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OLANDA. Un soldato romano ucciso 2mila anni fa.

La scena dell’antico crimine è in Olanda e si riferisce ad un ritrovamento archeologico effettuato alla fine degli anni Settanta del secolo scorso. In un pozzo nei pressi di Velsen, nei Paesi Bassi (provincia dell’Olanda settentrionale), nel 1977 alcuni archeologi dilettanti scoprirono i resti quasi completi di un uomo, accompagnati da un pugnale, un anello, una fibula ed una calzatura militare. Il luogo ospitava, circa duemila anni fa, un forte romano. Da allora, l’identità della vittima e le circostanze della sua morte hanno alimentato diverse ipotesi.

Inizialmente, gli studiosi collegarono il ritrovamento alla rivolta dei Frisoni del 28 d.C., descritta dallo storico Tacito, scoppiata in seguito alle richieste fiscali di Roma. Ma Carol van Driel-Murray e Mark Driessen, archeologi dell’Università di Leida, hanno deciso di riesaminare il caso, mettendo alla prova le interpretazioni tradizionali con un approccio interdisciplinare, attraverso analisi isotopiche, indagini osteoarcheologiche e tecniche forensi avanzate.
I risultati, illustrati nel volume Victims of Violence from the Early Roman Fort Velsen, delineano un omicidio particolarmente brutale. Le ossa presentano numerose ferite da arma bianca, comprese lesioni nella parte interna della gabbia toracica e diverse perforazioni nella pelvi. Attraverso ricostruzioni tridimensionali, i ricercatori hanno cercato di comprendere la dinamica dell’aggressione. L’arma utilizzata potrebbe essere stata un pugnale militare romano, forse proprio quello ritrovato accanto al corpo.
Il numero e la distribuzione delle ferite suggeriscono un’aggressione violenta, difficilmente riconducibile, secondo Driessen, ad un semplice scontro difensivo durante un attacco al forte. L’archeologo ipotizza piuttosto un gesto di vendetta, compiuto con estrema ferocia.

Anche il profilo della vittima riserva sorprese. L’uomo era alto circa un metro e 90, aveva una corporatura muscolosa e indossava una cintura militare. Gli oggetti recuperati suggeriscono che fosse un soldato di basso rango, nonostante la presenza di un elemento di pregio: il fodero del pugnale, realizzato secondo il gusto romano. Le analisi dello smalto dentale hanno inoltre rivelato che trascorse l’infanzia nell’Europa meridionale, contraddicendo la precedente ipotesi secondo cui potesse essere un frisone.
Chi lo uccise, dunque? Le possibilità restano diverse: i Frisoni durante un’incursione, i superiori romani in seguito ad una diserzione oppure la popolazione locale per una ritorsione. Van Driel-Murray e Driessen ritengono plausibile anche un’esecuzione informale da parte dei commilitoni, forse per una condotta ritenuta inaccettabile.

Il caso dimostra quanto il confronto tra fonti scritte e reperti archeologici possa modificare la ricostruzione del passato. Tacito racconta il ritiro romano dal Nord del Reno intorno al 28 d.C., ma i reperti suggeriscono una presenza più duratura.
Lo scheletro è oggi conservato al Museo nazionale delle antichità di Leida, in attesa di una possibile esposizione permanente. A quasi duemila anni dall’omicidio, la scienza ha chiarito molti dettagli della vicenda, ma il nome dell’assassino e il movente restano avvolti nel mistero.

Autore: Valeria Sermonti

Fonte: www.ilgiornaledellarte.com 29 ottobre 2026

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