ROMA. Mitra e i «se» della storia.

Pubblicato il : 20 Novembre 2014

Era la mattina del 10 febbraio 1934 quando il postino suonò al portone del palazzo di Corso Italia 19, a Roma, per consegnare un telegramma al professor Franz Cumont, grande archeologo e studioso dei culti mitraici. Il messaggio, inviato da Clark Hopkins e Michael Rostovtzeff, proveniva da Aleppo, in Siria, e recitava: «Mithrée peint découvert près votre tente. Venez» («Scoperto mitreo dipinto vicino alla vostra tenda. Venite»).
La tenda era quella della missione di scavo a Dura Europos, il sito indagato da Cumont negli anni Venti e dove, nel 1932, Hopkins aveva scoperto i resti della celebre sinagoga dipinta (ora al Museo di Damasco).
Cumont partí subito per la Siria, nella speranza di poter finalmente disporre della prova archeologica di quanto andava teorizzando da anni: che il culto di Mitra fosse, a tutti gli effetti, una religione di antichissime origini orientali. Ma, giunto a Dura, la delusione non si fece attendere. Come ricorda Richard Gordon, lo studioso del mitraismo al quale dobbiamo il racconto dell’episodio appena citato, Cumont si rese subito conto che il santuario era stato realizzato intorno alla metà del II secolo d.C., da militari palmireni, verosimilmente sotto influenza romana.
In un’epoca, dunque, che in nessuna maniera poteva collimare con l’ipotesi dello studioso.
Della «grande illusione» che ha informato l’opera di Franz Cumont, tuttora considerato il padre degli studi sui cosiddetti «culti orientali», parliamo nello speciale di questo numero (vedi altro articolo in merito).
La sua illusione non scalfisce, però, una verità incontestabile: quella dell’enorme fortuna riscontrata dal culto di Mitra in tutto il mondo romano. A questo proposito è rimasta celebre l’affermazione del filosofo e orientalista Ernest Renan, del 1882, secondo il quale «se il cristianesimo fosse stato fermato alla sua nascita da qualche malattia mortale, il mondo sarebbe diventato mitraico».
Gli fa eco, 130 anni dopo, l’antichista Alexander Demand. Per lo studioso il cristianesimo fu in grado di imporsi alla concorrenza delle religioni misteriche (tra cui il mitraismo) «non ultimo perché la nuova religione poteva far conto sull’appoggio dell’autorità statale». E, se l’affermazione del cristianesimo non si fosse verificata in questo modo, nessuno degli altri culti «orientali» avrebbe avuto la forza di farsi strada da solo. Sempre secondo Demand, i numeri per riuscirvi li avrebbe avuti, semmai e qualche secolo piú tardi, solo un altro credo, quello… dell’Islam.
La storia, però, e tanto meno quella delle religioni, non si fa con i «se».

Autore: Andreas M. Steiner

Fonte: http://www.archeo.it, n. 348 del marzo 2014

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