ROMA. Via del Tritone, dal cantiere spunta un quartiere imperiale.

Pubblicato il : 29 Ottobre 2013
via del tritone

via del tritoneLo sferragliare di macchine e autobus lungo via del Tritone camuffa i rumori di scavo. Ma al di là della imponente facciata incartata dai ponteggi, lì dove il cartello dei lavori ricorda il cantiere dove sorgerà il futuro palazzo de La Rinascente, stanno riaffiorando straordinari reperti antichi: non solo le strutture originali dell’Acquedotto Vergine, ma anche un intero quartiere della Roma imperiale.
È qui, infatti, che è stata scoperchiata una sequenza di ambienti appartenenti ad «insulae» abitative (i condomini, su più piani, dell’antica Roma) separate da tratti di strada. Ancora, è stata riconosciuta una «domus» riccamente decorata e un vasto impianto termale. A caratterizzarli, splendidi pavimenti in «opus sectile», decorati cioè con intarsi di marmi dei più variegati colori, che orchestrano disegni geometrici, accanto a mosaici di tessere bianche e nere che compongono fasce dai motivi vegetali.
Nei giorni scorsi erano filtrate indiscrezioni sul cantiere, alludendo al ritrovamento di resti antichi di magazzini. Ma ora, a fare chiarezza è la Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma, che sta portando avanti le operazioni di scavo preventivo sotto la direzione scientifica di Fedora Filippi.
L’intera area di cantiere, dove sorgerà il futuro palazzo de La Rinascente, si estende per circa 4000 metri quadrati, tra via del Tritone e via Due Macelli. Ed è in questo sito che nel 2011 sono partite le indagini archeologiche della Soprintendenza, prima sotto la guida dell’archeologo Roberto Egidi, poi ereditate dalla Filippi. Il primo gioiello ad essere riportato alla luce è stato l’Acquedotto Vergine, l’unico ancora funzionante dopo duemila anni, anche «solo» per alimentare le grandi fontane del centro, prima fra tutte la Fontana di Trevi.
«Gli scavi hanno sin dall’inizio messo in luce un tratto dell’acquedotto Vergine, che segna il limite nord-orientale della proprietà, sul lato opposto rispetto a via del Tritone – racconta Fedora Filippi – L’acquedotto, costruito in età augustea da Agrippa e restaurato senza soluzione di continuità fino ad età moderna, in questo tratto recuperato si sviluppa su arcate in blocchi di tufo e rappresenta l’evidenza più antica individuata».
Come fa sapere la Soprintendenza, è attualmente allo studio il progetto di valorizzazione dell’«Aqua Virgo» all’interno dell’edificio, che sarà restaurato e reso visibile al pubblico. «Il bellissimo prospetto delle arcate in blocchi quadrati di tufo col marcapiano in travertino sarà musealizzato nel piano interrato del nuovo edificio», racconta Roberto Egidi. Quello della Rinascente sarà un nuovo affaccio sull’Acquedotto Vergine.
Ma non finisce qui. Le sorprese sono arrivate durante le indagini nell’area a ridosso della facciata su via del Tritone. «L’area finora indagata ha restituito numerosi ambienti in opera laterizia di epoca imperiale, adibiti probabilmente in un primo momento ad ”insulae” abitative divise da due tracciati stradali», avverte la Filippi. E gli antichi basoli riaffiorati evocano chiaramente il sistema degli assi stradali. «All’interno di parte di questi ambienti si impianta una ricca domus decorata da pavimentazioni marmoree e mosaici», continua la Filippi. E le decorazioni davvero catturano l’attenzione degli studiosi, per via dell’elaborata scacchiera di marmi policromi che compongono variegate forme geometriche.
«Un’altra area è occupata da un impianto termale, tuttora in corso di scavo», aggiunge la Filippi. I lavori, infatti, procedono. Come fanno sapere dalla Soprintendenza «ci vorrà ancora qualche mese per verificare la consistenza archeologica nel sottosuolo e completare le indagini».
Un tesoro che potrebbe far slittare di qualche mese i tempi presunti di conclusione dei lavori del palazzo che, come indica il cartello del cantiere, sono previsti per il 21 dicembre del 2014. Comunque, da prassi nelle procedure di archeologia urbana «i risultati saranno valutati in relazione al progetto».

Autore: Laura Larcan

Fonte: www.ilmessaggero.it , 15 Ottobre 2013

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