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Michele Zazzi. La tomba etrusca di Orfeo ed Euridice a Chiusi (SI).

La tomba di Orfeo ed Euridice (o delle Case, della Ciaia, Podere alle Case) fu scoperta ad un chilometro e mezzo ad ovest di Chiusi nel 1846, in una località denominata I Pianacci (podere Le Case), di proprietà del Conte della Ciaia (famiglia Ottieri Della Ciaia).
Gli scavi restituirono solo parte dell’atrio e le camere di fondo e di destra; alcune pareti erano abbellite da pitture.
All’epoca furono fatti disegni delle pitture da parte di Giuseppe Angelelli e l’ipogeo fu descritto da Emil Braun (disegni e resoconto della tomba furono pubblicati nel 1850).
La tomba, che nel frattempo era crollata, fu riaperta nel 1925 da Doro Levi ed in tale occasione fu portata alla luce la camera laterale sinistra; all’epoca le pitture erano quasi del tutto scomparse. Notizie ed elementi sulla tomba si ricavano anche da George Dennis, che non ebbe però la possibilità di vederla direttamente e si avvalse della descrizione del Braun. Disegni sulla tomba in oggetto, compresa la pianta, ci sono stati lasciati anche da Augusto Guido Gatti.
La tomba, oggi perduta, aveva pianta a croce. Le tre camere erano munite di banchina di deposizione sul lato destro e su quello posteriore.
Sulle pareti della camera di fondo (su tutti i lati) vi era rappresentata una scena di simposio con recumbenti maschili a terra, serviti da schiavi di dimensioni minori ed un flautista. Sulla parete d’ingresso della camera vi era un cratere a colonnette a figure nere con un satiro, a sinistra, ed un uomo che stava raggiungendo il banchetto a destra della porta. Il soffitto della camera era a cassettoni.
La camera di destra era raffigurata con scene di danza tra cespugli di alloro e mirto. Al centro di un gruppo di danzatori, una figura maschile, con una clamide sulle spalle, che suona una lira ed una danzatrice, che sembra correre a braccia e mani sollevate verso il suonatore. Alcuni studiosi ritennero di vedere in queta scena il mito di Orfeo che cerca di far uscire l’amata Euridice dal regno delle ombre; da questa interpretazione deriva il nome della tomba. L’ipotesi, considerato anche che la scena della specie per il suo carattere generale si trova frequentemente riprodotta su pitture funerarie, non sembra convincente. In merito occorre considerare che il mito di Orfeo rappresentato nella ceramografia greca ebbe una discreta popolarità anche in Italia ed in Etruria. Diversi esemplari di vasi provengono infatti da necropoli etrusche. La scena preponderante risulta essere quella dell’uccisione di Orfeo da parte delle donne tracie. Un certo rilievo viene attribuito anche ad Orfeo suonatore di lira e musicista, inteso come simbolo di arte immortale. Mancano invece riferimenti alla sua sposa Euridice ed al suo amore per lei (in questo senso Cornelia Isler- Kerényi)
Non risulta che nella camera di sinistra e nell’atrio vi fossero pitture.
Il Dennis nel rammaricarsi per la perdita delle pitture della tomba scrisse che “ …. per quanto riguarda il disegno, le figure di questa tomba erano decisamene superiori ad ogni alta scoperta a Chiusi”.
La tomba è databile alla seconda metà del V secolo a.C.

Sulla tomba di Orfeo ed Euridice cfr. tra gli altri:
– Cornelia Weber-Lehman, Dipingere l’Etruria Le riproduzioni delle pitture etrusche di Augusto Guido Gatti, Osanna edizioni. 2017, pagg. 75-77;
La Tomba del Colle nella Passeggiata Archeologica a Chiusi, Edizioni Quasar, 2015, pag. 57;
– Arnaldo d’Aversa, Gli Etruschi di Chiusi, Paideia Editrice, 1984, pagg. 116-117;
– George Dennis, Città e necropoli d’Etruria, Edizione italiana a cura di Elisa Chiatti e Silvia Nerucci, Nuova immagine, 2015, Volume secondo, pagg. 346 e 350;
– Cornelia Isler- Kerényi, Orfeo nella ceramografia greca in Mythos Rivista di Storia delle Religioni, 3 – 2009, pagg. 13-32.

Di seguito immagini delle riproduzioni della tomba di Augusto Guido Gatti tratte da Dipingere l’Etruria Le riproduzioni delle pitture etrusche di Augusto Guido Gatti, Osanna Edizioni, 2017, pagg. 75 e 76.

Autore: Michele Zazzi – etruscans59@gmail.com

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