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Mario Zaniboni. Anello con il faro di Alessandria d’Egitto.

Nel 1992, l’archeologo subacqueo francese Franck Gordio, ha attentamente studiato ed analizzato il fondo di quello che un tempo fu sede del Portus Magnus, il grande porto sito sul lato occidentale dell’antica Alessandria d’Egitto dell’isolotto Antirhodos, dove si elevava il palazzo di Cleopatra VII, la regina che è entrata nella storia insieme con il romano Marco Antonio.
Quel territorio nell’antichità era a livello normale del suolo, finché, a causa di una serie infinita di terremoti e maremoti, ha iniziato a sprofondare, a inabissarsi – se si vuole – portando con sé sotto il livello dell’acqua tutti gli edifici che vi erano stati costruiti sopra. Purtroppo, tutto questo avvenne nel XIV secolo.
Franck Gordio, scrupolosamente raccolse tutti i dati che fu in grado di recuperare per mappare quel braccio di mare sui cui fondali sono i resti della città tolemaica.
Il faro di Alessandria, costruito nel III secolo a.C. nell’isola di Pharos, in marmo bianco, era alto circa 120 metri e serviva di aiuto ai naviganti facilitando loro l’ingresso nel Mare Mediterraneo.
A parte quello che Gordio è riuscito a conoscere dal vero, attraverso le macerie delle strutture e dei frammenti di mosaico, sono le descrizioni della stessa tramandate da antichi autori a dare un’idea di come fosse veramente il faro.
E fra i resti di edifici ed il fango del fondo, sono stati rinvenuti diversi reperti, quali i resti di un obelisco, oggetti usati nella vita di tutti i giorni (bottiglie, contenitori vari, anfore, stoviglie, lampade a olio, frammenti di vetro); ed erano tutti distribuiti in otto secoli di storia, ossia dalla fondazione nella città da parte di Alessandro Magno fino al IV secolo d.C. Ma ciò che ha colpito maggiormente e ha messo in subbuglio gli studiosi è stato un anello in bronzo, tutto ricoperto da incrostazioni marine, che, una volta ripulito in un laboratorio specializzato, ha mostrato l’immagine del faro di Alessandria che dominava l’isola nel III secolo a.C.; essa, a gradoni, è inconfondibile. Fino a quel momento, ciò che avevano a disposizione gli scienziati erano le descrizioni di autori antichi, che parlavano di una costruzione alta attorno ai 40 piani, le cui immagini provenivano da mosaici incompleti e monete consunte dal tempo. Purtroppo, nel XIV secolo è crollato.
Questo ritrovamento fu ritenuto veramente eccezionale dagli studiosi di tutto il mondo come si riscontra dai loro commenti; fra questi è degno di nota quello del segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità, Hisham El-Leithy, che ha espresso il suo parere affermando con convinzione che si sia trattato di un’eccezionalità senza confronti, in quanto per la prima volta è stata riportata l’immagine di come doveva essere il faro di Alessandria: pertanto, quell’anello è un reperto che non è nemmeno valutabile per quanto riguarda il suo valore storico.
Il faro era una struttura distribuita su diversi livelli che in vetta portava una statua e negli angoli del primo livello dei tritoni. Non ci sono dubbi sulla corrispondenza fra la figura del faro riportata sull’anello e quella sulle monete coniate ad Alessandria nel II secolo a.C., cioè quando l’Impero Romano era governato, prima, da Domiziano e, poi, da Antonino Pio; e con tale raffronto, per gli scienziati è stato semplice datare il gioiello ponendolo in questo periodo storico.
Quell’anello, più che un oggetto estetico era di lavoro, perché funzionava da sigillo che veniva premuto sulla cera calda o sull’argilla morbida, per chiudere vari documenti.
Non è noto a chi fosse appartenuto; forse era di chi aveva l’incarico di tenere in funzione il faro e quant’altro.
Quando il faro è stato costruito, su progetto dell’architetto Sostrato di Cnido, sul trono era Tolomeo I. La sua fiamma era dovuta alla combustione di legna e resina e la sua potenzialità era accresciuta da grandi specchi di metallo al punto di rendersi visibile a diversi chilometri di distanza dalla costa a sollievo dei naviganti, soprattutto quando erano in difficoltà.
Comunque, tornando all’anello, esso mostra l’immagine di una delle Sette Meraviglie dell’intero mondo antico.
Quell’eccezionale ritrovamento, comunicato dall’Istituto Europeo Superiore di Archeologia Subacquea (IEASM) e dal Consiglio Superiore delle Antichità Egiziane è un tesoro incomparabile.
Per inciso si può ricordare che un gruppo di ricercatori del progetto Pharo sta lavorando nell’altra estremità del porto per portare all’asciutto blocchi di granito appartenenti al basamento del faro, cercando di ricostruirne l’aspetto originale.

Autore: Mario Zaniboni – zamar.22blu@libero.it

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