ROVIGO. La fanciulla di Saline torna alla luce.

Pubblicato il : 29 Settembre 2006

Scavi a San Martino di Venezze nel podere Reato: scoperti anche reperti dell’età del Ferro.
Ritrovamento archeologico di straordinaria importanza per il museo dei Grandi fiumi che, grazie agli scavi in località Saline a San Martino di Venezze, si appresta a riscrivere la storia degli insediamenti umani nel paleo alveo del Po.

Lungamente preparata, la campagna di scavo ha avuto a oggetto un podere di proprietà dei fratelli Reato, noto per i rinvenimenti che confermavano, già vent’anni fa, la presenza sul sito di una villa rustica romana. Gli ultimi scavi avevano però un obiettivo più ambizioso: individuare conferme di insediamenti antecedenti e fare luce sulle prime origini dei Veneti antichi.

I risultati della missione archeologica sono stati presentati ieri da un quasi emozionato direttore del Museo dei grandi fiumi, Raffaele Peretto, che, mostrando per la prima volta i reperti fin qui ritrovati, ha annunciato la ripresa degli scavi a breve con una serie di iniziative dirette a valorizzare il sito e quanto scoperto.
”Pensiamo all’allestimento di un’apposita sezione al museo – ha detto – ma anche a un evento da promuovere in occasione della Settimana dei beni culturali. Il ritrovamento è importante perché per la prima volta sono stati rinvenuti in Polesine materiali del VII-VI secolo avanti Cristo non etruschi, che potrebbero fare finalmente luce sullo sviluppo nell’area dei primi veneti antichi”.

Costati 10.000 euro, di cui 5.000 finanziati dal Comune di Rovigo, gli scavi sono stati preceduti da una serie di saggi stratigrafici. Su dieci tentativi compiuti solo 4 sono andati a buon fine. Qui, gli scavi hanno messo in evidenza livelli archeologici protostorici sotto al terreno arativo; tre siti, in particolare, hanno consentito il rinvenimento di frammenti e parti di suppellettili databili dal IX al VI secolo avanti Cristo a riprova di una continuità di insediamenti lungo il ramo del Po che attraversava allora il sito dove sorge oggi Rovigo. Oltre alla novità clamorosa di tre cocci risalenti all’età del Ferro, la sorpresa più grande è stata la scoperta di una sepoltura funebre, con uno scheletro pressoché intatto, appartenente a una giovane donna, il cui corredo funebre consisteva in una collana di perline di pasta vitrea con un “grano” d’oro e che per il momento è stata chiamata la “fanciulla di Saline“. Un rinvenimento da mettere in relazione con la presenza di insediamenti di epoca romana.

Mentre lo scheletro è stato trasferito all’Università di Ferrara per indagini più accurate, gli scavi sono stati momentaneamente sospesi per inventariare quanto rinvenuto. “Tutto è ancora da scoprire – commenta Peretto – e sebbene si escluda un insediamento delle dimensioni della metropoli di Frattesina, il sito conferma l’esistenza di comunità coeva a quelle di Villamarzana e Mariconda. Ora si potrà programmare con maggior precisione una ricerca mirata all’esplorazione estensiva del sito archeologico, che conferma una frequentazione nell’antichità, a più riprese nell’età del Bronzo, del ferro e in epoca romana. L’insediamento dovrebbe aver rivestito un particolare ruolo nell’ambito delle comunicazioni lungo le antiche arterie fluviali del Po e dell’Adige”.

Il museo sta intanto studiando quanto recuperato: dai frammenti di vasellame risalenti alla fine dell’età del bronzo e all’inizio di quella del ferro, ai resti di pareti costruite con terra e canne, alle parti di suppellettili di uso quotidiano.

 


Fonte: Il Gazzettino on-line 19/07/2006
Autore: Nicoletta Canazza

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