico, dedicato al martirio di san Neofito giustiziato durante le persecuzioni dioclezianee, successivamente distrutto da un terremoto nel 358 e ricostruito come Basilica dei Santi Padri nel 380. Numerose le sepolture al suo interno e nell’area circostante.
Le attività di ricerca del gruppo italiano interessano prevalentemente l’interno dell’edificio con un approccio multidisciplinare: analisi antropologiche dei resti umani, prospezioni geofisiche, ricognizioni subacquee ed un accurato studio delle strutture murarie della basilica.
Autore: Bianca Celeste
Fonte: www.ilgiornaledellarte.com 8 luglio 2026









