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ROMANS D’ISONZO (Go). La necropoli supera quota 330 tombe.

Con gli ultimi ritrovamenti di questi giorni, sono quasi 300 le tombe longobarde riportate finora alla luce nella necropoli longobarda in località San Giorgio di via Molino a Romans d’Isonzo: complessivamente si parla di 334 sepolture, ma tra queste figurano anche quelle che custodivano i resti di gente autoctona.
Ricordiamo che la necropoli longobarda di Romans, considerata una tra le più vaste d’Italia, è stata scoperta casualmente nel 1986 ed è stata finora oggetto di 7 campagne di scavo, compresa quella attuale, che chiuderà i battenti nei prossimi giorni. Campagna di scavo che è stata finanziata dalla Soprintendenza per i beni archeologici del Friuli Venezia Giulia, con l’intento di ispezionare un’area di proprietà della famiglia di Renato De Cillia, in cui sono state rinvenute diverse tombe contenenti altri interessanti corredi, custoditi sotto terra per quasi 1500 anni, che vanno ad aggiungersi ai tanti recuperati finora nella necropoli romanese, alcuni dei quali sono esposti ai Musei archeologici di Cividale del Friuli e ad Aquileia. E proprio l’ingresso in questi giorni di Cividale, col suo progetto “Italia Longobardorum”, nella lista dei siti tutelati dall’Unesco e considerati patrimonio dell’umanità, ha fatto inorgoglire quei romanesi, con l’amministrazione comunale in prima fila, che pur in piccola parte si sentono parte integrante di tale progetto in cui il paese può trovare lustro e notorietà mondiale sotto il segno del popolo longobardo.
Amministrazione comunale che ha finora allestito due importanti mostre sui reperti longobardi, una dedicata ai cavalieri di San Giorgio e la seconda, ancora visitabile, dedicata alle Dame longobarde, mentre è pure in programma la realizzazione di un parco archeologico nella zona degli scavi.
Ieri mattina, intanto, la zona degli scavi in via Molino è stata raggiunta da una troupe della Rai regionale, che ha eseguito alcune riprese sia sulle tombe rinvenute nell’area della famiglia De Cillia, sia su un’altra area attigua, dove è stata effettuata un’ispezione del terreno, che ha portato alla luce un’altra tomba contenente resti ossei con accanto dei piccoli corredi.

Autore: Edo Calligaaris

Fonte: Il Piccolo.it, 30 giugno 2011

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