L’insediamento più grande e rappresentativo dell’età della pietra antica, non solo nel golfo di Valona, ma anche per il territorio del nostro paese, scoperto negli ultimi anni grazie alla dedizione, all’attenzione ed alla cura costante di N. Bajrami, è l’insediamento di Zvërnec.
Esso si estende lungo la costa, là dove la linea dell’acqua incontra la terra, esattamente nei microtoponimi Dalan i Parë, Porto Nuova e Putanjë, in una fascia lunga più di un chilometro.
La marea agisce ogni giorno sulla striscia di terra dove si estende la stazione e, dopo la bassa marea, sulla sabbia pulita risplendono gli strumenti di selce; e il “cacciatore di selci” compie ogni giorno la sua passeggiata in riva al mare dove si estende l’insediamento. E la collezione di selci raccolte è straordinaria per numero (oltre 2000 pezzi) e soprattutto per gli indicatori qualitativi dell’industria litica; pertanto l’insediamento di Zvërnec può essere paragonato ed equiparato alle culture paleolitiche più sviluppate d’Europa (Musteriana e Solutreana). Lo studio e la pubblicazione dei reperti dell’insediamento paleolitico di Zvërnec amplieranno e completeranno significativamente la nostra conoscenza dell’età della pietra antica, non solo per l’Albania meridionale, ma per l’intera regione dei Balcani Occidentali.” (Muzafer Korkuti, Gazeta Shqiptare, 2 settembre 2016)
A Triport, in quella catena di colline strategiche che separa le acque aperte del mare dalla tranquilla laguna di Narta, l’archeologo Vasil Bereti intraprese scavi sistematici negli anni ’70, che avrebbero cambiato la nostra comprensione dell’antichità marittima della zona. Da questi scavi vennero alla luce tracce di un insediamento di particolare importanza, che comprendevano complesse strutture abitative, fortificazioni imponenti ed una straordinaria ricchezza ceramica.
Il materiale ceramico scoperto a Triport testimonia una continuità di vita e di attività che si estende per un periodo di tempo straordinariamente lungo. Gli studi dettagliati di Bereti sulle coppe antiche e sui vasi di uso quotidiano documentano materiali che iniziano dalla fine del VII secolo a.C. e continuano ininterrottamente nei secoli successivi. Con il passare del tempo, questo centro si sviluppò rapidamente, si espanse urbanisticamente e si dotò di potenti sistemi di difesa.
Le prove archeologiche cancellano ogni dubbio, presentando Triport non semplicemente come un semplice molo, ma come un grande ed organizzato insediamento-porto, dotato di alte strutture difensive e di parti di mura ciclopiche che oggi si trovano parzialmente anche sott’acqua. Le ricerche e le osservazioni subacquee hanno chiaramente dimostrato che parti considerevoli delle strutture della città antica sono già coperte dagli strati marini e dalla sabbia. Questo panorama non appartiene affatto ad un piccolo villaggio o ad un insediamento periferico, ma è la chiara prova di un centro urbano ben organizzato, fortemente fortificato e pienamente integrato nella rete del commercio e della navigazione antica.
L’ultimo respiro di questa città non è stato registrato interamente nella memoria secolare, ma si stima che intorno al III secolo d.C. si sia fermato il “tempo” di questa città e la sua stessa esistenza. Gli sconvolgimenti storici, nonostante la lunghezza dei loro secoli, hanno delle datazioni.
Nel IV-V secolo a.C., come in tutte le città antiche possedute da Valona – come Oricum, Cërja e Triport – la vita ebbe come base proprio il forte sviluppo in questi secoli, dominando in tutti gli sviluppi storici, civici ed economici della zona.
Le nebbie, nonostante la loro nebbiosità, hanno come epilogo l’oblio. Le civiltà storiche che hanno avuto un peso, sebbene i secoli trascorsi sopra le loro spalle siano stati lunghi, hanno lasciato come testimonianza tracce che il tempo non ha potuto cancellare; esse sono lì, nascoste all’interno della terra. In realtà, Triport fu scoperto tardi. Le sue mura rimasero a lungo nell’oscurità del tempo e sotto il moto ondoso delle acque marine.
Triport è una striscia di terra a forma di istmo che si estende per 8 km a nord-ovest di Valona. Come scritto nel piano di sviluppo del Comune Centro, Triport è una striscia di terra a forma di istmo che si estende per 8 km a nord-ovest di Valona, tra la laguna di Narta a est e il mare a ovest. Il rilievo di questa striscia di terra è creato da basse colline che raggiungono gli 80 m. In altre zone, la striscia di terra è molto bassa ed è composta da una sabbia fine e bianca (zona di Kavalona a est di Narta). In passato, il collegamento della laguna di Narta con il mare avveniva attraverso tre ingressi, dei quali oggi ne funziona solo uno. Nella parte più ampia e più alta di Triport si trova il villaggio di Zvërnec, nella parte meridionale del quale, che si protende verso il mare, sono stati scoperti i resti di un porto antico.
Novruz Bajrami non vive più dal 2019. Qualche anno fa mi aveva raccontato di aver scoperto a Zvërnec reperti archeologici appartenenti ad un periodo molto antico dell’insediamento umano in questa zona.
Secondo lui, si trattava di primitivi strumenti di lavoro, lavorati principalmente in pietra di selce, ma anche in altre pietre dure, caratteristiche delle fasi più antiche della preistoria. Quando gli chiesi dove si trovasse il luogo della scoperta, mi spiegò che si trovava a Zvërnec, tra due colline vicino al mare. Secondo la sua testimonianza, un residente della zona si era imbattuto proprio in questi strumenti di lavoro di un’epoca antichissima. Subito dopo questa scoperta, si era recato a Valona, dove aveva informato gli specialisti della DRRK (Direzione Regionale dei Beni Culturali) dei reperti archeologici scoperti a Zvërnec. Per questa scoperta fu realizzato anche un documentario dal regista N. Mehmetaj e, con il mio testo, fu trasmesso anche su una televisione regionale, 6+1 Vlora.
Novruz Bajrami mi raccontò brevemente la scoperta fatta da un residente della zona. Si trattava di un laboratorio, secondo lui un atelier per la produzione di attrezzi. Lo scopritore di questo laboratorio si era imbattuto casualmente nelle sue tracce. Tre anni alla ricerca dell’atelier, perché lo scopritore intorno al 2009 portò 5-6 campioni, costituiti da pietre di selce. I campioni trovati erano piccoli, ma si distingueva la lavorazione fatta dalla mano dell’uomo preistorico. Lo scopritore, dopo aver appreso che si trattava di un antico insediamento, svanì senza rivelare le coordinate del luogo in cui aveva trovato le pietre di selce. Era un pescatore di professione e si conosceva la zona in cui pescava.
Siamo entrati sulle tracce di questa località; a partire dal 2009, per 3 anni abbiamo identificato circa 10 mila oggetti, che sono: oggetti di selce come punte di freccia, raschietti, lame, coltelli. Dei 10 mila oggetti, vi erano strumenti, lance semilavorate, nuclei e pietre testate. Questi ultimi, a seconda delle circostanze, sono strumenti di selce, bronzo e osso, e persino alcuni pezzi di ceramica.
L’insediamento si estende negli spiazzi tra le tre colline di Triport, tra le quali sono note con i nomi Putanja, Porto Nova, ecc. Recentemente sono stati scoperti oggetti di spiccato interesse perché lavorati in pietre speciali, come la pietra marrone. Si ritiene e forse si suppone che questo possa appartenere ad un periodo più antico.
Gli autori che hanno studiato questi ritrovamenti pensano che ci troviamo di fronte ad un insediamento preistorico aperto che ha i suoi inizi non più tardi del Paleolitico medio.
Partendo dalla diversità degli strumenti, dalla loro lavorazione e dal gran numero di reperti, viene attestato un insediamento di grandi dimensioni.
I reperti di questo insediamento a Triport di Valona confermano la tesi secondo cui l’intera costa sia stata abitata. Delle zone esplorate a Zvërnec vi sono tre insediamenti che sono stati suddivisi in zone (A, B, C). La testimonianza di questa scoperta richiama alla memoria la veridicità che queste tracce sono la continuazione della vita dal Paleolitico medio fino all’età del bronzo.
La collina di Treport si trova vicino a Zvërnec, dove sono state scoperte tracce del periodo urbano che sono la continuazione del II secolo.
Il giudizio del Prof. Apollon Baçe: I centri fortificati del golfo di Valona nell’antichità. “Triport, all’estremità settentrionale del golfo di Valona, a Triport si trova una bassa catena collinare, che prosegue da nord a sud fino al bordo del mare. A nord di esso si trova il lago di Narta, a ovest ed a sud il mare, mentre a est, tra esso ed una catena che prosegue parallelamente ad esso, ma senza raggiungere la costa, si trova un terreno lungo circa 1 km e largo 0,5 km. La collina più meridionale della catena a est, dove si trovano anche alcune sorgenti di acqua potabile, scende con una pendenza di 30-35°, a nord, dove un colle la unisce alla catena, ha una pendenza più dolce, mentre dagli altri lati scoscese con alte rocce.
La città fortificata ed il molo sono menzionati da Çelebi, secondo il quale ‘a ovest del villaggio di Zvërnec, su una roccia in riva al mare, si trova il castello di Jengjeç, del quale si conservano solo i ruderi delle mura ed un porto molto grande. Con le loro pietre il Sultano Solimano costruì la fortezza di Valona.’
Il fatto che le mura del castello di Valona siano state costruite con blocchi spaccati, del periodo antico, ci ha spinto ad osservare più attentamente la zona superiore. Le tracce trovate dai sondaggi hanno mostrato che la linea delle mura seguiva la collina per i 2/3 della sua altezza, circondando una superficie di 3 ettari. I blocchi delle mura, identici a quelli usati nel castello di Valona, sono stati danneggiati sistematicamente anche in seguito, servendo da cava per le costruzioni effettuate intorno. Nonostante ciò, sotto lo specchio d’acqua e nelle sue parti iniziali, si conservano ancora le tracce, che insieme ad alcuni sondaggi e ad uno schizzo di K. Paçi, ci danno la possibilità di ricostruire nelle linee generali la sua planimetria. La banchina inizia alla base della collina, là dove essa prosegue come una lingua stretta per 200-300 m nelle profondità del mare. Le rocce della lingua, che si innalzano per 0,5-1 m sopra l’acqua, svolgono il ruolo di un frangiflutti naturale, che crea una zona tranquilla protetta molto bene dalle onde.
La banchina prosegue in linea retta per 650 m, risultando così una delle più grandi dell’epoca. Questa lunghezza dava la possibilità di far ancorare molte navi. Il terreno tra le due catene collinari che abbiamo menzionato sopra è pieno di tracce di costruzione e frammenti di ceramica; i cumuli di scarti testimoniano la presenza di laboratori vicino al pendio della collina della fortificazione.
Come è noto, in questa zona viene menzionata solo una città di nome Amantia, con coordinate che coincidono molto bene con quelle di Kanina. La sua posizione condizionata dal collegamento simultaneo con il mare, in una zona adatta per la sosta delle navi e l’entroterra amantino (la valle del fiume di Valona), in un luogo che controlla il passaggio dalla parte meridionale del golfo, occupata da Oricum, a quella settentrionale occupata dagli Amantini, dimostra molto bene che qui abbiamo a che fare con una città amantina.
Lo sviluppo di Amantia nel IV-III secolo a.C. e la sua trasformazione in uno dei centri più importanti della costa meridionale dell’Adriatico richiedeva certamente un centro in riva al mare per lo svolgimento del commercio marittimo, centro che secondo noi era proprio Kanina.
Pensiamo che il nome stesso sia rimasto nascosto sotto il nome della tribù e della città madre Amantia.
Per quanto riguarda l’altro centro, Strabone, tra Oricum e Apollonia sulla costa, colloca Bylliaku, mentre Tolomeo dopo Apollonia elenca Aulona (la città ed i ruderi di Triport), il che è fuori dubbio, poiché nessun altro centro risponde meglio alla definizione di Tolomeo. Ma in questa zona, come abbiamo visto sopra, si trova una sola città costiera, quella di Treport; partendo da ciò, Tomashek esprime l’opinione che forse Aulona inizialmente sia stata Bylis. Questa supposizione ci sembra giusta, poiché una città isolata, senza forti legami con l’entroterra, sia economici che militari, sarebbe stata eliminata nel tempo dalla vicina Apollonia, che doveva avvertire fortemente la sua concorrenza commerciale. Inoltre, il nome proprio locale stesso, come ci si aspetterebbe per una città illirica, non è un nome greco, che per di più [è stato usato] in ritardo, quando la tutela di Bylis sugli altri centri si era notevolmente indebolita.
L’identificazione della città di Kanina nella tarda antichità pensiamo possa essere raggiunta grazie alle liste di Procopio. Tra le fortificazioni costruite nell’Epiro Vetus, egli ne menziona una di nome Kionin. L’esistenza di Kanina proprio sul confine tra i due Epiri (come si comprende dalle fonti, la divisione tradizionale passava tra Uji i Ftohtë e Radhimë) ci permette di ipotizzare che essa possa essere stata erroneamente posta nell’Epiro Vetus.
Il castello di Sofa pensiamo che sia nell’epoca antica che nella tarda antichità si chiamasse Tragjas, nome che troviamo in Stefano Bizantino per una regione dell’Epiro (tragasai) nota per l’estrazione del sale, quindi in riva al mare, nome che si conserva ancora oggi per il villaggio adiacente al castello. Per quanto riguarda Aulona e Oricum, essi continuano a conservare anche oggi la vecchia forma.”
Il giudizio del Prof. Neritan Ceka: Un’altra città, sempre nel Golfo di Valona, meno nota ma molto importante, era anche Triport, scoperta da Karl Patsch nel 1904: uno strano muro che si protende dalla collina verso la costa. Ciò ha sempre suscitato discussioni, poiché era una strada che collegava la piccola città sulla collina con il resto, pensando che ci fosse una laguna, o che potessimo avere un molo. Durante gli scavi degli anni ’70 fu chiarito che si trattava di un muro di cinta che dà l’idea di un insediamento molto grande, di una città importante.
L’archeologo Ilia Cano ha scritto: “Studiosi e viaggiatori che hanno percorso e studiato sono stati in dubbio sulla sua posizione nell’antichità, perché fino a qualche anno fa la sua posizione iniziale è stata chiamata Treport, un insediamento circa 8 km più a nord.”
Aulona è stata menzionata per la prima volta dal geografo alessandrino Tolomeo, come città e porto nell’Adriatico nel II secolo a.C., mentre l’archeologo austriaco Karl Patsch la definisce più antica, ma tenendo sempre conto delle esigenze di un’altra città, come Triport.
I dati dicono che le spedizioni archeologiche degli anni ’50-’70 scavarono nei siti archeologici del distretto di Valona, portando alla luce le principali città del periodo antico. In questo periodo furono scoperte Amantia, Oricum, Olympia, Cërja, Triport e molti altri monumenti.
Dopo gli anni ’80, gli scavi, come risulta dai dati, sono stati più scarsi. Il fatto stesso della scoperta fortuita di un insediamento dimostra che l’impegno delle spedizioni archeologiche per scoprire nuovi insediamenti è ormai dimenticato nel circondario di Valona.
Autore: Gezim Llojdia – llojdia@yahoo.com








