CIVIDALE DEL FRIULI (Ud). Riaffiora l’antemurale romano accanto a castello Canussio.

Pubblicato il : 29 Febbraio 2016

A quattro anni, ormai, dalla stipula dell’accordo di valorizzazione del patrimonio storico cividalese sottoscritto – caso unico in Italia – dal Comune direttamente con il Ministero dei beni e delle attività culturali, sono partiti, finalmente, gli scavi archeologici nell’area antistante il castello Canussio, in direzione della statale 54.
E l’operazione, che riveste notevole importanza per doppio ordine di motivi (l’aspetto scientifico, infatti, è strettamente connesso al capitolo della riqualificazione urbanistica cittadina, posto che in zona sorge un edificio definito di contrasto: struttura da eliminare, insomma), ha già riservato preziose sorprese, o meglio conferme. È stata appurata, infatti, la presenza dell’antemurale romano, la cui individuazione rappresentava il perno della campagna d’indagine.
La direzione dei lavori, coordinati dall’archeologa Angela Borzacconi, confidava nel rinvenimento del manufatto ma la certezza, ovviamente, mancava: «Adesso, invece – rende noto l’esperta -, abbiamo la prova dell’esistenza della fortificazione.
L’indagine, finanziata dal Mibact e svolta sotto la “regia” della Soprintendenza archeologica del Friuli Venezia Giulia, era finalizzata proprio all’identificazione e alla successiva valorizzazione della muraglia antica, che si sviluppa in adiacenza al castello Canussio. Ci aspettavamo, in realtà, di trovarne traccia: l’incognita riguardava, piuttosto, lo stato di conservazione del bene».
E a quanto pare la costruzione gode di salute migliore di quanto ci si attendesse: gli archeologi hanno infatti verificato che la cinta prosegue pure sotto il palazzone di contrasto. «È probabile, quindi – spiega sempre Borzacconi –, che al momento dell’edificazione del complesso i resti romani non siano stati demoliti. Il fabbricato, probabilmente, ci si è poggiato sopra».
Ma dal terreno è affiorata pure una tomba, ascritta senza esitazione al periodo altomedievale e dunque longobardo: «Non è però, attenzione, una sepoltura longobarda – puntualizza la funzionaria della Soprintendenza –. Non c’entra nulla con la vicina necropoli della ferrovia, riportata alla luce nel 2012 (i tanti reperti rinvenuti in tale contesto, per inciso, sono in fase restauro).
Questa fossa – aggiunge – rispecchia la fruizione a fini funerari degli spazi antichi defunzionalizzati, come quello, appunto, delle mura».
Le ricognizioni si protrarranno per qualche giorno ancora, per scandagliare le tipologie dei depositi contigui alla cinta e per capire, conseguentemente, come erano utilizzati, nei tempi che furono, gli ambiti a ridosso dell’antemurale; già la prossima settimana, presumibilmente – stante l’esiguità della fascia da esplorare –, l’intervento si concluderà.
Sollevato per l’avvio della sospirata operazione di studio il sindaco Stefano Balloch, che non sorvola sui ritardi accumulatisi e che, contestualmente, rifugge dal facile ottimismo: «Se per far partire uno scavo di piccole proporzioni ci sono voluti addirittura quattro anni… figurarsi per demolire un palazzo. Mi pare evidente che servirebbero regole e meccanismi diversi da quelli in essere», dice, riferendosi allìobiettivo ultimo dell’analisi del sottosuolo in corso, quello cioè di comprovare il valore archeologico del sito in modo tale da imporre lìabbattimento del caseggiato di contrasto, il cui pianterreno accoglie oggi un’attività commerciale.
«Il Comune – ricorda il primo cittadino – si è attivato da tempo per risolvere il problema, strutturando ad hoc il Piano regolatore generale: sono stati individuati comprensori in cui permettere ai proprietari dei palazzi da eliminare la loro riedificazione. Chiaro, poi, che tra il dire e il fare…».

Autore: Lucia Aviani

Fonte: www.messaggeroveneto.it, 26 feb 2016

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