GERMANIA. La mobilità femminile tra Neolitico ed Età del bronzo.

Pubblicato il : 8 settembre 2017
resti scheletro

Nell’Europa centrale, tra l’Età della pietra e l’Età del bronzo, gli uomini rimanevano a vivere nella zona in cui erano nati, mentre le donne migravano e venivano accolte in insediamenti lontani, promuovendo così gli scambi culturali e di conseguenza il progresso tecnologico. Lo testimonia una nuova analisi dei resti fossili di 84 individui sepolti tra il 2500 a.C. e il 1650 a.C. in cimiteri della Baviera meridionale.
Una serie di scavi archeologici condotti nella regione tedesca del Lechtal, nella parte meridionale della Baviera, ha rivelato particolari inaspettati della struttura delle società umane nel periodo a cavallo tra l’Età della pietra e l’Età del bronzo, in particolare sugli spostamenti delle persone e quindi degli oggetti e delle idee che portavano con sé.
L’analisi dei resti di alcuni individui sepolti in insediamenti dell’epoca, pubblicata sui “Proceedings of the National Academy of Sciences” da Philipp Stockhammer della Ludwig-Maximilians-Universität di Monaco di Baviera e colleghi, mostra infatti che mentre gli uomini erano originari della zona, le donne venivano da altre località, probabilmente dalla Boemia o dalla Germania centrale, secondo una struttura sociale detta patrilocale. Sulla base delle prove raccolte, gli autori sono convinti che la mobilità femminile non fosse un fenomeno temporaneo, perché durò per circa 800 anni, e neanche sporadico.
I ricercatori hanno analizzato i resti fossili di 84 individui sepolti tra il 2500 a.C. e il 1650 a.C. in cimiteri che contenevano fino ad alcune decine di sepolture nell’arco di diverse generazioni. Dalle analisi genetiche e isotopiche, in particolare del contenuto di stronzio dello smalto dentale, associate a valutazioni archeologiche, è emerso che i resti di individui di sesso femminile avevano una notevole variabilità genetica.
Ciò indica che molte donne si stabilirono nella zona provenendo da altri luoghi. Tuttavia, le loro sepolture non erano diverse da quelle degli uomini, suggerendo, secondo i ricercatori, che queste donne straniere erano perfettamente integrate nelle strutture sociali che le accoglievano.
“Gli insediamenti erano collocati in una lingua di terreno fertile nel mezzo della Valle del Lech: i villaggi di grandi dimensioni non esistevano a quell’epoca”, ha spiegato Stockhammer. “La mobilità individuale era una delle caratteristiche principali delle persone che vivevano in Europa centrale nel terzo millennio prima di Cristo e all’inizio del secondo millennio”.
Dal punto di vista archeologico, i nuovi risultati dimostrano l’importanza della mobilità femminile per la cultura dell’Età del Bronzo. I ricercatori infatti ritengono che questa mobilità vada vista sotto una luce del tutto nuova, perché probabilmente aveva un ruolo fondamentale nello scambio di oggetti e idee. Insomma, era parte integrante della promozione e lo sviluppo di nuove tecnologie.
“Con tutta evidenza, molti di questi scambi culturali tradizionalmente associati alle migrazioni, erano in realtà dovuti a una mobilità individuale delle donne, così diffusa da far pensare che fosse istituzionalizzata”.

Fonte: www.lescienze.it, 5 set 2017

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