Il patrimonio storico-artistico-culturale, se ben manutenuto e riqualificato, non conosce limiti di visibilità in tutti i sensi.
La Domus Villa San Limato di Cellole, torna ad aprire le sue porte al pubblico, con un calendario di aperture straordinarie e visite guidate nei mesi di luglio, agosto e settembre, nell’ambito delle attività di valorizzazione previste dal Protocollo d’Intesa sottoscritto tra la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Caserta e Benevento, e il Comune di Cellole.
Le visite hanno avuto inizio il 23 luglio e proseguiranno fino al 13 settembre, con il seguente calendario: ogni giovedì dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00; ed ogni domenica dalle 9.00 alle 13.00.
L’iniziativa, come sottolinea detta Soprintendenza, rappresenta un’importante occasione per far conoscere uno dei più significativi siti archeologici del territorio, frutto della collaborazione istituzionale tra la Soprintendenza e l’Amministrazione comunale. Il Protocollo d’Intesa disciplina infatti le attività di tutela, manutenzione e valorizzazione del complesso archeologico, con la Soprintendenza che assicura la supervisione scientifica e la tutela del bene attraverso il funzionario archeologo responsabile del sito, Domenico Oione, in sinergia con il Comune di Cellole.
Il Soprintendente Mariano Nuzzo ha dichiarato: “L’apertura periodica della Domus Villa San Limato è il risultato concreto di una proficua collaborazione tra istituzioni che coniuga tutela e valorizzazione del patrimonio culturale. Rendere accessibile il sito significa restituire alla comunità ed ai visitatori un luogo di straordinario interesse storico ed archeologico, promuovendo al tempo stesso una maggiore consapevolezza del suo valore e della necessità di preservarlo. Il Protocollo d’Intesa con il Comune di Cellole rappresenta un modello virtuoso di gestione condivisa del patrimonio, nel pieno rispetto delle esigenze di conservazione”.
Le visite guidate, ovviamente, si svolgeranno nel rispetto delle disposizioni previste dalla Soprintendenza per la tutela del sito e della normativa vigente in materia di sicurezza, offrendo ai visitatori un percorso di conoscenza e valorizzazione di un’importante testimonianza della storia antica del territorio domizio. Focus su uno dei tanti meravigliosi scrigni del passato, in Campania.
Al nord della colonia romana di Sinuessa, sorge la villa marittima in località San Limato, i cui resti sono in parte inglobati nell’omonima masseria. Il sito, l’unico scavato e visitabile nella zona, costituisce un lussuoso esempio dell’edilizia residenziale suburbana di Sinuessa, che doveva presentare una serie di complessi di questo tipo sia lungo la costa a nord, che lungo il litorale a sud della città antica. I resti svelati comprendono un livello inferiore, costituito da una serie imponente di ambienti con volta a botte in opera mista di reticolato e laterizio, che formano il criptoportico di sostruzione sui quali poggiano in parte i soprastanti ambienti residenziali, ed interamente la masseria settecentesca, nonchè un livello superiore solo parzialmente scavato e molto probabilmente costituito da padiglioni separati.
Nella parte finora esplorata si possono nettamente distinguere due settori, separati da un corridoio di servizio. In quello settentrionale, sorgono gli ambienti termali, con il frigidario (sala per i bagni freddi), che presenta nicchie absidate e rettangolari, alcune delle quali recanti delle basi, che dovevano alloggiare statue a decorazione della sala. Il pavimento, a mosaico bianco e nero, raffigura un’elegante scena con delfini, pesci, un drago ed altri animali marini, di buona fattura. Il mosaico, in base a confronti, è databile alla prima metà del II sec d.C. e fu tagliato in un momento successivo per l’inserimento di una vasca circolare addossata ad una parete.
A sud del frigidario, si trovano gli ambienti riscaldati, tra i quali si distinguono il calidario e il tepidario, di cui è conservato solo il livello sul quale poggiavano, su un piano di tegole, le suspensurae (colonnine di mattoni o tegole), che sostenevano il pavimento superiore e permettevano la circolazione dell’aria calda.
Sul lato ovest del complesso sporgono dal perimetro esterno le sagome, rettangolare l’una, absidata l’altra, dei due praefurnia (forni) che permettevano appunto il riscaldamento dell’aria e dell’acqua in tali due ambienti…
Nel settore meridionale vi sono tre grandi ambienti a carattere residenziale con nicchie, absidi e rivestimenti pavimentali in mosaico e lastre marmoree, che erano allietati da fontane.
Ulteriori ambienti pertinenti alla villa giacciono ancora sepolti, mentre altri sono stati parzialmente rivelati da scavi clandestini. Infatti, un terzo settore, separato dagli altri, doveva trovarsi a breve distanza dalla strada vicinale, che fiancheggia il canale d’Auria, dove proprio uno sterro clandestino permetteva di penetrare in un ambiente, con volte a botte di notevoli dimensioni e ben conservato.
Il Comune di Cellole informa inoltre che, sulla base di quanto si è detto e della tecnica edilizia, con netta prevalenza del reticolato con ammorsature e fasce di mattoni nella fase originaria del settore meridionale ed in tutti gli ambienti di sostruzione, del mattone nell’impianto termale, si può datare l’impianto originario della villa in età giulio-claudia (I sec. d.C.), ed una consistente successiva fase di ristrutturazione e di ampliamento al II sec. d.C, nello stesso periodo in cui fu realizzato il pavimento a mosaico con scena marina, mentre altri limitati interventi risalgono ad età ancora più recente.
La particolare sontuosità del complesso è attestata, oltre che per l’impianto architettonico e per i preziosi rivestimenti, anche per la decorazione scultorea, della quale nel 1954 sono stati rinvenuti alcuni frammenti, in occasione di lavori agricoli effettuati nel terreno confinante ad est con l’area scavata. In particolare, furono allora ritrovati: una testa dell’imperatore Claudio più grande del naturale, una testa di fanciulla di epoca claudia ed un frammento di maschera comica silenica, sostenuta dalla mano di una fanciulla (una Musa?), ora conservati al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
Tutto il resto è storia da scoprire di questi giorni.
Autore: Gennaro D’Orio – doriogennaro@libero.it









