POMPEI (Na). Il rosso pompeiano diventa un ”giallo”.

Pubblicato il : 26 Ottobre 2011
Non bastavano i crolli a Pompei, gli atti vandalici in piazza Navona e i tagli governativi ai beni culturali.
Il patrimonio artistico nazionale subisce un altro colpo basso, stavolta nella sua certezza cromatica e per cause naturali. Succede infatti che il celeberrimo «rosso pompeiano», quell’intensita’ tendente al mattone che caratterizza le pareti delle ville di Ercolano e Pompei, altro non e’ che un giallo ocra modificato dai gas emessi dal Vesuvio durante la catastrofica eruzione del 79 dopo Cristo.
A scoprirlo e’ una ricerca condotta da Sergio Omarini dell’Istituto nazionale di ottica del Consiglio nazionale delle Ricerche (Ino-Cnr) di Firenze, i cui risultati sono stati presentati ieri a Roma in occasione della VII Conferenza nazionale del colore, che si conclude oggi all’Universita’ La Sapienza.
L’attuale immaginario cromatico delle due antiche citta’ alle falde del Vesuvio sarebbe insomma daltonico, e alla luce dello studio del Cnr andrebbe parzialmente ribaltato.
«Grazie ad alcune indagini – ha spiegato Sergio Omarini – abbiamo potuto accertare che il colore simbolo dei siti archeologici campani in realta’ e’ frutto dell’azione dei gas ad alta temperatura, la cui fuoriuscita precedette l’eruzione vesuviana del 79 dopo Cristo».
Non che il fenomeno non fosse noto agli esperti, anzi. Ma lo studio ha consentito per la prima volta di quantificarne la portata, almeno ad Ercolano.
«Le pareti attualmente percepite come rosse – prosegue il ricercatore – sono 246 e le gialle 57, ma stando ai risultati, in origine dovevano essere rispettivamente 165 e 138 per un’area di sicura trasformazione di oltre 150 metri quadrati di parete».
Una scoperta che riscrive la colorazione «pompeiana» delle cittadine campane, tingendola – e’ proprio il caso di dirlo – di giallo. Il rosso pompeiano e’ infatti un’ocra rossa di origine inorganica naturale, composta da ossido di ferro. Inizialmente veniva preparata con gli scarti di lavorazione del cinabro, composto di mercurio, e dal minio, composto di piombo: pigmenti rari e costosi che ne limitavano l’utilizzo ai dipinti e ai casi di estrema necessita’. Oppure si otteneva scaldando l’ocra gialla, una terra di facile reperibilita’.
«Proprio quest’ultimo effetto descritto anticamente da Plinio e Vitruvio – conclude Omarini – si puo’ percepire anche a occhio nudo nelle fenditure che solcano le pareti rosse di Ercolano e Pompei».

Autore: Max Cassani

Fonte
: La Stampa.it, 16-09-2011

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