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VENEZIA. Ca’ Vendramin: dal cantiere affiora una fabbrica di saponi del Cinquecento.

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Una fabbrica cinquecentesca per la produzione del sapone riemerge dal sottosuolo di Venezia.
Il ritrovamento è avvenuto a Cannaregio, in Fondamenta di Ca’ Vendramin nel corso dell’assistenza archeologica prescritta e compiuta dalla Soprintendenza lagunare nell’ambito di una ristrutturazione in corso dell’edificio. Lo scavo in atto sulle fondazioni del palazzo ha portato, appunto, alla scoperta dei resti di un impianto per la produzione del sapone: ne dà notizia la stessa Soprintendenza.
Venezia – spiega – deteneva il primato tra il medioevo e l’età moderna nell’ambito di questa attività e, infatti, grazie alle fonti d’archivio sappiamo che in questo stesso edificio già nel 1537 vi era una saoneria gestita direttamente dai nobili Vendramin, all’epoca proprietari del palazzo oggetto dell’intervento. La dottoressa Cecilia Rossi, funzionaria archeologa, e il dottor Alberto Zandinella con i suoi collaboratori hanno individuato una possibile caldaia rialzata a base circolare in muratura, di cui si riconoscono chiaramente più fasi di manutenzione. Le indagini archeologiche continuano.
veneziaQuella dei saoneri è un’arte che fu gelosamente tutelata dalla Serenissima, che nei secoli sviluppò nei suoi confronti una politica protezionistica. Per cercare di preservare la qualità della produzione e tutelare la corporazione, fin dal 1347 le autorità veneziane vietarono ai propri mercanti di esportare sapone non prodotto nei saponifici della Repubblica.
Il sapone veneziano era di ottima qualità perché realizzato utilizzando l’olio d’oliva e perché profumava delle essenze sulle quali la città aveva il monopolio, mentre i saponi prodotti altrove -utilizzando sego (grasso animale) e carbonato di potassio – erano molli, scuri e maleodoranti. In laguna è nato il “bianco di Venezia”, uno dei primi saponi per l’igiene personale, esportato in tutto il mondo allora conosciuto.
I veneziani scoprirono il sapone ad Aleppo, in Siria: un prodotto a base di grassi vegetali che trasformarono in laguna, aggiungendo le essenze profumate e facendolo essiccare al riparo dal sole.
Diverse calli veneziane sono ancora oggi intitolate ai Saoneri. Nel momento della massima espansione della Serenissima, si contavano a Venezia 25 fabbriche di sapone che producevano oltre due milioni di libbre metriche di sapone l’anno, sufficienti ad assicurare l’igiene di parecchie migliaia di individui. Ma nel 1773, pochi anni prima della caduta della Repubblica, le fabbriche si erano ridotte soltanto a sette.

Autore: Enrico Tantucci

Fonte: www.nuovavenezia.gelocal.it, 28 mag 2023

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