TRICESIMO (Ud). Archeologia industriale, rivivono essicatoio e fornaci.

Pubblicato il : 8 Dicembre 2007

Nuova vita nel centro di Tricesimo per l’ex-essiccatoio Bozzoli, complesso da tempo in disuso e in precaria situazione di sicurezza. Per l’area, composta da diversi corpi di fabbrica, il Comune ha approvato un piano particolareggiato di iniziativa privata che consente di eseguire tutte le opere necessarie a far rinascere il sito. È prevista la demolizione di due strutture fatiscenti che si ergono lungo via del Caduti, edifici per cui era stata già emessa, in passato, un’ordinanza di messa in sicurezza. Il cuore del complesso, il vero e proprio essiccatoio, che porta la firma dell’architetto Arduino Berlam, è vincolato dalla Soprintendenza; per le fasi di recupero, quindi, sarà necessario rispettare forme e spazi. Nell’intorno è concessa la costruzione di quattro edifici inglobati in due poli, entrambi a forma di L.

La demolizione delle strutture fatiscenti metterà in comunicazione la statale 13 e via dei Caduti con piantumazione di alberi e creazione di circa 50 posteggi. Dal sito sarà possibile raggiungere otticamente il Colle di San Pietro, luogo di memoria simbolico. La destinazione dei fabbricati, acquistati da una ditta tarcentina, è mista commerciale, residenziale e di servizio.

Anche a Buja il Comune si muove per il recupero di un vecchio edificio produttivo, la fornace Calligaro. La somma già messa a disposizione per le primissime operazioni ammonta a 45mila euro. Resta da risolvere la questione legata all’esproprio, resa difficoltosa dalla particolare condizione della zona su cui sorgono i resti dell’impianto. Al Municipio, infatti, non sono noti nomi e cognomi di alcuni dei proprietari del fondo. La fornace Calligaro fu la prima a entrare in attività nella cittadina collinare, terra di fornaci e fornaciai, anche emigrati all’estero.

A Treppo Grande il Municipio porterà tra breve in consiglio il piano particolareggiato di iniziativa privata per il riutilizzo della vecchia fornace di Zeglianutto. Il documento prevede diverse fasi di intervento. Il primo comprende demolizione e bonifica di tutti gli edifici privi di valore esterni alla fornace, il recupero dell’involucro della fornace – vincolata dalla Soprintendenza -, la realizzazione di una parte di viabilità pubblica, la parziale sistemazione dell’area esterna, la realizzazione del depuratore e a una prima costruzione di unità abitative.


Fonte: Il Gazzettino 29/11/2007
Autore: Paola Treppo

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