Sono finalmente conclusi i lavori che restituiscono al pubblico lo splendore del Salone dei Pavoni e delle Maschere della Villa di Poppea (Villa A) a Oplontis.
Gli ambienti, ora liberi dal cantiere, si ricongiungono alle strutture già note della Villa, ne ampliano la planimetria verso la sezione occidentale del parco e valorizzano il percorso di visita del lussuoso complesso di Torre Annunziata afferente al Parco Archeologico di Pompei. La campagna iniziata nel maggio 2025 ha portato alla luce zone riferibili agli ambienti termali, al portico meridionale con l’annesso giardino e al Salone dei Pavoni e delle Maschere.
L’archeologo Antonio Arcudi, direttore tecnico per l’azienda (Sapit) a cui sono stati affidati gli scavi, racconta come in corso d’opera le ipotesi iniziali sulla struttura e sulle decorazioni si siano modificate con il procedere degli interventi: «Ora abbiamo un quadro più chiaro delle interconnessioni architettoniche, una visione completa dell’ambiente 16, quello termale, e dell’ambiente 15, che corrisponde alla Sala dei Pavoni, e l’andamento del porticato meridionale che, secondo le prime ricostruzioni, doveva essere molto più piccolo. Il cuore delle indagini ha riguardato proprio il Salone dei Pavoni, identificato come “oecus” (ambiente di ricevimento della casa), interessato da un importante crollo con centinaia di frammenti di parte della parete occidentale. L’apparato decorativo in II Stile qui rinvenuto rispecchia con estrema precisione quello della parete orientale, introducendo tuttavia varianti iconografiche di rilievo scientifico. L’attribuzione degli esemplari aviformi, precedentemente ipotizzati come pavonesse, ora li identifica come due porfirioni (“Porphyrio porphyrio”), uccelli sacri a Venere e simbolici guardiani della fedeltà coniugale. Sulla stessa parete sono stati portati in luce frammenti di intonaco che mostrano due maschere riconducibili alla commedia, mentre su quella orientale appaiono quelle della tragedia, una dualità iconografica ancora in fase di studio. Ha offerto nuove acquisizioni un albero che, caso raro, si trova posizionato nella sua locazione originale, dove è rimasto anche dopo l’eruzione del 79 d.C. Per il suo calco ci sono voluti oltre 300 litri di gesso liquido e siamo riusciti a restringere il campo della sua identificazione tra un olivo o un platano».
Se gli obiettivi per questa fase di scavo sono stati raggiunti, si attende ora un nuovo progetto per ricollocare i frammenti recuperati con parti di affresco, già oggetto di una catalogazione preliminare, a completamento della parete occidentale.
Autore: Graziella Melania Geraci
Fonte: www.ilgiornaledellarte.com 7 maggio 2026









