VENAFRO (Is). Spunta il passato remoto dell’Italia.

Pubblicato il : 27 Ottobre 2014
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Venafro1La provincia di Isernia, in Molise, si conferma terra di grande interesse scientifico per quanto concerne lo studio delle età più remote del nostro Paese. Dopo il ritrovamento del dente dell’essere umano più antico d’Italia, un bambino di 586mila anni fa, è ora la volta di un nuovo sensazionale ritrovamento di reperti archeologici che risalirebbero alla prima età del bronzo, rinvenuti a Venafro, in località ‘Camiciola’ lungo la vecchia strada che costeggia il Volturno, a circa 300 metri dal fiume. A darne notizia, pochi giorni fa, il Soprintendente ai beni culturali del Molise, Gino Famiglietti, che per la comunicazione dei dettagli ha annunciato una conferenza stampa, in programma per oggi 21 ottobre presso l’anfiteatro del Verlascio.
Dal sottosuolo di Venafro sono dunque emersi i resti di un antichissimo insediamento umano che presenta una grande quantità di reperti ossei (indiscrezioni parlano fra l’altro dei resti di un bambino), pezzi di terracotta che sembrano riportare a un focolare, fori nel terreno delineati con regolarità, di forma circolare, ellittica o squadrata. Per il momento si è appreso non trattarsi di materiale sannitico, romano o medievale, ma preistorico, e di non meglio precisata origine preitalica, con tutto ciò che ne consegue in termini di possibili sorprese su “pagine” del nostro passato non ancora sufficientemente indagate. Nell’attesa di saperne di più, i resti umani sono stati inviati al CNR per la prova del Carbonio 14, che ne permetterà una datazione certa.
L’area di scavo è molto ampia e scende a due metri sotto il livello attuale. Il ritrovamento è stato effettuato durante i lavori per la realizzazione di un gasdotto, che attualmente sono bloccati per le necessarie attività di studio. L’attesa dei primi risultati è altissima perchè cresce sempre di più la consapevolezza che scoperte del genere possono rappresentare non solo un fondamentale polo di attrazione culturale e turistica ma anche e un valore economico per l’intero territorio. In questa chiave si è giustamente espresso l’architetto Franco Valente, conservatore onorario dei Beni Culturali della Città di Venafro, che in queste ore ha invocato l’esigenza non solo di apporre ai luoghi legittimi vincoli di tutela da parte della Soprintendenza, ma anche di tenere desta l’attenzione sulla scoperta attraverso un’opera di informazione giornaliera, secondo il modello utilizzato in Inghilterra: “Gli inglesi ci insegnano che il momento dello scavo è importante non solo per lo scavo in sé, ma anche e soprattutto per la diffusione quotidiana degli esiti delle indagini archeologiche. Qualunque sia la sua importanza lo scavo archeologico, per il fatto di non essere ripetibile, rappresenta una occasione unica per esaltare l’interesse verso la ricerca. In Italia questo non accade ed occorre attendere le conferenze stampa per ricevere quelle notizie che, se fornite momento per momento, coinvolgerebbero l’opinione pubblica appassionandola e instaurando un rapporto di maggiore fiducia nei confronti dell’archeologia.”

Fonte: www.famedisud.it , 21 ott 2014

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