AQUILEIA (Ud). Un’antica piazza.

Pubblicato il : 6 Agosto 2019
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Porta ancora una volta l’impronta scaligera la campagna di scavi che, tra giugno e luglio di quest’anno, nel sito archeologico di Aquileia ha riportato alla luce un altro fotogramma della vita locale di epoca tardo-antica.
Nello specifico, una nuova piazza che, unitamente alle due rinvenute nel 1953-1954 dall’archeologo Giovanni Brusin, dentro l’area del Fondo ex Pasqualis posto a sud della basilica patriarcale e oggi gestito dalla Fondazione Aquileia, nel V secolo costituiva il fulcro dell’attività economica cittadina.
Una vera zona «mercantile», adibita a scambi commerciali favoriti dalla vicinanza al fiume, la cui presenza viene ora confermata proprio dalle operazioni di scavo recentemente condotte dall’équipe del Dipartimento Culture e Civiltà dell’Università di Verona, su concessione ministeriale, in accordo con la Soprintendenza Archeologia belle arti e paesaggio del Friuli Venezia Giulia, con il sostegno economico della Fondazione Aquileia e supporto logistico della ditta SAP.
Sotto la direzione di Patrizia Basso, professore di Archeologia Classica nell’ateneo scaligero, qui affiancata da Diana Dobreva, il gruppo di lavoro formato da Maria Bosco, Marina Scalzeri, Fiammetta Soriano, Andrea Zemignani – e con riguardo alle mansioni di documentazione grafica, studio dei materiali e public archeology, anche dai giovani Simone Pedron, Vittoria Canciani, Sabrina Zago, Lisa Monaco (tra i partecipanti pure studenti del Liceo Medi di Villafranca) – è intervenuto in una sezione archeologica incastonata nel cuore dell’Aquileia turistica.
«Circostanza che ha reso la nostra missione ancora più entusiasmante, perché lavorare nelle aree aperte al pubblico consente di instaurare un rapporto con i visitatori, e man mano che le scoperte affiorano raccontare loro la nostra professione», osserva Basso.
Un’archeologia partecipativa, potremmo ribattezzarla, che dopo oltre mezzo secolo dal contributo di Brusin aggiunge una terza, importante, tessera. Oltre a mostrare una pavimentazione in lastre lapidee, integrate a elementi di reimpiego, tra cui un tombino in ottimo stato di conservazione, la sezione della piazza indagata «ha rivelato tutta una serie di strutture laterali, riconducibili con buona probabilità alla preesistenza di un portico a due navate, che doveva a sua volta ospitare botteghe e bancarelle».
Evidenze che, lette congiuntamente, «ci dicono che qui sorgeva un polo commerciale, che nel V secolo, venne a costituire il nuovo cuore pulsante della vita economica e sociale dell’Aquileia tardoantica».
Altri indizi giungono dal sistema di attracchi e rampe di collegamento per portare le merci dal fiume Natissa ai punti di vendita urbani, «e quindi a queste piazze che, scavo dopo scavo, il tempo ci sta restituendo. Curiosa anche la datazione, perché a questo periodo risale il noto assedio di Attila e degli Unni, che le fonti raccontano come una pagina di grande rovina per la città di Aquileia».
Una storia cui questo quartiere sommerso aggiunge nuove righe. Visto che i dati rinvenuti stanno ricomponendo il mosaico di un centro commerciale ante litteram, «che in pratica dismise il ruolo dell’antico foro romano, un tempo centro della città, trasferendo la quotidianità degli abitanti nella nuova piazza del business».
Interessante «sarà studiare i numerosi chicchi di cereali combusti trovati sotto le travi della copertura bruciate durante l’incendio che provocò l’abbandono del complesso, i quali ci permetteranno di ipotizzare il regime alimentare dell’epoca».
Tra gli approfondimenti, le operazioni di carotaggio per lo studio sull’andamento dell’antico Natissa, mentre un laboratorio di dendrocronologia di Verona sta studiando i pali di legno per datare gli anelli di accrescimento degli alberi da cui provengono.

Fonte: www.larena.it, 5 ago 2019

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