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MANDURIA (Ta). Scoperta una tomba monumentale con iscrizioni dedicate ad una sacerdotessa.

Sul sito dell’antica città di Manduria (Ta) recenti indagini archeologiche condotte dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto nel Parco delle Mura Messapiche hanno portato alla luce testimonianze di grande interesse storico, con una scoperta destinata ad attirare l’attenzione degli studiosi: una tomba monumentale probabilmente appartenuta ad una donna che ricopriva un ruolo sacerdotale.

I risultati degli scavi sono stati presentati il 29 ottobre nella sede della Soprintendenza a Lecce, alla presenza del soprintendente Antonio Zunno e del sindaco di Manduria Domenico Sammarco.

Le ricerche hanno interessato due settori del parco: l’area della Porta Est, dove è proseguito lo scavo di una necropoli, e la zona meridionale, indagata attraverso uno scavo stratigrafico esteso su circa 180 metri quadrati. Le attività hanno permesso di approfondire le trasformazioni della città tra il V e il III secolo a.C., ricostruendo l’evoluzione delle fortificazioni ed il rapporto tra gli spazi urbani e quelli funerari. Tra i ritrovamenti figura anche un antico percorso stradale realizzato nel III secolo a.C. sopra un’area precedentemente utilizzata come necropoli.

Complessivamente sono state individuate 24 sepolture, molte delle quali danneggiate da scavi clandestini. Il rinvenimento più significativo è però la Tomba 17, una struttura funeraria ricavata nella roccia ed originariamente chiusa da tre grandi lastroni di pietra.

Sulla superficie esterna della copertura è stata scoperta un’iscrizione monumentale in lingua messapica, distribuita sui tre blocchi. Le prime analisi hanno riconosciuto un nome femminile, un patronimico ed il termine «thabara», interpretabile come riferimento ad una funzione sacerdotale. Un indizio che suggerisce la presenza di una donna di particolare prestigio religioso e sociale.

A rendere ancora più eccezionale la sepoltura è l’apparato decorativo: le pareti conservano tracce di pitture con motivi geometrici a meandro, realizzati in blu e rosso. Sulle facce interne dei lastroni sono state inoltre individuate raffigurazioni di oggetti simbolici, tra cui una possibile chiave di santuario, tradizionalmente associata alle sacerdotesse nel mondo greco, ed un probabile incensiere utilizzato durante i riti religiosi.

Un secondo elemento di straordinario interesse è una nuova iscrizione messapica, dipinta in azzurro all’interno di uno dei lastroni ed articolata su quattro righe. Il testo, parzialmente danneggiato, contiene nuovamente il termine «thabara» ed una forma nominale, Damatrioas, che potrebbe richiamare Demetra, dea greca della fertilità e dei cicli della natura. Un riferimento che apre nuove prospettive sul rapporto tra religione e pratiche funerarie nella società messapica.

Nonostante le manomissioni, la tomba ha restituito anche alcuni oggetti del corredo: fibule in bronzo, un anello d’argento, una moneta argentea della zecca di Taranto ed uno strumento in ferro ancora in fase di studio.

Le interpretazioni sono preliminari e saranno approfondite attraverso analisi epigrafiche, archeobotaniche e interventi di restauro. L’obiettivo è conservare la struttura funeraria nel suo contesto originario e valutare l’esposizione dei lastroni e dei reperti presso il Museo archeologico di Manduria.

Autore: Gaspare Melchiorri

Fonte: www.ilgiornaledellarte.com 30 ottobre 2026

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