Il cantiere dei lavori, avviato il 23 marzo 2026, è stato completato il 29 agosto: il restauro del campanile della Pietrasanta, a Napoli, è stato illustrato il 9 ottobre scorso, nell’aula congressi del complesso di Sant’Antoniello a Port’Alba, presenti tra gli altri il Capo del Dipartimento per la tutela del patrimonio culturale, Luigi La Rocca, e il Direttore Generale per l’unità di missione per il PNRR, Angelantonio Orlando, la Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, per il comune di Napoli, Rosalia D’Apice.
Si è proceduto, nello specifico, della messa in sicurezza e miglioramento sismico della torre medievale di via dei Tribunali. Tale struttura è ciò che resta dell’assetto medievale dell’attuale chiesa di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta, per molto tempo considerata coeva alla basilica del VI secolo voluta dal vescovo Pomponio; ma gli studi condotti nei primi anni del ’900 hanno permesso di collocare la fondazione tra il X e l’XI secolo.
Si tratta – riporta la Soprintendenza- di un raro esempio di architettura medievale napoletana, che trovava confronto solo nel campanile di Santa Maria a Piazza, molto simile per caratteristiche costruttive e di analoga datazione, che fu però demolito nel 1923 durante i lavori di rifacimento di via Forcella. Caratteristico del campanile, è il paramento in laterizi, punteggiato da un gran numero di materiali di reimpiego differenti per forme e tipologia. I materiali di spoglio -si aggiunge- sono concentrati nel basamento, nei cantonali e ai lati del fornice, disposti in apparente disordine ed in taluni casi anche capovolti, al doppio scopo di dare prestigio al campanile e di fornire maggiore stabilità al basamento.
Nel tempo, la torre è stata inglobata in edifici di abitazione, occupati fino ai primi anni Sessanta del Novecento e demoliti un decennio più tardi. Da allora, l’interno è rimasto inaccessibile e la manutenzione impossibile, determinando un progressivo degrado.
I lavori hanno consentito, inoltre, il restauro dell’intero paramento esterno, delle campane insieme al loro sistema di funzionamento ligneo e dei materiali di reimpiego. Le due campane in bronzo, la maggiore e la minore, ancora funzionanti, sono caratterizzate da cavallotti fusi a forma di sfingi o sirene, purtroppo non visibili dal basso. L’iscrizione, che corre lungo il bordo inferiore, data la campana maggiore al 1633.
Il progetto è stato coordinato dall’architetto Giovanna Russo Krauss della Soprintendenza, che ha anche diretto i lavori, finanziati con 780.000 euro del PNRR.
Nel caso del campanile della Pietrasanta, un rigoroso e sapiente intervento di restauro, sicuramente il primo di cui si ha memoria e documentazione, restituisce alla città uno dei suoi simboli più preziosi ed antichi, uno dei più importanti esempi di architettura romanica a Napoli che, grazie alla presenza di marmi di reimpiego di epoca romana ed altomedievale, può essere considerato un vero e proprio palinsesto lapideo della stratificazione storica della città. Un monumento spesso trascurato e violato dal degrado atmosferico e antropico che, da oggi, tutte le istituzioni, ognuna nell’ambito delle rispettive competenze, devono insieme proteggere e valorizzare.
La Soprintendente Rosalia D’Apice ha affermato: “La conclusione dell’intervento di messa in sicurezza e miglioramento sismico della torre medievale di via dei Tribunali è un risultato che si inserisce nel più ampio successo dell’Investimento M1C3-2.4 del PNRR a titolarità del Ministero della Cultura, che ha offerto a centinaia di luoghi di culto, torri e campanili in tutta Italia una straordinaria occasione per compiere un passo concreto verso l’attuazione di interventi di miglioramento sismico che da anni erano previsti e non si riuscivano a realizzare per carenza di risorse. Il completamento degli interventi per 727 edifici di culto, torri e campanili ha consentito di raggiungere pienamente gli obiettivi europei del Piano, superando quello che era l’obiettivo fissato dalla Commissione europea. Un risultato per il quale desidero complimentarmi con la Soprintendenza di Napoli e con il Servizio III del Dipartimento della Tutela, che hanno assicurato il coordinamento ed accompagnato l’attuazione di un investimento tanto complesso quanto strategico.».
A Napoli -è dato leggere sul Polo culturale Pietrasanta-, il passato si nasconde, si sovrappone, qualche volta riemerge, ma non passa. Il Campanile della Pietrasanta lo dimostra in maniera quasi sorprendente: restituito alla città dopo un accuratissimo restauro, conserva nella propria struttura elementi provenienti da edifici più antichi. La tradizione colloca infatti in quest’area un antico tempio dedicato ad Artemide, la dea greca poi assimilata alla Diana romana. Siamo nel centro di Neapolis, in uno dei luoghi nei quali la città antica e quella cristiana si sono incontrate e sovrapposte. Poi arrivò Pomponio, vescovo di Napoli, e con lui la fondazione della basilica della Pietrasanta. il passaggio dal mondo pagano a quello cristiano entra nella leggenda, secondo cui un enorme maiale nero, apparizione del diavolo, terrorizzasse gli abitanti della zona. Pomponio avrebbe ricevuto in sogno dalla Madonna l’indicazione di costruire proprio lì la nuova chiesa, vincendo così la presenza infernale. E la leggenda dice qualcosa di vero sulla memoria dei luoghi: quando cambia una civiltà, ciò che viene prima non scompare necessariamente. Può trasformarsi in racconto, in simbolo, in paura. Ed è esattamente ciò che è accaduto alla Pietrasanta. Il campanile è una straordinaria macchina del tempo, nella cui struttura sono stati riutilizzati materiali di epoca romana, frammenti architettonici e persino una traccia inattesa della vita quotidiana degli antichi: un’incisione riconducibile al ludus latrunculorum, il gioco da tavola a scacchiera caro a Cicerone.
Poi, detta fonte aggiunge: “Le pietre di una città sono diventate le pietre della città successiva. Anche sotto la basilica, il passato continua a riaffiorare, con le tracce delle antiche infrastrutture idrauliche. E questa è la forza più affascinante: qui la storia non è una successione di epoche separate. È una stratificazione. Ogni epoca ha lasciato qualcosa di sé dentro quella successiva. È una delle ragioni per cui Napoli è così difficile da raccontare e così impossibile da esaurire. Il restauro del campanile più antico della città, dunque, non restituisce soltanto una torre, restituisce leggibilità ad un pezzo della memoria della città. Se lo si guarda con attenzione, si può immaginare tutto ciò che è passato da queste mura: la dea antica, la città greca, Roma, il cristianesimo, la paura del diavolo, le generazioni che hanno costruito sopra ciò che avevano trovato sotto. E forse è proprio questa la lezione della Pietrasanta. A Napoli il tempo non cancella: incorpora. Il diavolo della leggenda è scomparso da secoli. Artemide appartiene ad un mondo ancora più lontano. Ma il luogo è rimasto. E ora, con il campanile restaurato, torna a parlare. Non racconta soltanto ciò che Napoli è stata. Racconta come Napoli è diventata Napoli”.
Più chiaro ed esplicito di così…
Autore: Gennaro D’Orio – doriogennaro@libero.it









