Al nord della Tanzania, nell’Africa sudorientale e non lontano dal confine con il Kenia, alla quota di circa 600 metri s.l.m., si trova il lago Natron, poco profondo, che è da ritenere un unico per come si presenta: è completamente tinto di rosso e l’atmosfera che lo circonda emana odore di sostanze minerali.
Esso è famoso per una sua caratteristica: quando gli animali muoiono, se cadono nel lago, non solo quell’acqua impedisce la putrefazione della carne, bensì tende a preservare i corpi, avviando in processo assimilabile all’imbalsamazione, ricoprendoli di una crosta di sale, che conferisce loro l’aspetto di una pietrificazione: è un fenomeno chiarito dalla chimica, che dipende dalla salinità della stessa.
Ciò avviene quando questa è molto elevata e si trova insieme con concentrazioni consistenti di sodio, in particolare carbonato di sodio decaidrato e bicarbonato di sodio, con un pH molto alto, fino a raggiungere i valori fra 9 e 10,5, proprio come capita laggiù. A proposito di questo processo, è meglio fare attenzione, perché una goccia che cada sulla pelle avvia un processo di pietrificazione.
Questo composto ha consentita la diffusione di colonie di alga spirulina e cianobatteri i quali tendono ad assumere una colorazione dal rosa al rosso intenso; da ciò l’avvio verso l’imbalsamazione, conferendo all’elemento interessato una specie di “pietrificazione”.
Si tratta di un ambiente arido, con la presenza di alture vulcaniche, attorniato dai monti della Rift Valley. Tutt’attorno sono pozze d’acqua calda, accerchiate da depositi di fango screpolato e distese di sale ammassato, che emanano un odore di alghe e di minerali, il cui contenuto è abbondantemente di carattere sulfureo.
Il lago è alimentato da sorgenti e fiumi con carbonati e sali disciolti nell’acqua che, non essendoci via d’uscita, qui stazionano e si depositano. Le elevate temperature, che favoriscono un’intensa evaporazione, fanno sì che si verifichi la formazione di croste bianche e venature grigie, mentre l’acqua grazie ad alghe ed a cianobatteri da incolore passa al colore rosa o arancio o rosso intenso, dipendendo la tonalità dalla stagione e dalla luce. Il suo valore del pH lo rende inospitale per parecchie specie, però molti organismi vi si sono adattati e vivono e si riproducono con continuità. Ci sono circa 400 specie di uccelli; in particolare, il Lago Natron è il regno dei fenicotteri minori che amano questo luogo per riprodursi senza difficoltà.
Ebbene, proprio da quel lago proviene il natron (il nitro dei Greci e il nitrum dei Latini), che è un raro minerale della famiglia dei “carbonati e nitrati”, ed è diventato famoso perché utilizzato nella mummificazione di esseri umani e di animali domestici. Però esso aveva anche altre utilizzazioni, quali, per esempio, l’impiego nella produzione di ceramiche vetrose, in particolare in quella della faenza, oltreché nella preparazione di sostanze destinate alla pulizia degli ambienti di vita della gente ed all’igiene del corpo umano. La sua formazione si verifica in ambienti lacustri, dove si ammassa sulle sponde oppure precipita sui fondali delle raccolte d’acqua nei periodi di clima freddo.
Molto spesso lo si trova insieme con altri minerali, come termonatrite, trona, mirabilite, gaylussite, gesso o calcite.
I depositi più ricchi sono in Egitto e Russia. Alcuni luoghi in cui si è riscontrata la presenza di giacimenti di natron sono i seguenti: Quimper, nella Bretagna francese; Illmitz e Apetlon, nell’austriaco Burgenland; la cava di “Trass”, nei dintorni di Bad Neuenahr-Ahrweiler in Germania, precisamente in Renania-Palatinato; in Ungheria, nelle contee di Bács-Kiskun, di Csongrád-Csanád, di Hajdú-Bihar e di Szabolcs-Szatmár-Bereg.
Esso è, secondo la classificazione dovuta al mineralogista tedesco Hugo Strunz, che prevede la suddivisione dei minerali in 10 classi in base a principi “cristallochimici”, giacché tiene conto sia della composizione chimica sia dell’aspetto cristallino. Questo nome deriva dall’egiziano e significa “sale divino” e la sua estrazione avveniva dall’area egiziana denominata Wadi Natrum.
Dal punto di vista chimico è un carbonato di sodio naturale che, trovandosi in un ambiente secco, fiorisce e si trasforma nella termonatrite mono idrata, un minerale molto raro della classe dei minerali carbonati e simili, la cui formula chimica è la seguente: (Na2CO3·H2O); però, si può dire che il natron sia un carbonato di sodio con acqua. E anche in Italia si è trovato il natron sia sul Vesuvio e nelle sue fumarole in Campania, sia sull’Etna in Sicilia, nonché in Lombardia, a San Colombano al Lambro.
Nei depositi naturali, il natron si mostra sotto forma di incrostazioni fibrose o granulose e pure deposto su sali a formare efflorescenze. Visivamente è bianco o incolore, trasparente o traslucido ed offre uno striscio bianco. In acqua si scioglie senza problemi; è fosforescente e alcalino al sapore; soggetto alla fiamma si colora di giallo e con l’acido cloridrico diventa effervescente. Il minerale è estremamente instabile, tanto che nell’ambiente aereo si disidrata e sfiorisce, trasformandosi in termonatrite, carbonato sodico mono idrato, sostanza di cui si è detto più sopra.
Ma come avviene tutto questo fenomeno? Tutto dipende dalla Great Rift Valley, che è interessata da un’intensa attività vulcanica e che riversa con continuità nel lago i sui minerali ricchi di carbonato di sodio. Quella sostanza, si ricorda una volta ancora, che era utilizzata dagli antichi sacerdoti egizi o da chi per loro in occasione dei riti funebri per mummificare i propri defunti e per prepararli per il lungo viaggio per raggiungere l’eternità; lo stesso avveniva per gli animali da compagnia.
Autore: Mario Zaniboni – zamar.22blu@libero.it
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