Questo studio esamina la sopravvivenza della lingua e dell’identità culturale etrusca nella città di Bolsena durante l’epoca ellenistica, tra la fine del terzo e l’inizio del secondo secolo avanti Cristo.
Attraverso l’analisi di due frammenti vascolari rinvenuti negli scavi archeologici di Poggio Moscini, contrassegnati dalle sigle CIE 10768 e CIE 10767, si indaga il significato storico della formula epigrafica velznalthi.
Questa espressione rappresenta un caso grammaticale locativo che significa letteralmente “a Velzna” o “in quel di Volsinii”. La ricerca dimostra come la comunità etrusca deportata dai Romani dopo la caduta della capitale Volsinii Veteres nel 264 avanti Cristo abbia conservato con fiero orgoglio il proprio idioma originario. I testi esaminati rivelano inoltre importanti dettagli sulla struttura sociale del tempo, documentando le attività artigianali e commerciali della importante famiglia dei Vipi e l’alto ruolo sociale ricoperto dalle donne all’interno della comunità.
Introduzione e inquadramento storico
La transizione dell’Etruria sotto il definitivo controllo della Repubblica di Roma rappresenta un momento storico caratterizzato da profondi sconvolgimenti demografici e culturali. L’episodio più emblematico di questa fase è legato alla caduta di Velzna, conosciuta dai Romani con il nome di Volsinii Veteres, situata appena sotto la mozzeta di Vietana. Questa ricca e potente capitale della dodecapoli etrusca venne assediata e completamente rasa al suolo dalle forze romane nell’anno 264 avanti Cristo. In seguito alla totale distruzione del centro urbano, i Romani ricostruirono la città per i superstiti etruschi sopra le macerie del vecchio insediamento sulle sponde del vicino lago di Bolsena, località che prese il nome romanizzato di Volsinii.
All’interno di questo nuovo contesto di sottomissione politica, i reperti archeologici offrono una straordinaria testimonianza di resistenza culturale, dimostrando come gli esuli abbiano mantenuto viva la propria lingua e le proprie tradizioni.
“La corretta identificazione geografica della capitale distrutta rappresenta, tuttavia, uno dei nodi più dibattuti e complessi dell’etruscologia contemporanea. Se da un lato una lunga tradizione storiografica ha teso ad identificare Velzna con la rupe di Orvieto, una più attenta e recente rilettura delle fonti e dei dati sul campo costringe a ridiscutere radicalmente questa posizione.
Come ampiamente dimostrato dalle ricerche di Giovanni Feo sulla geografia sacra e sulla morfologia del territorio, la descrizione che le fonti antiche — tra cui Aristotele — fanno della metropoli etrusca (caratterizzata da una fitta selva, difese naturali ed una stretta vicinanza ai bacini acquatici) non si adatta alla natura della rupe orvietana. Essa trova invece una perfetta e coerente corrispondenza proprio nell’area vulcanica della mozzetta di Vietana e nel bacino del lago di Bolsena. È in questo preciso orizzonte teorico che l’evidenza archeologica di Poggio Moscini cessa di essere un semplice dato periferico e si trasforma nel fulcro di una precisa rivendicazione geopolitica a chilometro zero.”
I ritrovamenti di Poggio Moscini e l’evidenza epigrafica
Le prove materiali più evidenti di questa continuità culturale provengono dagli storici scavi archeologici condotti dall’École Française de Rome nella zona di Poggio Moscini a Bolsena. In questa area sono stati recuperati due vasi frammentari in argilla che oggi risultano ufficialmente catalogati nel Corpus Inscriptionum Etruscarum.
Il primo frammento, classificato con il codice CIE 10768, è stato rinvenuto sotto il livello del pavimento dell’atrio della Domus ad Atrium. Esso recita testualmente la frase vipa : luncane : patna : velznalthi.
Il secondo pezzo gemello, registrato come CIE 10767, mostra un testo parzialmente mutilo che gli studiosi integrano come ina vipies vethz velznalthi. Entrambi i manufatti risalgono ad un periodo compreso tra la fine del terzo e l’inizio del secondo secolo avanti Cristo.
Analisi linguistica e grammaticale del locativo
La parola più importante presente in queste iscrizioni è il termine velznalthi, la cui scomposizione linguistica illustra in modo chiaro il funzionamento del sistema dei casi nella grammatica etrusca.
La prima parte della parola è costituita dal nome proprio Velzna, che identifica la città etrusca originale. A questa radice si unisce il suffisso -l-, che svolge la funzione di caso genitivo per esprimere appartenenza o specificazione. Infine, la parte terminale è composta dalla desinenza -thi, che rappresenta la tipica forma del caso locativo etrusco.
La traduzione letterale del termine composto risulta essere “a Velzna”, “in quel di Velzna” o “nel territorio di Volsinii”. La presenza di questo antico nome sui vasi dimostra che gli Etruschi di Bolsena rifiutavano la nuova denominazione latina della città e preferivano utilizzare orgogliosamente il vecchio nome della loro patria distrutta.
Paleografia ed evoluzione dei segni alfabetici a Poggio Moscini
Le iscrizioni rinvenute nell’area archeologica di Poggio Moscini costituiscono un documento paleografico fondamentale per lo studio dell’etrusco recente, fissato cronologicamente tra il quarto ed il primo secolo avanti Cristo. L’analisi dei singoli grafemi rivela caratteristiche tipiche del sistema di scrittura tarquiniese e volsinese di epoca ellenistica. I testi presentano una direzione destrorsa, da sinistra a destra, un orientamento progressivamente adottato nell’Etruria interna in questa fase tarda per influsso dei modelli grafici latini, divergendo dall’originario andamento sinistrorso dell’etrusco arcaico. Inoltre, il termine velznalthi mostra l’uso del grafema zeta per indicare l’affricata alveolare o sibilante sonora, una specificità fonetica che a Volsinii persiste orgogliosamente anche durante la prima fase di romanizzazione. Il segno finale della parola utilizza la lettera theta, resa nei repertori con il digramma th, che dimostra la piena conservazione delle consonanti aspirate tipiche del patrimonio fonetico etrusco, usate qui per marcare il caso locativo.
Infine, la presenza dei tre punti verticali di separazione nell’esemplare di Vipa Luncane attesta una pratica di scrittura curata e burocratizzata, tipica dei marchi di fabbrica gestiti da botteghe artigianali di alto livello.
La storia dell’antica Etruria viene spesso raccontata attraverso gli occhi dei vincitori romani. Tuttavia, a volte basta un frammento di argilla per restituire la voce ad un popolo sconfitto: la parola velznalthi, scritta a Bolsena dopo la caduta della città, non è solo un caso grammaticale locativo. È un atto di resistenza geopolitica con cui gli esuli hanno difeso, nel cuore del bacino lacustre, la vera collocazione e l’identità della loro patria negata.
Economia di sponda e circuiti commerciali tra Volsinii e il polo di Bisenzio
Il dinamismo della Volsinii Novi di epoca ellenistica non si limitava all’altopiano di Bolsena, ma si inseriva in una fitta rete commerciale che abbracciava l’intero bacino lacustre, con un asse preferenziale verso il polo meridionale di Bisenzio e Capodimonte. Questo sistema di scambi è storicamente ed archeologicamente definito da precisi indicatori economici.
Presso le aree cimiteriali dell’Olmo Bello e delle Bucacce attorno all’antico centro di Bisenzio, gli scavi hanno restituito tombe a camera di età ellenistica contenenti materiali fittili di chiara produzione volsinese. Ciò dimostra che Bisenzio fungeva da scalo strategico per la ridistribuzione dei beni di lusso e di uso quotidiano. Il legame tra le sponde del lago è suggellato dal ritrovamento di marchi e bolli impressi sulle ceramiche e sui laterizi. In particolare, le attestazioni dei bolli della famiglia Uvie e della stessa gens Vipi confermano l’esistenza di vere e proprie imprese manifatturiere a carattere familiare che controllavano la produzione di ceramica comune e da trasporto, muovendo le merci via acqua attraverso il lago.
Il contesto socio-economico della famiglia Vipi
I testi scritti sui vasi appartengono ad esponenti della famiglia dei Vipi, una delle stirpi più importanti e diffuse dell’antica civiltà etrusca, che in seguito i Romani avrebbero chiamato gens Vibia.
Nel frammento CIE 10768 si incontra il nome di una donna o di una artigiana chiamata Vipa Luncane Patna. La parola Patna o Patnas potrebbe indicare una precisa qualifica professionale, traducibile come “fabbricante di piatti”, oppure una specifica indicazione di provenienza geografica. L’iscrizione del locativo velznalthi sul fondo esterno di una tazza o di un piatto aveva una funzione commerciale molto pratica, agendo come una sorta di moderno marchio di fabbrica. Questo marchio serviva a certificare che l’oggetto era stato creato o consacrato ufficialmente all’interno di quella specifica città. Lo studio del nome completo della donna rivela inoltre l’uso etrusco di inserire il cognome della madre o altre formule di parentela complessa, confermando l’elevato ruolo sociale e l’indipendenza di cui godevano le figure femminili nella società etrusca.
I dati archeologici indicano che i Vipi formavano un’aristocrazia ben integrata a Bolsena, composta da proprietari terrieri e ricchi commercianti che continuavano ad utilizzare l’alfabeto e la lingua dei loro antenati per firmare gli oggetti di uso quotidiano.
Conclusioni
L’analisi combinata dei vasi CIE 10768 e CIE 10767 permette di comprendere le dinamiche di assimilazione culturale nell’Italia antica. La parola velznalthi non è una semplice indicazione geografica, ma rappresenta un vero atto di rivendicazione identitaria da parte dei sopravvissuti di Velzna. Nonostante la pesante sconfitta militare subita per mano dei Romani, la comunità etrusca di Bolsena è riuscita a conservare per molte generazioni la propria lingua, le proprie strutture familiari e un fiorente sistema di produzione artigianale autonomo.
Bibliografia
• Feo, G. (2009). Il tempio di Voltumna: Alla scoperta del sacrario dei dodici popoli etruschi. Nuovi Equilibri.
• Feo, G. (2013). Elementi storico-archeologici per l’individuazione di Volsinii e del Fanum Voltumnae. Tages: Associazione Culturale.
• Feo, G. (2015). Tuscia archeo-illogica: Le ragioni di Bolsena contro il bluff di Orvieto. Nuovi Equilibri.
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• G Carella M. Pandolfini (1987) Corpus Inscriptionum Etruscarum. Iscrizioni Volsiniesi: CIE 10767 e CIE 10768. Istituto di Studi Etruschi ed Italici.
• Goudineau, C. (1968). Les fouilles de l’École française de Rome à Bolsena (Poggio Moscini, 1962-1968).
Autore: Marco Morucci – marcomorucci60@gmail.com









