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POLONIA. Una pentola del tesoro rotta da un aratro. Il campo continua a fiorire di monete romane.

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Per quanto giustamente negletti dagli archeologi, gli aratri hanno un’indiretta – per quanto brutale – connivenza con gli studiosi delle antichità. Molti siti sono stati scoperti casualmente proprio grazie all’azione del vomere, che certo non accarezza gli strati. Ma li sconvolge. Eppure, tenuto conto che spesso il nucleo degli strati archeologici – a causa delle millenarie sedimentazioni – si presenta, generalmente, nei suoi elementi portanti, a un livello inferiore a quello che può essere raggiunto dall’aratro stesso, risulta evidente che i lavori agricoli, quando pizzicano la parte superiore delle vestigia hanno una funzione di segnalazione di aree anticamente antropizzate delle quali si è persa memoria.
All’azione di aratri – trascinati chissà per quante generazioni – e al lavoro di archeologi e appassionati in perlustrazione si deve la scoperta di un tesoretto di 112 monete romane del I e del II secolo, in Polonia, avvenuta a Pólwies, un villaggio di 300 abitanti, che appartiene al Comune di Zalewo (7mila residenti) nella parte settentrionale del Paese.
Il primo ritrovamento – 68 monete – si deve a un appassionato di storia. Le altre sono state individuate, dopo la segnalazione compiuta dal primo cercatore al museo del circondario – dagli studiosi del museo. Proprio in queste ore, prima di chiudere, a causa del freddo, la stagione archeologica, i responsabili del museo hanno raggiunto il “campo dei miracoli” e, grazie all’uso di metal detector hanno recuperato ancora un prezioso gruzzoletto, dal quale spicca una moneta romana che reca l’effigie di Vespasiano.
“Anticipando di qualche ora i primi “attacchi invernali” dicono gli studiosi del Muzeum w Ostródzie – abbiamo condotto ulteriori ricerche nel campo in cui abbiamo già trovato monete romane. Tra le monete appena scoperte, in queste ore, la sorpresa più grande è il denaro di Vespasjano. È la moneta più antica di tutte quelle che abbiamo qui trovato. Risale agli anni 72-73 d.C”. La moneta più recente risale agli anni 194-195 d.C. durante il regno di Settimio Severo. Ciò significa che, molto probabilmente, le monete furono accumulate, nel tempo, per il valore del metallo e costituirebbero pertanto un tesoretto familiare o di un deposito votivo. La “pentola del tesoro” non fu più alimentata successivamente. Ciò significa che il tesoretto fu sepolto, presumibilmente, nel 200 d. C.
Secondo Lukasz Szczepanski, studioso che lavora per il museo locale, i denari di Pólwsie sono associati al popolo della cultura Wielbark, cioè le tribù dei Goti e dei Gepidi, che usavano anche monete romane. L’afflusso massiccio di denaro da Roma
era legato non solo ai contatti commerciali o al saccheggio delle tribù del nord, ma potrebbe derivare dai salari pagati, nel tempo, alle truppe ausiliarie locali al servizio dell’Impero Romano o dai tributi annuali pagati dai romani in cambio del mantenimento della pace sui confine danubiani.

Fonte: www.stilearte.it, 8 dic 2021

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