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Michele Zazzi. Ex voto anatomici etruschi: tipologie e significato.

Per ex voto anatomici s’intendono le antiche rappresentazioni plastiche, complete o parziali, del corpo umano, offerte dai fedeli alle divinità al fine di ottenere la guarigione o a titolo di ringraziamento per averla ottenuta o comunque per ottenere la protezione divina relativamente a situazioni ed accadimenti riguardanti i fedeli stessi.
Il fenomeno si sviluppò dal IV secolo a.C. fino al I secolo a.C. circa in area etrusca, laziale, campana e pugliese.
Le parti del corpo umano ricorrentemente riprodotte riguardano teste, occhi, nasi, orecchie, maschere, toraci, colli, lingue, organi genitali maschili e femminili, arti superiori ed inferiori. Ci sono pervenuti anche ex voto cd. poliviscerali, che presentano addome aperto con evidenziazione di organi interni e visceri.
Nella stragrande maggioranza dei casi gli ex voto venivano realizzati in terracotta tramite stampi e matrici. Di solito erano verniciati con colori vivaci, solo in qualche caso si sono conservate tracce di colore (erano verniciati dopo la cottura).
Le offerte venivano raccolte sul pavimento (come attestano i ritrovamenti nel santuario di Gravisca, alla fine degli anni Settanta, e in quello di Monte Li Santi – Le Rote, a Narce), appese alle pareti oppure collocate su scaffali all’interno dei santuari, per essere successivamente deposte in apposite fosse consacrate (favissae), così da fare spazio ai nuovi doni destinati alle divinità.
Nei santuari e nei depositi votivi si ritrovano le varie tipologie di ex voto, talvolta sono rappresentate tutte le tipologie, in alcuni casi prevalgono solo certi tipi, ma gli ex voto anatomici sono sempre presenti.
Molto raramente i reperti in argomento contengono iscrizioni che possano fornirci indicazioni sulla divinità destinataria del dono e sulle motivazioni dell’offerta.
Relativamente all’Etruria è stato riscontrato che gli ex voto erano già utilizzati nella fase arcaica, ma che le offerte del tempo consistevano di massima in vasi di ceramica (perlopiù miniaturistica), oggetti di materiale pregiato ed in statuette fittili o bronzee di devoti e divinità.
Secondo una tesi condivisa (Annamaria Comella) nell’Etruria meridionale tra la fine del VI ed i primi del V secolo a.C. accanto alla produzione di ex voto arcaici sarebbero stati realizzati i primi ex voto anatomici consistenti in piccole teste in terracotta fabbricate in serie e derivate da statuette raffiguranti le korai arcaiche. Le più antiche testine provengono dal santuario di Campetti a Veio.
Con riferimento al V – IV secolo a.C. l’Etruria Settentrionale ed in particolare quella Padana (Adria, Reggio Emilia, Bologna, Marzabotto), hanno restituito alcuni votivi anatomici in bronzo; inoltre questi reperti metallici rimasero in uso anche nel periodo ellenistico (Fiesole, Vetulonia, Scansano, Tarquinia).
Le teste votive fittili sono solitamente ritenute rappresentazioni semplificate dell’offerente e quindi come tali escluse dai cd votivi anatomici. Nelle zone etrusche prevalgono le teste a capo scoperto (aperto capite); secondo il rito greco, mutuato dalla religione etrusca, il fedele si presentava avanti la divinità a capo scoperto. Secondo il rito romano invece si pregava a capo coperto (capite velato).
Le mani e le braccia sono presenti in numero significativo; si ritiene che tali offerte, più che rappresentare un ringraziamento per la guarigione dell’arto, avessero un valore simbolico e che la mano aperta esprimesse genericamente l’atto di adorazione della divinità da parte del fedele.
Le riproduzioni degli arti inferiori (piedi, gambe con piedi) sono particolarmente numerose nei depositi votivi etruschi. Si tende ad escludere che la loro rilevanza numerica sia da interpretare nel senso che gli arti inferiori fossero oggetto di malattia in misura superiore rispetto alle altre parti del corpo. Gambe e piedi potevano significare piuttosto il ringraziamento per il felice esito di un viaggio (forse anche il viaggio compiuto dal pellegrino per raggiungere il santuario) o la richiesta di protezione per un viaggio da intraprendere. La donazione degli arti inferiori poteva però costituire un offerta pro salute, data la particolare importanza nella società antica di avere arti inferiori in buone condizioni.
Gli occhi e le orecchie in Etruria risultano meno attestati che nel Lazio.
Il numero notevole di esemplari di occhi ritrovati nei complessi in cui sono presenti, unitamente all’assenza degli stessi nella maggior parte dei depositi votivi, ha fatto pensare che l’offerta fosse legata a specifiche caratteristiche del culto, forse anche in concomitanza con sorgenti d’acqua con proprietà terapeutiche.
Per quanto concerne le orecchie possono essere riferite alla guarigione, ma potrebbero significare anche una generica richiesta di ascolto da parte della divinità.
Mammelle ed uteri votivi provengono in numero significativo da depositi votivi etruschi; tali ex voto vengono prevalentemente interpretati come richieste di fertilità. Quest’ultima tesi sembrerebbe confermata dalla circostanza che frequentemente sono stati rinvenuti unitamente ad altre offerte legate alla fertilità, quali statuette di bambini o divinità con in braccio infanti.
Molto diffusa è anche la rappresentazione di organi genitali maschili, probabilmente legata alla procreazione ed alla fecondità in termini di ringraziamento (per la prole avuta) o come richiesta della stessa in funzione di future nascite. Tali ex voto potevano avere anche una funzione apotropaica. Con riguardo ad alcuni esemplari di organi genitali maschili si è pensato ad un collegamento con la sanatio (fimosi?).
Tra i pochissimi casi di votivi anatomici inscritti si segnalano un elemento fittile a forma di ginocchio, databile al III-II secolo a.C., proveniente da Tarquinia (deposito di Pian di Civita), donato da un certo Vel Tiples ed un’offerta a forma di utero proveniente da Vulci (Santuario di Fontanile di Legnisina) dedicato a Vei.
Gli ex voto anatomici ritrovati in territorio etrusco si distinguono per l’elevato numero di reperti, la povertà dei materiali utilizzati, la modesta qualità degli oggetti e la quasi totale assenza di iscrizioni. Tali offerte costituiscono una manifestazione della cultura religiosa dei ceti popolari della società etrusca e testimoniano una sorta di trasformazione ideologica nel rapporto tra l’uomo e la divinità: alle offerte di vasellame e di oggetti di valore, caratteristiche dell’età precedente, si sostituisce la riproduzione di parti del corpo umano, espressione di una forma di umanizzazione del culto.

Sugli ex voto anatomici cfr. tra gli altri:
– Fabiana Fabbri, Votivi anatomici fittili Uno straordinario fenomeno di religiosità popolare dell’Italia antica, Ante Quem, 2019;
– Maria Fenelli, Depositi votivi in area etrusco italica, Medicina nei Secoli Arte e Scienza, 7 (1995) pagg. 367 – 382, Journal of History of Medicine;
– Carla Tulini, La raccolta di terrecotte votive del Museo Civico di Modena in Devoti etruschi La ricoperta della raccolta di Veio del Museo Civico di Modena, Edizioni All’Insegna del Giglio, 2022, pagg. 28 e ss;
– Ornella Di Trapani, Gli ex voto anatomici del santuario di Punta della Vipera;
– post sull’argomento pubblicati nel sito Facebook “Museo Archeologico e d’Arte della Maremma” di Grosseto.

Di seguito immagini di ex voto anatomici da Marsiliana d’Albegna

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