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Gennaro TEDESCO. L’Europa all’alba dell’anno Mille.

Molteplici sono i motivi alla base del nuovo assetto complessivo del mondo medioevale agli albori dell’XI secolo. Innanzitutto gli imperatori germanici, alla metà del X secolo, bloccano definitivamente le invasioni barbariche provenienti dall’Oriente europeo. I Normanni, nella prima metà dell’XI secolo esauriscono la loro spinta predatoria e cominciano a fissarsi al suolo, entrano perfettamente integrati nel mondo feudale; lo provano le loro richieste di feudi nei territori dove si insediano. Gli arabi, dilaniati da lotte intestine e presi nel vortice delle guerre di confine ad Oriente, diminuiscono la loro pressione in Europa.
Nel frattempo, il sistema feudale, sviluppatosi e meglio precisatosi durante l’Impero carolingio, produce i primi segni di una inversione di rotta nelle tendenze demografiche. Le popolazioni contadine del Sacro romano Impero e dell’Europa, dai Pirenei alla Germania, accrescono, grazie alla relativa sicurezza del sistema feudale, che consente un minimo di protezione giuridica e sociale e un minimo di protezione militare, il loro ritmo di procreazione. Nello stesso tempo le tecniche agricole migliorano, i contadini estendono le coltivazioni, bruciando le foreste, bonificando paludi, dissodando terre incolte. Ad essi si affiancano i monaci della riforma cluniacense, protetti e spinti a questa opera anche dagli imperatori che scorgono in questa impresa monastica e contadina la possibilità di accrescere il loro potere.
Estendere e intensificare la colonizzazione agricola significa, per gli imperatori, accrescere il loro potere religioso, economico e socio-politico in quanto protettori dei monaci e stimolatori del movimento colonizzatore dei contadini affamati di terre. Quindi, al contrario di alcune affermazioni di H. Pirenne, il ‘ritorno’ dell’Europa nel Mediterraneo sembra partire dagli inizi di una Rivoluzione agricola, secondo M. Bloch e S. Lopez, che forse oggi è ancora in corso.
L’accrescimento della produzione agricola tra il X e l’XI secolo è un fatto interno, anche se non esclusivo dell’Europa, un analogo ciclo di espansione agricola sembra riscontrabile a Bisanzio e in Cina.
L’accrescimento della produzione agricola comporta anche la possibilità, per la prima volta nell’Europa medioevale, di notevoli eccedenze agricole che vengono collocate in città, ormai anch’esse in sviluppo e centro di mercati e di produzione artigianale.
Le città, in verità, soprattutto in Italia meridionale, non sono mai scomparse. I ducati bizantini del Sud, ma anche Venezia, Genova continuano ad intrattenere relazioni commerciali di una certa intensità con l’Oriente bizantino. Gli abitanti dell’Italia centro-settentrionale si difendono dalle invasioni barbariche ammassandosi in città che offrono mura solide e qui cominciano a sviluppare e soddisfare esigenze sociali e politiche che traggono origine dal ‘comune’ pericolo. I vescovi-conti prendono l’abitudine di abitare in città, la piccola nobiltà in diaspora e in fuga dalla disgregazione del sistema feudale, non più in grado di fornire a tutti un feudo anche piccolo, si stabilisce in città.
L’esplosione demografica del X-XI secolo porta nelle città anche tanti contadini che non riescono a trovare o non vogliono trovare una collocazione a qualsiasi livello nella campagna. E’ sempre l’incremento demografico a spingere nell’avventura della città e della Crociata tanti elementi del mondo feudale e rurale: essi non riescono più a integrarsi in qualche modo nel tessuto economico e sociale del feudo.
‹http://www.storiadelmondo.com/rso/3/tedesco.annomille.pdf› in Rassegna Storica online, n. 3 NS (VI), 2004 (suppl. a Storia del mondo, n. 31, 20 dicembre 2004)
Le Crociate non sono altro che lo sbocco naturale di un processo economico espansivo iniziato nella campagna. Le città marinare dell’ Italia dell’XI e XII secolo sono la punta di diamante della Rivoluzione agraria europea. All’ avventura delle Crociate, infatti, non partecipano solo le città mercantili, ma anche i gruppi feudali del Centro-Europa, i Normanni in particolare, in cerca di nuovi feudi in Oriente. Ovviamente non va sottovalutato il sincero ‘spirito di crociata’ di molti dei partecipanti al movimento del ritorno cristiano in Terra Santa. La ‘rivoluzione agraria’ e lo’ spirito di crociata’ sono alla base della dinamica della ‘Rivoluzione commerciale’ operata proprio dalle città mercantili dell’ Italia, che riconquistano il Mediterraneo quasi subito dopo la Reconquista spagnola e il ritorno offensivo bizantino nel Mediterraneo centro-orientale.
L’Islam, di fronte alla spinta offensiva combinata del movimento feudale e commerciale proveniente dal Centro-Europa e dall’ Italia non riesce a organizzare un’ efficace resistenza. Ma proprio in Medio Oriente il sistema feudale e mercantile europeo, al massimo del suo fulgore, esprime in modo inequivocabile le sue interne ed implicite contraddizioni: la feudalità normanna e germanica si consuma in una lotta intestina suicida e le Repubbliche marinare italiane continuano a dissanguarsi anche nel Levante come in Italia in guerre commerciali corporative e di corto respiro.
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