Le popolazioni europee vissute circa 30.000 anni fa erano più mobili e interconnesse di quanto ritenuto finora. A rivelarlo è un nuovo studio internazionale pubblicato sulla rivista Science Advances, coordinato dall’Università di Vienna e realizzato con la partecipazione di ricercatori della Sapienza Università di Roma.
La ricerca combina analisi paleogenomiche di resti umani e DNA antico recuperato direttamente dai sedimenti delle grotte, permettendo di ricostruire le relazioni genetiche tra gruppi umani del Gravettiano, una delle principali culture del Paleolitico superiore europeo, diffusa tra circa 34.000 e 25.000 anni fa.
Lo studio presenta nuovi dati genomici relativi a tre individui gravettiani provenienti da Isturitz, nella Francia sud-occidentale, Chufín, nella Spagna settentrionale, e Ostuni, in Puglia. I risultati mostrano che la struttura genetica delle popolazioni europee precedenti all’Ultimo massimo glaciale era più complessa di quanto indicato dai modelli precedenti, con segnali di contatto e mescolamento tra popolazioni dell’Europa occidentale e gruppi legati all’Europa centro-orientale.
Un ruolo particolarmente importante per la componente italiana dello studio è svolto da Ostuni 1b, il feto associato alla celebre sepoltura di Ostuni 1, una donna gravettiana vissuta circa 28.000 anni fa, già analizzato in passato mediante metodologie avanzate dal gruppo di ricerca Sapienza. Le nuove analisi genomiche hanno confermato anche a livello genetico che Ostuni 1b era il figlio della donna sepolta a Ostuni. Il confronto tra il DNA della madre e quello del figlio ha consentito anche di ottenere informazioni indirette sull’ascendenza paterna. I risultati indicano che il padre apparteneva probabilmente ad una popolazione geneticamente simile a quella della madre, ma non si evidenzia una stretta parentela tra i genitori, pur nel contesto di una popolazione di dimensioni relativamente ridotte. “Ostuni 1 e Ostuni 1b rappresentano un caso eccezionale per lo studio delle popolazioni del Paleolitico superiore: la possibilità di analizzare geneticamente una madre ed il suo figlio non ancora nato ci permette di osservare dinamiche biologiche e demografiche normalmente del tutto inaccessibili per periodi così antichi”, spiega Alfredo Coppa, uno degli autori senior dello studio.
Utilizzando tecniche innovative, come il recupero di DNA dai sedimenti delle grotte in Cantabria, i ricercatori hanno ipotizzato inoltre che una popolazione umana rimase nella Penisola Iberica per oltre 12.000 anni, dove trovò un rifugio durante i periodi in cui gran parte dell’Europa era coperta dai ghiacci.
Il gruppo di ricerca ha poi recuperato dati genomici dalla Grotta di Isturitz, nella Francia meridionale, uno dei più importanti siti preistorici europei, per il quale non erano stati precedentemente riportati dati genomici umani.
Il genoma di una donna vissuta circa 30.000 anni fa ha rivelato una combinazione di ascendenze genetiche che può essere spiegata soltanto attraverso movimenti di popolazioni a lunga distanza attraverso l’Europa, rafforzando l’ipotesi del ruolo di Isturitz come possibile luogo d’incontro tra differenti gruppi umani durante la Preistoria.
Alla ricerca hanno partecipato per Sapienza Università di Roma studiosi afferenti al Dipartimento di Storia, Antropologia, Religioni, Arte, Spettacolo, al Dipartimento di Scienze Odontostomatologiche e Maxillo-Facciali, al Dipartimento di Biologia Ambientale, e all’Istituto Italiano di Studi Orientali, nell’ambito di una collaborazione internazionale che integra competenze paleogenetiche, antropologiche e archeologiche.
Riferimenti: P. Gelabert, S. Sawyer, V. Villalba-Mouco, O. Cheronet, V. Oberreiter, D. Gárate, C. Normand, L. G. Straus, M. R. González Morales, I. Gutiérrez-Zugasti, D. Cuenca-Solana, J. Darricau, H. de Lumley, J. M. Tejero, M. Stahlschmidt, T. Higham, M. Giannì, L. G. van der Sluis, C. Gómez-Montes, M. Ibáñez-Herranz, M. Hämmerle, B. Zagorc, F. Exler, F. Brück, S. Franz, F. Tenorio Cano, K. Stewardson, L. Qiu, A. B. Marín-Arroyo, M. Lucci, A. Nava, F. Genchi, D. Coppola, C. La Marca, A. Coppa, D. Reich and R. Pinhasi. Early Gravettian genomic data from Western Europe reveal population movements before the LGM – Science Advances 23 Oct 2026- Vol 12, Issue 43
Info:
Alfredo Coppa – Dipartimento di Storia, Antropologia, Religioni, Arte, Spettacolo – alfredo.coppa@uniroma1.it
Alessia Nava – Dipartimento di Scienze Odontostomatologiche e Maxillo-Facciali – alessia.nava@uniroma1.it
Michaela Lucci – Dipartimento di Biologia Ambientale – michaela.lucci@uniroma1.it
Francesco Genchi – Dipartimento Istituto Italiano di Studi Orientali – francesco.genchi@uniroma1.it
Fonte:
Sapienza Università di Roma, 26 ottobre 2026
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