LUCCA. Villaggio etrusco fa leccare i baffi agli archeologi.

Pubblicato il : 29 Settembre 2006

Una scoperta archeologica senza precedenti, la più importante nel suo genere in Toscana e forse unica in Italia: un villaggio, sorto lungo quella che era la rotta commerciale che collegava il mare agli Appennini, risalente all’anno Mille avanti Cristo.
È quanto sta emergendo nella Piana lucchese dal sottosuolo del Padule del Bientina, dove da due settimane si stanno concentrando le operazioni di scavo e di documentazione, coordinate dal Giulio Ciampoltrini, funzionario della Soprintendenza per i beni archeologici della Toscana.
Il ritrovamento risale ad alcuni mesi fa, quando i tecnici del Consorzio di bonifica del Bientina stavano provvedendo alla manutenzione del canale Emissario lungo il confine tra Bientina e Altopascio e circa due metri e mezzo di profondità erano affiorati resti lignei.
I lavori del Consorzio erano subito stati bloccati, in attesa che il ritiro dell’acqua dal Padule consentisse agli esperti di capire la portata della scoperta.
Per ora sono state ritrovate palificazioni che risultano essere i pali portanti di una vasta capanna, larga sette metri e lunga almeno il doppio; nei dintorni, però, potrebbero trovarsi altre strutture simili, che avvalorerebbero così l’ipotesi della presenza di un vero e proprio sito commerciale, fondato in epoca “proto-etrusca” (l’età è quella del Bronzo finale). Oltre ai legni portanti della capanna, dal sottosuolo stanno emergendo anche reperti di ceramica, che consentiranno una datazione più precisa del sito, anche se a questo punto paiono non esserci più dubbi circa la presenza nel Padule del Bientina di un villaggio risalente addirittura all’anno Mille a.C.
”Si tratta di una scoperta sensazionale, che intendiamo sviluppare – commenta Giulio Ciampoltrini -. Dopo il ciclo di studi in corso, il sito sarà ricoperto, in attesa delle risorse economiche necessarie ad uno scavo più complesso”.
Entusiasta il presidente del Consorzio di bonifica del Bientina Ismaele Ridolfi. L’ente di bonifica, per altro, ha finanziato questa prima fase di studio dello scavo. “Il ritrovamento avvalora ulteriormente la ricchezza del territorio del Padule del Bientina, che grazie alla sua storia finisce di nuovo sotto i riflettori nazionali e non solo – sottolinea Ridolfi -. Questa scoperta sensazionale, inoltre, rafforza quanto sosteniamo da tempo: la necessità di realizzare un progetto complessivo di valorizzazione dell’area umida del Bientina in grado di dare il giusto peso alle ricchezze ambientali, archeologiche, naturali ed architettoniche di tutta questa vasta area”.
 


Fonte: Il Tirreno 19/07/2006
Autore: Arianna Bottari

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