Aree sacre, santuari e depositi votivi dell’Etruria (centrale, settentrionale e meridionale) hanno restituito ex voto di vari tipi (statue e statuette di divinità ed offerenti, parti del corpo umano, animali, vasi, armi, etc …).
Le offerte, donazioni alle divinità da parte di devoti (appartenenti a tutti i ceti sociali) potevano essere propiziatorie (richieste di guarigione o protezione) o di ringraziamento in adempimento di un voto per aver ottenuto una grazia ed anche a prescindere da un impegno assunto in tal senso dal donante.
Talvolta gli ex voto possedevano un valore intrinseco, essendo costituiti da pezzi di metallo grezzo o variamente lavorato; più spesso, tuttavia, avevano valore simbolico ed erano realizzati in argilla, metallo o altri materiali, sotto forma di riproduzioni di determinati soggetti. Poteva trattarsi di oggetti prodotti ad hoc o di oggetti comuni adattati allo scopo tramite consacrazione.
I reperti votivi erano funzionalmente vincolati alla divinità dedicataria ed in qualche caso recano l’esplicito divieto di appropriazione. Su di una oinochoe in bucchero dedicata da Venalia Slarinas a Menerva si legge “non mi prendere: io (sono) sacro”.
Gli oggetti donati alle divinità potevano o meno recare iscrizioni; le più antiche risalgono alla metà del VII secolo a.C. Di regola gli ex voto anatomici ne erano privi. Tra i pochissimi casi si segnala un elemento fittile a forma di ginocchio, databile al III-II secolo a.C., proveniente da Tarquinia (deposito di Pian di Civita), che risulta donato da un certo Vel Tiples. Il testo dell’iscrizione fu realizzato prima della cottura; il pezzo quindi fu ordinato già iscritto dal donante. Risulta iscritto anche un ex voto a forma di utero proveniente da Vulci (Santuario di Fontanile di Legnisina) dedicato a Vei.
La funzione votiva di un oggetto si desume dalla tipologia del sito di ritrovamento, dalla forma del dono (es. figura della divinità antropomorfizzata provvista degli attributi caratteristici della stessa) e/o da eventuali iscrizioni che collegano in qualche modo l’oggetto al sacro.
Le formule scritte presentano vario contenuto.
Nelle iscrizioni ricorrono sovente alice/alce, muluvani e turuce/turce come verbi del dono; ten/tenine con riferimento all’impegno preso dal devoto verso la divinità con un voto; nuna/nunar, nel significato di intoccabile in quanto (dono) destinato alla divinità; cver/cvera interpretato come sacro.
Frequentemente viene indicato un teonimo a titolo di donatario (divinità dedicataria) od altro; in qualche caso vi è anche il nome del donante. In una kylix attica (VI-V secolo a.C.) dal Santuario di Gravisca si legge mi turuns = io sono di Turan (Afrodite). Una ciotola a vernice nera, databile al III secolo a.C., dal tempio di Belvedere ad Orvieto fu donata a Tinia Calusna. Un cratere a colonnette attico a figure rosse (470/460 a.C.) fu dedicato a Fufluns (mi fluflunusra) nel deposito Kappa del Santuario di Pjrgi. Sappiamo anche che a Veio, Laris Velskanas donò una cista (VI secolo a.C.) alla dea Minerva (menervas). A Tarquinia Murila Hercnas dedicò una lancia di bronzo (III-II secolo a.C.) al dio Tuftha. In una kylix da Pjrgi si legge “questo ha donato V(in)uma a Cavatha”.
Alcuni ex voto venivano donati da più persone. Su un ex voto a Volsinii si legge “io (sono) di Pethan, Cae (e) Titi Vucinas hanno donato”.
Certi manufatti risultano dedicati a più divinità. Un bronzetto chiusino del IV secolo a.C. fu dedicato da Vel Sapu a Selvans ed a Turan. Una kylix attica dal Santuario di Pjrgi, della prima metà del V secolo a.C., fu inscritta a Suris ed a Cavathas. Un vaso da Veio del VI secolo a.C. fu donato ad Artemide e a Turan.
Talvolta le offerte recano solo il nominativo del donante. Nel santuario di Minerva a Veio è stato ritrovato un vaso inscritto “mi donò Avile Vipiennas (Aulo Vibenna)”. Nel Santuario per il culto delle acque di Marzabotto un bacile in ceramica etrusco-padana, della prima metà del V secolo, fu donato da Lareke Niritalu. A Tarquinia Vel Tiples donò un modellino a forma di ginocchio.
Vi sono anche fattispecie in cui è indicata un’altra persona in favore delle quale è fatta la dedica. Una statuetta del IV secolo a.C. fu donata da Fasti Rufris a favore del figlio. Un bronzetto fu dedicato da Velias Fanacnal a Thuftha in nome del figlio.
Per completezza si rileva che sono stati trovati all’interno di tombe oggetti dedicati a divinità di carattere infero. Una kylix attica a figure rosse (510-500 a.C.), rinvenuta in una tomba della Necropoli dei Monterozzi a Tarquinia, fu dedicata da Venel Atelinas ai figli di Tinia (“tinascliniiaras”) i Dioscuri, divinità destinatarie di culto funerario.
Sulle iscrizioni votive etrusche cfr., tra gli altri:
– Daniele F. Maras, Le dediche ed i devoti nel mondo etrusco in Etruschi e Veneti Acque, Culti e Santuari a cura di Chiara Squarcina e Margherita Tirelli, Fondazione Luigi Rovati, MUVE, 2026 pagg. 84 e ss.;
– Enrico Benelli, Iscrizioni etrusche leggerle e capirle, SACI edizioni, 2007, pagg. 213 e ss.;
– Adriano Maggiani, Epigrafia e religione in Gli Etruschi Maestri di scrittura. Società e cultura nell’Italia antica, Silvana Editoriale, 2015, pagg. 103 e 104;
– Giulio M. Facchetti, L’enigma svelato della Lingua Etrusca La chiave per penetrare nei segreti di una civiltà avvolta per secoli nel mistero, Newton & Compton Editori, 2000, pagg. 130 e ss.
Di seguito immagini di ex voto etruschi con iscrizioni rinvenuti nel Santuario di San Casciano dei Bagni (SI).









