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ASCOLI SATRIANO (Fg). Ha riaperto al pubblico il sito archeologico di Villa Faragola.

A distanza di nove anni dall’incendio che nel 2017 ne aveva gravemente danneggiato le strutture, il sito archeologico di Villa Faragola, uno dei luoghi più significativi del patrimonio archeologico pugliese, nel comune di Ascoli Satriano (Fg) e nel distretto storico-geografico della Capitanata, è stato riaperto al pubblico. L’incendio di nove anni fa, definito doloso, aveva colpito mosaici, marmi e parte degli allestimenti realizzati dopo anni di scavi e di lavoro scientifico.
Il percorso di recupero è stato lungo e complesso. Il risultato non è però una semplice ricostruzione di ciò che esisteva prima dell’incendio. La scelta dei progettisti e dei restauratori è stata quella di conservare, ove possibile, anche i segni lasciati dal fuoco. Le ferite dell’incendio diventano così parte della storia del monumento, anziché essere cancellate. È una filosofia di restauro che trova una delle sue espressioni più significative nel recupero dei mosaici, oggetto di un lavoro sperimentale, e nella restituzione dei marmi della «cenatio», il grande ambiente di rappresentanza della villa.
Anche la nuova copertura è stata concepita secondo questa logica: riprende l’impostazione di quella originaria, ma viene realizzata in metallo per garantire maggiore protezione e durabilità. E non si tratta soltanto di difendere i resti archeologici dagli agenti atmosferici: l’architettura è stata pensata per dialogare con il paesaggio nel quale la villa è immersa.

La riapertura è stata celebrata con una cerimonia alla quale hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni, studiosi e professionisti che negli anni hanno seguito le diverse fasi del recupero. Tra loro Giuliano Volpe, archeologo e docente dell’Università di Bari, e Maria Turchiano, protagonisti per quattordici anni delle campagne di scavo, insieme all’architetto Luigi Franciosini, progettista dell’intervento di riqualificazione.

Che cosa rende così importante Faragola? La villa tardoantica sorse su un’area che aveva conosciuto precedenti frequentazioni: una fattoria di epoca tardorepubblicana, a sua volta impostata su un insediamento dauno più antico. La residenza attraversò almeno due secoli di prosperità, prima di essere progressivamente abbandonata.
In epoca medievale lo spazio venne nuovamente utilizzato, questa volta attraverso un abitato più povero, caratterizzato da capanne e ambienti destinati alle attività produttive.

A rendere oggi più accessibile questo racconto contribuisce anche un nuovo allestimento museale, che affianca ai resti archeologici strumenti multimediali pensati per aiutare il visitatore a comprendere l’evoluzione del complesso. Un plastico illuminato ricostruisce la struttura della villa e le sue trasformazioni nel tempo, mentre il percorso espositivo accompagna il pubblico alla scoperta delle diverse fasi della sua storia.

Autore: Valeria Sermonti

Fonte: www.ilgiornaledellarte.com 9 set 2026

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