POMPEI (NA). Agonia infinita, i crolli che nessuno vede.

Pubblicato il : 10 Marzo 2012
La fragilità della Pompei antica ha due volti: quello finito sotto i riflettori (malgrado i tentativi di tenerlo il più possibile nascosto) e per il quale si sono mobilitati Unesco, Unione Europea e «pa-peroni» di tutto il mondo impegnando risorse finanziarie a 9 cifre. E quello «oscurato» da decenni, non soltanto indifeso e privo di tutele ma oltraggiato con il silenzio.
I crolli che hanno ferito la città eterna non sono solo quelli denunciati fino ad oggi, e che hanno fatto il giro del mondo. Ci sono altre ferite, in certi casi anche più gravi, che invece di essere medicate vengono lasciate sanguinanti. Per mancanza di risorse, di uomini e soldi, ma anche – probabilmente – nel timore che il macigno delle responsabilità possa far saltare qualche poltrona.
La Casa del Marinaio, ad esempio, è crollata da tempo, indifferente agli annunci di mappe del rischio e priorità di interventi. E intanto pregiati mosaici sono stati lasciati agonizzanti, abbandonati alle intemperie, al degrado e all’usura del tempo. Le foto scattate da chi è potuto passare per la Regio VII – area interdetta al pubblico in direzione di Porta Nola, sono eloquenti.
«I mosaici oltraggiati, deturpati e abbandonati della casa del Marinaio, ma anche della domus cosiddetta della Regio VII – racconta con amarezza chi lavora agli Scavi – rappresentano uno spettacolo deprimente, tenuto nascosto da decenni di proposito. Nessuno dei ministri che sono venuti in visita, né gli ispettori dell’Unesco e tanto meno il commissario europeo Hahn sono stati accompagnati da queste parti. Ci troviamo di fronte a gravi omissioni».
La soprintendente Teresa Elena Cinquantaquattro dal canto suo si limita a dire che «il restauro della Casa del Marinaio è al primo posto tra gli interventi da realizzare» Che la soprintendenza eviti di denunciare i crolli che avvengono all’intervo dell’area archeologica è un sospetto che il procuratore capo della Repubblica di Torre Annunziata Diego Marmo ha rilanciato più volte. Anche il professor Nicola Augenti, il superperito nominato dalla procura per accertare le cause dei crolli della Schola Armatura-rum e della casa del Moralista – e che adesso ha sulla scrivania anche le foto della Regio VII – ricorda che «ancor prima dei cedimenti strutturali avvenuti il 6 novembre del 2010, in soprintendenza non c’era la buona abitudine di denunciare i crolli».
E ricorda: «Non denunciare è reato per un libero cittadino, figurarsi per un ente pubblico».
Intanto, le perizie dei primi crolli saranno consegnate in procura entro la metà di marzo. Mentre il piano di rilancio continua come previsto dalla tabella di marcia stilata dal governo. Sarà convocato per gli inizi di aprile il primo tavolo tecnico Unesco e Mibac. Un incontro attraverso il quale l’agenzia delle Nazioni Unite fornirà al ministero assistenza tecnica nella realizzazione del programma di salvaguardia e restauro del sito archeologico di Pompei. Il piano prevede interventi per la cosiddetta «Buffer zone», owero la zona tampone all’esterno degli scavi. Il programma prevede il coinvolgimento di Acen, associazione dei costruttori edili napoletani, che a Parigi, lo scorso novembre, siglò un’apposita intesa con la Regione Campania e la Camera di Commercio per un sistema integrato di sviluppo che riguarda anche i collegamenti e l’accoglienza. Per la fine di marzo sono attesi i 5 bandi per consolidamento e restauro di altrettante domus. A metà aprile, invece, il ministro Lorenzo Ornaghi ha assicurato la pubblicazione del bando per la riduzione del rischio idrogeologico nel terrapieno delle Regiones III e IX, ossia l’area interessata dal crollo del novembre 2010 lungo via dell’Abbondanza. Entro il 31 luglio sarà la volta dei bandi per la messa in sicurezza di tre Regiones. Entro il 31 dicembre 2012 altri bandi per la messa in sicurezza delle altre cinque Regiones. Il piano, secondo il ministro per i Beni e le Attività Culturali, si concluderà alla fine del 2015 con la spesa complessiva dei 105 milioni di euro finanziati dall’Ue.

Fonte: Il Mattino, 07/03/2012

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