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Michele Zazzi. La dea etrusca Northia e la cerimonia del chiodo.

Le fonti latine fanno riferimento alla dea etrusca Northia/Nortia che in lingua etrusca era forse Nurtia o Nursia.
Tito Livio, in particolare, nella sua opera Ab Urbe Condita, riferisce che, secondo un’antica legge, il praetor maximus, sul Campidoglio, alle idi di settembre (13 settembre), celebrava il rito dell’infissione del chiodo (clavum pangere) nel tempio della Triade Capitolina (Giove, Giunone e Minerva).
Il chiodo veniva piantato nella parete destra riservata alla dea Minerva, l’inventrice dei numeri, per fare il computo degli anni (perchè ai tempi dell’antica legge era rarissima la conoscenza della scrittura). La cerimonia col tempo era stata abbandonata, ma nel 363 i senatori vollero ripristinarla pensando che ciò fosse la causa di una grave pestilenza che imperversava a Roma; a tal fine fu nominato un dittatore per riprendere la cerimonia. L’autore patavino precisa che Cincio (Lucius Cincius Alimentus), diligente studioso di tali antichità, afferma che anche a Volsinio, nel tempio della dea Northia, si vedevano infissi chiodi per segnare il numero degli anni (Livio, VII, 3). Sono stati peraltro sollevati dubbi se la città etrusca richiamata da Livio sia da identificare con Volsinii Veteres/Velzna/Orvieto o Volsinii novi/Bolsena (in questo senso Giovannangelo Camporeale).
Su uno specchio etrusco del IV secolo a.C., conservato allo Staatliche Museum di Berlino, la dea, nuda ed alata, che infigge il chiodo del destino nella testa di Meleagro è invece denominata Athrpa, corrispettivo etrusco della greca Atropos e della romana Morta, una delle tre Moire/Parcae che recideva il filo della vita.
Un cippo in basalto da Bolsena reca inscritto il nome Avle Nurthines, il cui gentilizio (Nurthines) deriva dal teonimo della dea.
La dea non aveva un corrispondente esatto né nel pantheon romano né in quello greco.
Nella tradizione classica, Northia viene comunque identificata con varie divinità: con Minerva, dea del computo, in quanto inventrice dei numeri; con Fortuna, divinità della buona e della cattiva sorte, venerata in un santuario ad Antium (Anzio), dove veniva officiato anche il rito dell’infissione del chiodo; e con Necessità (Necessitas), dea del destino e dell’inevitabile, che, sempre inflessibile, piantava i chiodi d’acciaio che stringeva nella sua mano bronzea (Orazio, Odi, I, 35 e III, 24).
In età romana Northia fu probabilmente assorbita da Minerva come attesterebbe una dedica latina da Bisenzio a Minerva nortina su un cippo ottagonale di pietra lavica.

Ai primi del Novecento, in località Pozzarello, 3 km a nord di Bolsena, furono portati alla luce i resti di un santuario tardo-etrusco, dotato di un pozzo all’interno del recinto sacro e successivamente utilizzato anche in epoca romana. I materiali restituiti sono inquadrabili tra la seconda metà del III secolo a.C. e la metà del III secolo d.C. Oltre a numerosi ex voto anatomici, statuette votive femminili, lamine argentee con occhi schematici e spighe di grano, vennero rinvenuti anche chiodi ed una statuetta acefala di divinità femminile con cornucopia (che ricorda la Fortuna romana).
L’autore degli scavi Ettore Gabrici, ritenne di identificare nella struttura del periodo etrusco il tempio della dea Northia, figura divina dai molteplici attributi e connessa al mondo infero, alla fertilità ed al destino, ma non vi è alcuna certezza in merito.
Sempre a Bolsena è stata trovata anche un ascia-martello in bronzo per uso rituale, con raffigurazione su un lato di una divinità femminile alata (Fortuna/Northia?) e dall’altro lato di una divinità maschile, utilizzabile forse per l’infissione dei chiodi (cfr. Lucia Morpurgo, L’ascia-martello sacrale di Bolsena, con introduzione dell’articolo di Luigi Perrnier in Memorie R. Accademia Nazionale dei Lincei, sito internet Tages.eu 18.9.2017).
Proprio da Bolsena provengono iscrizioni latine con dedica a Northia, dalle quali si evince che il culto della divinità continuò anche in epoca romana. In una dedica conservata al lapidarium del Museo Territoriale di Bolsena Norzia è definita D(ea) M(agna) S(ancta vel sacrum). L’epitaffio del poeta volsiniese Postumio Rufio Festo Avieno (della metà del IV secolo d.C.), conservato ai Musei vaticani, è dedicato alla dea Norzia. Due ex voto di età imperiale, rispettivamente di C. Larcius Agathopus e di Primitivus (uno schiavo pubblico) furono dedicati alla dea. Un ‘iscrizione frammentaria rinvenuta nell’area di Poggio Moschini potrebbe forse far riferimento al tempio di Northia: “[t]empl[um) deae N[ort]iae” (in questo senso Annalisa Calapà).
Il teonimo Northia avrebbe anche dato origine ad alcuni toponimi quali Norcia, Norchia, Orte.
Relativamente alla dea Northia, gli elementi a disposizione riferibili al periodo etrusco ed a quello romano, in cui in qualche modo il culto della dea sopravvisse, offrono un quadro piuttosto complesso.
Per quanto riguarda la Northia etrusca, non si può escludere che in origine avesse una funzione apotropaica, ossia di allontanamento del male; tuttavia, sembra che sia poi divenuta una dea del tempo e del destino. La dea potrebbe essere stata legata anche al mondo infero. A questo proposito, si può osservare che l’iconografia dei demoni etruschi era caratterizzata, tra gli altri attributi, dal martello, impugnato molto frequentemente da Charun e solo raramente da Vanth. Inoltre, almeno in un caso, la demonessa Vanth è raffigurata munita sia di un martello sia di un chiodo (sarcofago di Vel Urinates da Bomarzo, conservato al British Museum).

Sulla dea Northia cfr., tra gli altri:
– Andrea Verdecchia, Mitologia etrusca, Effigi, 2022, pagg. 127 e ss.;
– Fabrizio Volpi, il Martello di Northia, Il tempo egli etruschi, Effigi, 2021, pagg. 30 e ss.;
– Michaela Merlino, Northia la dea etrusca con il “chiodo fisso” 16 novembre 2017, sito internet La città Quotidiano di Viterbo e provincia;
– S. De Marinis, Enciclopedia dell’arte antica (1963), voce Northia, sito internet Treccani;
– Pietro Tamburini, Da Orvieto a Bolsena Un percorso tra Etruschi e Romani, Pacini editore, 2013, pagg.154 e ss.;
– Luigi Catena, Battere il tempo: il Tempio di Northia a Bolsena, sito internet Tusciaeventi.it ottobre 2015;
– Annalisa Calapà, Sacra Volsiniensia. Civic Religon in Volsinii after the Roman Conquest in TRAC 2012 Proocedigs of the Twenty-second Annual Theoretical Roman Archaeology Conference, 2013 pagg. 37 e ss.

Di seguito immagini della riproduzione del particolare dello specchio etrusco con Athrpa, conservato a Berlino, e dell’ascia-martello da Bisenzio.

Autore: Michele Zazzi – etruscans59@gmail.com

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