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Mario Zaniboni. L’asino nell’Antico Egitto.

Storicamente si deve riconoscere che gli Egiziani sono stati fra i primi a comprendere la possibilità di farsi aiutare da animali nell’esecuzione dei loro lavori quotidiani e dare loro il giusto peso e l’importanza. Fra questi, che spesso si fa l’errore di dimenticare, è l’asino o somaro, che dir si voglia, che lavora indefessamente finché ha la forza di stare in piedi, senza mai chiedere nulla in cambio, se non un po’ di fieno e la disponibilità di acqua che gli consentano di sopravvivere. Tutto questo ha reso indispensabile il suo contributo nella lavorazione delle terre, mantenute fertili dalle esondazioni annuali del grande fiume Nilo, nelle sue valli.
E, qualora i dubbi sul peso che poteva avere l’asino nelle operazioni agricole, questi furono dissipati quando, in Israele, in una tomba di un sito cananeo risalente all’età del bronzo, quello di Tell es-Saf, con somma sorpresa dei ricercatori, furono scoperti, sotto abitazioni datate fra il 2900 e il 2550 a.C., in piena età del bronzo, ben quattro scheletri appartenuti ad asini. E, da come erano disposti, si comprese che ciò non fu casuale, bensì avente un fondo di carattere rituale. Ma ciò che stupì maggiormente i ricercatori non fu il ritrovamento dei resti di quattro asini, ma di averli trovati lontani dalle loro origini, in quanto essi erano sicuramente originari dell’Egitto.
Ora, ci si può chiedere perché questi Cananei abbiano sacrificato quattro asini sicuramente ancora in grado di compiere i loro faticosi lavori: la risposta non può essere che la scelta fu fatta per ragioni rituali, che li obbligavano a privarsene, dato che quegli animali rappresentavano una risorsa lavorativa di estrema importanza nell’economia del Paese in generale e delle famiglie in particolare.
Indubbiamente, l’addomesticamento dell’asino è molto antico, giacché risale a circa 5000 anni fa, quando divenne collaboratore dei pastori africani. Si tratta di un trasportatore eccezionale di carichi anche molto pesanti, per lunghe distanze e su terreni spesso difficili ed accidentati; e – nota di estremo merito – senza bere acqua per lungo tempo alla stessa stregua dei cammelli e dei dromedari.
Il paese d’origine non è noto: si suppone, comunque, che sia stato l’Egitto a sfornare i primi individui di quella specie. Del resto, che l’asino sia un animale domestico molto antico lo dimostra il ritrovamento di 10 scheletri di asini, che sono stati sepolti in tre tombe diverse precisamente ad Abido, centro di culto dell’Alto Egitto, che risultano risalenti ai primi tempi dei governi dei faraoni. Siccome le loro sepolture non erano lontane dal sepolcro del faraone Aha della I dinastia, dal 3000 al 2850 a.C., si pensa che ciò sia stato fatto volutamente affinché esse gli rimanessero vicine; magari… pronte ad accompagnare il loro padrone nel viaggio verso il mondo dei morti.
Gli asini furono indispensabili anche e soprattutto per la creazione di un collegamento fisso, in andata e ritorno, fra il Delta del Nilo ed il Vicino Oriente, per il trasporto delle merci.
Essendo le fonti vitali principali degli Egiziani legate all’agricoltura, l’asino si era reso indispensabile nel trasporto di materiali che erano necessari alle coltivazioni del grano, della frutta ed anche nella pratica della pesca. Dove era possibile, anche il lavoro del bue era messo in secondo piano, essendo ritenuto più impegnativo. E, fra l’altro, a partire dal Nuovo Regno (1550-1069 a.C.) si era iniziato pure ad utilizzarli per trainare carri.
Che gli asini fossero importanti, lo dimostrò pure il fatto di diventare un ottimo bottino di guerra. Naturalmente erano stati organizzati allevamenti da personaggi ricchi, che se ne vantavano, essendo questi sinonimi di ricchezza. A questo proposito, accettando quanto è stato raccontato in merito, un faraone della V dinastia possedeva, addirittura, 233.400 asini (e chi si era presa la briga di contarli?): chiaramente si tratta di un’eccezione… senza confronti! Tuttavia – restando seri – le famiglie che se lo potevano permettere, facevano entrare a farne parte uno o due asini. E chi non poteva acquistarne almeno uno, lo prendeva a noleggio, con l’intervento di un mediatore. E tutto questo veniva regolarmente firmato dagli interessati in un contratto che restava in mano al padrone dell’asino; se succedeva qualche guaio, era previsto il risarcimento dei danni.
Inoltre, non si può non sottolineare il fatto – forse di per sé antipatico – che non esistano testimonianze, attraverso immagini, che dimostrino che almeno l’asino fosse ringraziato per il suo pesante servizio a favore del padrone, ma sempre sotto la fatica e lo sforzo e, magari, ferocemente bastonato per la sua testardaggine, quando si impuntava o perché non voleva compiere quel lavoro oppure… lo riteneva troppo pesante e non se la sentiva di affrontarlo.
E, per quanto riguarda la carne, l’asino in diverse parti del mondo, Italia compresa, questa è consumata alla stessa stregua di quella di cavallo. Ma, fra l’altro, ciò che interessa a scopo rituale e scaramantico, è l’uso che si faceva di una parte del corpo dell’asino, ma attenzione, quello neonato: infatti, i suoi testicoli venivano tritati e bevuti insieme con il vino, per combattere i pericoli che possono derivare dall’intervento di un diavolo (bah!).
Nelle ricerche e negli scavi egizi, si è trovato di tutto e di più, come si dice, che erano stati messi nelle tombe quali doti per i defunti. E non mancarono animali, com’era prevedibile, quali gatti, falchi, ibis ed addirittura coccodrilli di diversi metri di lunghezza; e, come ricordato più sopra, anche gli asini ne facevano parte.
La scelta dell’animale verteva su quale dio rivolgersi per adorarlo o per farsi perdonare qualcosa di malfatto. Così, per esempio, il falco era consacrato ad Horus, il dio del cielo e della regalità; gli ibis lo erano a Thot, dio della saggezza; i coccodrilli a Sabek, dio della fertilità e del Nilo. Tutto questo stava a dimostrare che le mummie degli animali non erano oggetti e basta, bensì intermediari fra l’uomo e il mondo celeste delle divinità.
Ciò significa che anche gli asini erano soggetti alla mummificazione: gli organi interni erano estratti e conservati in un recipiente a parte; i corpi venivano disidratati con il natron e avvolti in bende di lino con l’aggiunta di amuleti in punti diversi: talora erano aggiunte bende che formavano figure varie, da forme geometriche a occhi, a decorazioni o a maschere.
Per la cronaca, si ricorda che furono scoperte delle necropoli interamente dedicate ad animali, come a Saqqara, dove si sono trovate migliaia di gatti, o a Tuna el-Gebel dove ibis e babbuini erano addirittura… a milioni. Erano luoghi sacri, dove si poteva andare in meditazione e si potevano comprare mummie da portare davanti al dio preferito. Del resto, gli animali erano legati agli dei ed avevano il potere di intervenire verso di loro direttamente.
La presenza, oggi, di quei corpi di animali così attentamente conservati dimostrano, una volta in più, che non solo gli uomini, ma anche altri esseri potevano essere meritevoli di raggiungere l’eternità.

Autore: Mario Zaniboni – zamar.22blu@libero.it

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