PALERMO. Se crollano sarà una perdita per tutti.

Pubblicato il : 19 Febbraio 2020
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Palermo è una città dove la storia è stratificata, basta sapere interpretare i segni architettonici per intuire i vari passaggi delle dominazioni che si sono susseguite ed anche i vari stili e forme d’arte che si sono accavallati durante le differenti epoche.
Così un gruppo di amanti di Palermo e della sua storia ha cercato di porre l’attenzione della Soprintendenza, della Curia e dell’Amministrazione comunale su un insieme di tre case medievali che si trovano in Salita Sant’Antonio, proprio dietro la chiesa di San Matteo, poco oltre la piazzetta Marchese Arezzo, che è ad angolo tra il Cassaro e la via Roma.
La proprietà di questo complesso è della Curia, alcuni decenni fa si paventò il rischio crollo e vennero emesse ordinanze per il pericolo e procedettero a puntellare, con una gabbia in acciaio, una parte del fronte ma nessun intervento concreto è stato fatto per il restauro e la valorizzazione di queste antichissime case risalenti al XIV secolo né c’è nessun intervento di restauro programmato
«Di fatto la Curia risulta essere proprietaria – spiega l’architetto Beppe Cosentino che ha creato questo apposito Gruppo su Facebook – ma non fa nulla. Quelle case invece sono di fondamentale importanza per la nostra città, perché espressione di un momento artistico (la casa-torre) di cui permangono poche altre tracce in città, e mai così compatte ed unite.
Questa cortina edilizia è un bene di tutti e andrebbero recuperate. Qualche tempo fa abbiamo anche invitato gli iscritti a sollecitare sia la Soprintendenza che l’Amministrazione comunale, ma di fatto non vennero intraprese iniziative pubbliche o emessi atti che costringessero la Curia a porre fine a questa illogica inerzia».
Beppe Cosentino è uno dei partecipanti più attivi al gruppo FB nato proprio per attirare l’attenzione su quella parte di città “Salviamo le case medievali di Palermo (Salita Sant’Antonio)“.
«Dietro la chiesa di San Matteo c’è una cortina medievale con tre case una accanto all’altra, – spiega Cosentino – ed è questo a rendere quel sito così speciale perché sono tre edifici contigui, mentre in altre zone, ove permangono tracce del Medioevo, ci sono elementi sparuti o piccole parti, qui invece è una porzione estesa risalente al basso Medioevo.
Si trovano su quella strada che correva entro il perimetro delle vecchie mura della città, nella parte nord, la strada che dal porto – che prima arrivava all’altezza della via Roma – portava verso la Cattedrale.
Questa strada, già di origine araba, veniva chiamata la “shera settentrionale”, per distinguerla dalla “shera meridionale” che correva lungo le vie Biscottari, D’Alesi e Schioppettieri. Erano queste due strade che regolavano il trasporto». Le tre case sono conosciute anche come le case del beneficiale di San Matteo, prima di passare di proprietà della Curia erano state innalzate da importanti famiglie, poi estintesi. Di due si è riusciti a rintracciare le famiglie che le hanno edificate: gli Agnello ed i Barresi.
Le tre case hanno caratteristiche diverse e molto particolari: quella più ad est presenta tre bifore che svettano da una fascia marcapiano in pietra elegantemente decorata con motivi antropomorfi e fitomorfi.
La casa di mezzo è una casa-torre con un’alta finestra con ghiera a zig zag sempre in pietra, mentre la terza casa presenta tre grandi finestroni ad arco acuto con tondo centrale. Queste particolarità sono uniche in città, segno dell’importanza dei committenti che verosimilmente erano ricchi commercianti collegati ai traffici portuali con le Repubbliche marinare dell’epoca.
Fino agli anni ’70 furono abitate, «La curia le aveva in affitto, ricordo anche che l’ultimo ad andare via fu un sarto che si trovava a pian terreno – aggiunge Cosentino – da allora in poi sono state completamente abbandonate. Sono inagibili e con parte dei tetti crollati, c’era anche ad angolo con piazzetta delle Vergini una “torre medievale” distrutta sotto i bombardamenti del 1943 e mai ricostruita. La speranza è che presto vengano restaurate prima che crollino del tutto, sarebbe una gravissima perdita per tutta la collettività».

Autore: Alessia Rotolo

Fonte: www.balarm.it, 10 feb 2020

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