Quando, nel 1957, si fecero scavi in Bolivia, in un ampio territorio dove erano ancora i segni della presenza della civiltà precolombiana di Tiwanaku, non lontano dal lago Titicaca, nel lato orientale del suo Complesso Archeologico Monumentale, sito inserito dall’UNESCO nel suo Patrimonio dell’Umanità nel 2000, fra tanti altri reperti, fu rinvenuto un grosso blocco di andesite, che aveva la forma stilizzata di una monumentale figura umana alta tre metri e mezzo, cui fu dato il nome di “Monolito di Ponce”, in onore del direttore degli scavi, l’archeologo boliviano Carlos Ponce Sanginés; altro nome attribuitogli fu quello di “Estela Ponce”.
Questo blocco di andesite, come dimensioni, è inferiore solamente al monolito o alla stele di Bennet, così chiamato in onore del suo scopritore Wendell Clark Bennet, reperito fra le rovine di Tiwanaku, che è alto ben 7,3 metri; esso è il più alto fra tutti quelli rinvenuti nelle Ande.
La statua è decorata con motivi in rilievo zoomorfici, uomini alati, aquile, condor, piume, mescolati a motivi geometrici. Ci si è chiesto chi rappresenti per il suo aspetto, tutto sommato, antropomorfo; forse è quello che richiama qualche potente autorità, ma non è da escludere che sia l’immagine della divinità locale Tiwanacota.
La statua si trova nel Tempio di Kalasasaya (Tempio delle Pietre Erette), frutto del lavoro degli appartenenti alla Cultura Tiwanaku, cioè alla civiltà esistente prima di Colombo che, in Bolivia, Cile e Perù, occupava quasi interamente l’altopiano di Collao, fino al Chapare verso est e all’Oceano Pacifico verso ovest, nel periodo della sua maggiore diffusione.
Forse, era stato trovato dagli Spagnoli nel XVI secolo, ma lasciato al suo posto per secoli, lasciando un loro segno: ciò sarebbe confermato da una croce, non certo della cultura americana, incisa sulle spalle della statua, accompagnata da un cerchio ed un triangolo; a dar ragione a questa affermazione è la figura di un uomo munito di barba e baffi, assenti negli uomini dell’America precolombiana. Ci si è chiesto se rappresenti qualche potente autorità, ma forse l’ipotesi migliore è che sia l’immagine della divinità locale Tiwanacota.
Nel 1960, il Monolito di Ponce fu inserito su un francobollo, mentre nel 2019 in Bolivia è stata emessa una serie di banconote; ebbene, per ricordare il ritrovamento del Monolito di Ponce, sulla parte posteriore di quella da 200 boliviani è stato inserito il sito di Kalasasaya con la sua immagine.
Autore: Mario Zaniboni – zamar-22blu@libero.it









