CITTÀ DEL MESSICO – Le più antiche tracce dell’uomo del Nuovo Mondo

Pubblicato il : 9 Gennaio 2003

È stata rinvenuta nella grotta denominata San Borjita nella Baja California, in Messico, quella che al momento viene ritenuta la più antica pittura rupestre del continente americano, più antica di circa 2.000 anni persino delle pitture di Bajo Rio Pecos, in Texas.
Si tratta di una figura umana colorata databile, secondo lo studioso australiano che l’ha esaminata, a circa 7.500 anni fa. La grotta in cui è stata ritrovata è grande circa 800 metri quadrati e veniva utilizzata come rifugio dalle tribù nomadi mesoamericane. Attorno alla grotta sono stati rinvenuti fossili di crostacei e primitivi utensili in pietra e ossidiana.

E sempre in Messico, nel Museo nazionale di archeologia della capitale, è custodito il più antico scheletro ritrovato nel continente americano. Secondo gli studiosi dell’Università John Moores di Liverpool e del Laboratorio di ricerca archeologica di Oxford si tratterebbe dello scheletro di una giovane donna vissuta circa 13.000 anni fa, ossia 2.000 anni prima dell’uomo ritenuto fino a questo momento il più antico tra quelli ritrovati in America. I resti di “Penon”, come fu ribattezzata la donna dai paleontologi quando nel 1959 fu rinvenuta, sono stati sottoposti dal gruppo di ricercatori britannici ad un esame basato su una nuova tecnica al carbonio. Sulla base dei risultati ottenuti è stato possibile ridatare lo scheletro considerato finora antico di soli 5.000 anni. Il teschio lungo e stretto, tipico delle popolazioni di origine caucasica, fa pensare si tratti di un’europea. Se tale origine dovesse essere confermata, si dovrebbe anticipare la migrazione in America dei nostri antenati attraverso lo stretto di Bering di almeno 2.000 anni.
Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno 06/12/02
Autore: Grazia Modroni
Cronologia: Preistoria

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