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TARQUINIA (Vt). L’Ara della Regina.

Sul pianoro della Civita, a Tarquinia, intorno al 400-390 a.C. sorse quello che è considerato il più grande tempio etrusco finora conosciuto, noto dal XIX secolo con il nome di Ara della Regina.
Ma il monumento che oggi vediamo è soltanto l’ultima, monumentale espressione di una storia molto più antica.

Gli scavi condotti dall’Università degli Studi di Milano hanno infatti individuato, al di sotto dell’edificio, le tracce di due precedenti templi arcaici, databili alla seconda metà del VI secolo a.C.
Il santuario occupava il punto più elevato del pianoro e dominava visivamente il territorio circostante. Il grande tempio, orientato verso est-sud-est, misura circa 49,20 metri di lunghezza per 25,20 metri di larghezza e sorgeva su un imponente podio, ottenuto anche attraverso l’ampliamento artificiale della sommità del colle con un grande terrapieno.
La sua posizione e le dimensioni monumentali ne facevano un edificio visibile da grande distanza, capace di manifestare concretamente la potenza religiosa e politica di Tarquinia.

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La pianta del tempio appartiene alla tradizione del tempio tuscanico, cioè alla tipologia architettonica etrusca che conosciamo anche attraverso la descrizione di Vitruvio nel De architectura.
La parte anteriore era costituita da un profondo pronao, caratterizzato da quattro colonne sulla fronte, delle quali sono stati rinvenuti frammenti delle basi modanate e dei capitelli, riconducibili alla tradizione ionico-italica.
Dietro il pronao si apriva la cella, affiancata lateralmente da due spazi o corridoi, le cosiddette alae, aperti verso la fronte.
La monumentalità dell’edificio non dipendeva soltanto dalle sue dimensioni. Una grande terrazza si estendeva davanti al tempio ed era organizzata scenograficamente attraverso una vasta scalinata, con una rampa centrale, creando un percorso di accesso capace di enfatizzare la sacralità dell’edificio.

Il tetto, realizzato in legno, era rivestito da una ricchissima decorazione di terrecotte architettoniche policrome, caratterizzate da motivi figurati ed ornamentali in rilievo.
Tra queste decorazioni spiccava lo straordinario gruppo dei Cavalli Alati, oggi uno dei simboli più celebri dell’arte etrusca e conservato al Museo Nazionale Archeologico di Tarquinia.
La ricostruzione della loro originaria collocazione è stata oggetto di discussione.
In passato, poiché il gruppo fu rinvenuto in corrispondenza dell’angolo sinistro della fronte del tempio, si è ipotizzato che potesse decorare la testata di una trave laterale, il mutulo.
Più recentemente è stata proposta anche una diversa ricostruzione, che collocherebbe il gruppo in corrispondenza della testata della trave centrale di colmo del tetto, il columen. Non si trattava dunque semplicemente di una decorazione applicata alla facciata: l’apparato fittile contribuiva a trasformare l’architettura in una vera e propria immagine sacra monumentale, visibile da grande distanza.

La straordinaria importanza dell’Ara della Regina risiede anche nella sua lunga storia, in quattro secoli di trasformazioni.
L’Insegnamento di Etruscologia dell’Università degli Studi di Milano che conduce da decenni un importante progetto di ricerca sul santuario; le campagne di scavo, svolte tra il 1983 e il 2002, insieme agli studi successivi, hanno permesso di ricostruire diverse fasi della vita del complesso, analizzandone tecniche costruttive, trasformazioni architettoniche, apparati decorativi e funzione religiosa.
A queste ricerche si sono aggiunti studi topografici ed archeoastronomici, finalizzati a comprendere meglio il rapporto del santuario con il paesaggio, con l’organizzazione urbana di Tarquinia e con la dimensione religiosa del territorio.
Gli archeologi hanno riconosciuto quattro principali fasi edilizie:
– Tempio I e Tempio II – VI secolo a.C. Le due prime fasi appartengono all’età arcaica e testimoniano un’architettura nella quale elementi della tradizione etrusca si intrecciano con influenze provenienti dall’area magnogreca e dalla Sicilia.
– Tempio III – inizi del IV secolo a.C. È la fase della grande trasformazione monumentale. Il santuario viene profondamente riorganizzato e dotato della vasta terrazza monumentale che ancora oggi caratterizza il paesaggio archeologico dell’Ara della Regina.
È in questa fase che si colloca la straordinaria decorazione frontonale alla quale appartenevano, secondo la ricostruzione oggi più discussa, i celebri Cavalli Alati, capolavoro della coroplastica etrusca.
– Tempio IV – III secolo a.C. Nel corso del III secolo a.C. il complesso subisce una nuova ristrutturazione. L’edificio viene modificato, ma conserva la propria funzione e soprattutto la sua importanza all’interno della vita religiosa della città.
L’Ara della Regina non è quindi soltanto il più imponente tempio di Tarquinia, era un luogo sacro e politico. È la testimonianza materiale di secoli di continuità religiosa, di trasformazioni architettoniche e di rapporti culturali che attraversano l’Etruria ed il Mediterraneo.
La successione dei diversi templi mostra come il santuario sia stato ricostruito, ampliato e reinterpretato nel tempo, senza perdere il proprio ruolo centrale.

 

La sua posizione dominante sul pianoro della Civita, le dimensioni eccezionali dell’edificio, la monumentalità della terrazza e della scalinata e la ricchezza della decorazione architettonica dovevano comunicare qualcosa di molto preciso: la potenza della città e la protezione del divino erano rese visibili nel paesaggio.
Ed è forse proprio questo che rende l’Ara della Regina così affascinante ancora oggi: non siamo davanti alle rovine di un semplice tempio, ma davanti alla stratificazione di oltre tre secoli di storia sacra, architettura, arte e potere della Tarquinia etrusca.
E camminare lungo il perimetro del podio regala una vista aperta verso la pianura ed il mare, consentendo di percepire la profonda connessione che gli Etruschi avevano tra architettura sacra, topografia e cosmo.

Per visitare il sito: si trova sul Pian di Civita, a Tarquinia (VT), si raggiunge tramite una lunga strada sterrata, non agevole.
Per cogliere appieno il significato del sito, si consiglia di abbinare la visita sul colle a quella al Museo Nazionale di Tarquinia, per osservare da vicino la decorazione fittile originale.

Fonte: Passione Etrusca – Raffaella Galli 5 agosto 2026

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