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TIVOLI (Roma). Trovata una villa repubblicana nascosta sotto Villa Adriana.

Una nuova campagna di scavi archeologici condotta nella zona del Palazzo di Villa Adriana, a Tivoli, ha portato alla luce una struttura e materiali di notevole interesse storico. Gli archeologi dell’Università Pablo de Olavide di Siviglia (UPO) hanno infatti identificato una struttura sotterranea databile all’età repubblicana, probabilmente il più antico edificio documentato finora all’interno dell’immensa residenza fatta costruire dall’imperatore Adriano nel II secolo d.C.
L’intervento, realizzato tra aprile e maggio 2026 in collaborazione con l’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este, rientra nel progetto di ricerca che il Seminario di Archeologia dell’ateneo spagnolo conduce senza interruzioni dal 2003 nel sito, inserito nella lista del patrimonio mondiale dell’UNESCO.
La scoperta è emersa nel settore del Palazzo, uno dei nuclei più prestigiosi dell’intero complesso. Qui il gruppo di ricerca diretto dal professor Rafael Hidalgo ha concentrato le indagini su uno dei grandi peristili, i cortili porticati che costituivano il cuore della vita residenziale romana. Proprio sotto questa area si conservano le tracce di una costruzione precedente, un insediamento che precedette la realizzazione della grandiosa residenza imperiale.

Durante gli scavi è stato riportato alla luce un ipogeo, una camera sotterranea scavata nel terreno e successivamente inglobata nelle trasformazioni architettoniche del sito. Secondo le prime interpretazioni, l’ambiente potrebbe avere svolto la funzione di silo o di magazzino per la conservazione di derrate e materiali. La struttura risultava già abbandonata in epoca repubblicana e venne progressivamente riempita con detriti edilizi e materiali ceramici.
Proprio questo riempimento si è rivelato di straordinario interesse scientifico. Gli archeologi hanno recuperato infatti una serie di reperti che consentono di datare il contesto e di ricostruire le fasi più antiche dell’occupazione dell’area. Tra i materiali rinvenuti figurano ceramiche, frammenti di uso quotidiano e una rara collezione di statuette architettoniche in terracotta decorate con figure animali, elementi che arricchiscono il quadro delle produzioni artistiche e decorative dell’Italia repubblicana.

Secondo gli studiosi, il contesto assume un’importanza eccezionale perché rappresenta, almeno allo stato attuale delle ricerche, l’unica testimonianza archeologica repubblicana individuata in modo così chiaro all’interno di Villa Adriana. La struttura potrebbe inoltre costituire il più antico edificio finora identificato nel complesso. Se le future analisi confermeranno questa interpretazione, sarà possibile ricostruire con maggiore precisione la storia del luogo prima dell’intervento dell’imperatore Adriano.

La presenza di una villa precedente non sorprende gli archeologi. L’area tiburtina era infatti particolarmente apprezzata dall’aristocrazia romana già in età repubblicana per il clima favorevole, l’abbondanza d’acqua e la vicinanza alla capitale. Quando Adriano decise di realizzare la propria residenza, non partì da un terreno vergine, ma intervenne su un paesaggio già antropizzato ed occupato da edifici preesistenti che furono in parte demoliti, in parte inglobati e riutilizzati.

Villa Adriana rappresenta uno dei massimi capolavori dell’architettura romana. Costruita principalmente tra il 118 e il 138 d.C., durante il regno di Adriano, si estendeva su una superficie di oltre 120 ettari, configurandosi come una vera e propria città imperiale immersa nel verde. L’imperatore, grande viaggiatore e raffinato conoscitore delle culture del Mediterraneo, vi trasferì suggestioni architettoniche raccolte in Egitto, Grecia e Asia Minore.
Il complesso comprendeva edifici residenziali, quartieri di rappresentanza, biblioteche, teatri, terme, padiglioni per il riposo, giardini monumentali, ninfei e vasti sistemi idraulici. Tra le strutture più celebri figurano il Canopo, lungo bacino d’acqua ispirato probabilmente ai paesaggi nilotici; il Teatro Marittimo, raffinato rifugio privato dell’imperatore; la Piazza d’Oro, sontuoso complesso destinato a funzioni di rappresentanza; le Grandi e Piccole Terme e il vastissimo sistema di percorsi sotterranei destinati alla servitù e ai trasporti interni.

La nuova campagna non si è limitata allo studio delle fasi più antiche del sito. Gli archeologi hanno infatti ottenuto importanti risultati anche nell’analisi dei giardini del Palazzo, contribuendo a ricostruire in modo sempre più dettagliato il paesaggio vegetale della residenza imperiale.
Le indagini hanno confermato l’esistenza di un’ampia aiuola perimetrale che delimitava il peristilio. Questa era caratterizzata da un articolato sistema di parterre continui, composti da lunghe file di vasi collocati l’uno accanto all’altro lungo il perimetro del cortile. I contenitori erano disposti con grande densità e costituivano un elemento essenziale della decorazione vegetale.
Il sistema permetteva una gestione estremamente sofisticata delle fioriture. Terminato il ciclo stagionale di una specie, i vasi potevano essere sostituiti rapidamente con altri contenenti piante nel pieno della loro fase ornamentale. Si trattava dunque di un giardino dinamico, progettato per offrire effetti cromatici e profumi differenti durante l’intero anno.
Accanto ai vasi sono state individuate anche aiuole destinate ad alberi ed arbusti, disposte secondo uno schema rigoroso che riflette una pianificazione accurata degli spazi. La vegetazione non rappresentava un semplice elemento decorativo, ma costituiva parte integrante del progetto architettonico, dialogando con colonnati, portici, fontane e superfici marmoree.

Le nuove evidenze ampliano e precisano i risultati ottenuti nelle campagne precedenti. Nello stesso settore, infatti, il team dell’UPO aveva già documentato un eccezionale insieme di vasi ceramici integri, conservati nella posizione originaria. Quel ritrovamento aveva consentito di comprendere meglio le tecniche di allestimento dei giardini imperiali e le modalità con cui gli spazi verdi venivano costantemente rinnovati e mantenuti.

La ricerca coinvolge un ampio gruppo internazionale di specialisti. Oltre ai docenti, ricercatori e studenti dell’Università Pablo de Olavide, partecipano infatti studiosi dell’Institute of Classical Studies dell’Università di Londra, dell’Università Nazionale di Educazione a Distanza (UNED), dell’Università di Cordova, dell’Università di Murcia e dell’Università Roma Tre.

La scoperta dell’ipogeo repubblicano aggiunge così un nuovo tassello alla lunga storia di uno dei più importanti complessi archeologici del mondo romano. Se Villa Adriana continua a raccontare la magnificenza dell’età imperiale, le strutture ora emerse dal sottosuolo permettono di intravedere un passato ancora più remoto, quello delle residenze aristocratiche che occupavano la campagna tiburtina prima che Adriano trasformasse quel paesaggio in uno dei più straordinari laboratori architettonici dell’antichità.

Fonte: www.stilearte.it 11 giugno 2026

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