Fra i tanti reperti che provengono dal passato da Telloh (antica Girsu), città sumera del Lagash, è un’importante statua, definita “Statua di Gudea“, frutto dell’opera di artisti di arte sumerica in attività fra il 2125 e il 2110 a.C., e gelosamente conservata presso il Museo del Louvre di Parigi.
La statua rappresenta il principe Gudea, con addosso un vestito di alto livello, vissuto nel XXII secolo a.C; è alta 46 centimetri ed è in diorite, una bella pietra ornamentale. Interessante la sua espressione da adorante, in un serio raccoglimento di devozione, a dimostrazione che il personaggio era molto religioso. E’ ricordato, fra l’altro, per la sua costruzione di templi e del suo orientamento verso una buona produzione letteraria, come lo dimostra il movimento letterario che lo ha accompagnato, denominato “Rinascimento Sumerico”.
Con la sua morte, egli divenne degno di venerazione, come è raccontato in alcuni scritti rinvenuti su cilindri d’argilla, con la realizzazione di statue di diverse dimensioni alla stessa somiglianti, con la stessa posizione di orante e gli atteggiamenti caratteristici delle persone in raccoglimento.
Il ritrovamento della statua in oggetto avvenne in due momenti diversi: infatti, la testa emerse durante lavori eseguiti da archeologi francesi negli scavi di Telloh (l’antica Girsu), diretti nel 1877 da Ernest Choquin de Sarzec, mentre il corpo fu recuperato più tardi, nel 1903, in occasione degli scavi atuati sotto la guida dell’ufficiale e archeologo francese, Marie Augustin Gaston Cros.
La scoperta delle due parti costitutive della statua rappresentò un fatto del tutto eccezionale per due buone ragioni: la prima, si riferisce al fatto che tutte le statue analoghe a quella di Gudea sono senza capo (però questo fatto non è stato chiarito, per cui diventa un vero e proprio mistero); così, la statua di Gudea diventa un prezioso pezzo unico; e l’altra ha rappresentata l’occasione giusta per rivedere l’insegnamento derivante dal reperto, perché in tal modo si è dimostrato che la cultura monumentale mesopotamica non iniziò a produrre i suoi manufatti nel primo millennio a.C. come si riteneva, bensì addirittura nel terzo.
La figura mostra l’orante principe Gudea seduto, con un abito di alto rango forse di lino, fissato con un nodo sulla spalla sinistra, mentre la spalla destra è nuda; la testa porta un copricapo a cupola semi sferica, presumibilmente in pelo di animale. Sulla veste è inciso un lungo scritto cuneiforme che ricorda la costruzione del tempio dedicato a Ningirsu; inoltre, sulle colonne verticali lo scritto tiene a rimembrare quanto segue: “CHE LA VITA DI GUDEA, CHE COSTRUÌ LA CASA, SIA LUNGA”. Le mani sono unite, appoggiate fra petto e ventre. Il suo atteggiamento è fra il sacro e il solenne, caratteristico di personaggi di alto lignaggio, quali sovrani e religiosi.
Gudea ha governato sulla città di Lagash attorno al 2075 a.C., forse in corrispondenza dei governi dei primi sovrani della dinastia di Ur. Egli fu il più importante rappresentante del mondo dei Sumeri dopo che la dinastia semitica di Akkad giunse in fondo alla sua corsa.
Comunque sia, la statua di Gudea è un magnifico esempio sia della devozione dei Sumeri agli dei, sia della capacità tecnica ed espressiva degli artisti di un tempo tanto lontano, senza i mezzi tecnologici che oggi rendono il tutto più facile.
Autore: Mario Zaniboni – zamar.22blu@libero.it








