NAPOLI. Soccavo: la storia dimenticata.

Pubblicato il : 7 Marzo 2020
soccavo

All’interno del territorio campano di Napoli, ai piedi della collina dei Camaldoli è presente il vulcano ormai spento di Soccavo, la sua etimologia è documentata storicamente da un testo del 1282, nel quale la località viene menzionata con il nome Subcava (1) per la funzione che ebbe in epoca romana; l’area di Soccavo infatti fu sfruttata come cava estrattiva di tufo, pozzolana e piperno, rocce
vulcaniche utilizzate per la costruzione della maggior parte degli abitati partenopei.
La presenza romana è attestata storicamente dal ritrovamento di diversi cippi miliari (2), uno dei quali grazie all’incisione del nome dell’imperatore Traiano, vissuto durante il I secolo d.C., ha dato il nome al Rione Traiano costituito verso la fine degli anni ’50 del secolo scorso.
Durante il periodo medievale, Soccavo divenne un abitato stabile, infatti nelle vicinanze della cava estrattiva sorse un piccolo villaggio, (accanto al quale durante il Rinascimento sorse la così detta Torre dei Franchi (3)); proprio in questo momento storico la zona si trovava, seppur sotto un aspetto puramente religioso, sotto l’influenza di Puteoli (odierna Pozzuoli), fu soltanto durante gli inizi del XIX secolo che Soccavo diventò un Comune della provincia di Napoli grazie al re Giuseppe Bonaparte; nel 1926 invece il regime fascista aggregò Soccavo alla città partenopea, che divenne poi parte della IX municipalità della città (4).
soccavoQuando fu avviato il progetto per la costruzione del Rione Traiano, uno dei quartieri di collegamento tra Fuorigrotta e Soccavo, per onorare il lavoro dell’uomo e in memoria della storia di Soccavo, nel 1960 fu eretto un cippo all’incrocio tra Via Cassiodoro e Viale Traiano, per iniziativa del Ministero dei lavori pubblici (Fig.1).
Oggi circondato dal traffico cittadino e da passanti disinteressati, la lapide versa in uno stato di abbandono (Fig. 2-3): totalmente vandalizzata, dall’iscrizione rovinata e talvolta utilizzato come base d’appoggio per venditori ambulanti occasionali; il legame con la storia di quella che era un tempo l’antico abitato di Soccavo è andato perso, tant’è che pochi sanno ciò che quel cippo rappresenta e ancor meno sanno che si tratta di un cippo commemorativo.
soccavoIn un momento storico in cui si vive dell’ hic et nunc, è importante recuperare le memorie storiche soprattutto quelle locali, spesso dimenticate e non più tramandate, specialmente nel caso succitato, in un quartiere conosciuto soltanto per il marcio che ci aleggia intorno dimenticando quello che buono che c’è.
Dal mio punto di vista se si facesse più informazione, si potrebbero avviare iniziative di recupero per ripristinare l’originaria fattezza del cippo e ciò che rappresentava per chi lo eresse. In questo modo, il quartiere potrebbe riscattarsi e mostrare che non tutti i napoletani sono indifferenti alla storia ed alla cultura ed anche se la nostra è una società globalizzata, non dobbiamo dimenticare da dove veniamo e portarlo con noi per poter essere individui migliori e creare un futuro preminente.

Note:
1 V.Catalano 1983
2 Pietre incise poste sui cigli delle strade pubbliche romane per scandire le distanze.
3 prende il nome dai Di Franco, una famiglia che, a partire dalla fine del Quattrocento, gestì la principale cava di piperno di Soccavo.
4 Scherillo, 1900

Riferimenti bibliografici:
Virgilio Catalano, “Soccavo” in “La Vela” anno X n°91983, 5 giugno 1963 pp.3-4
Michele Scherillo “Soccavo”, Napoli, 1900

Autore: Chiara Madalese – chiara.madalese@gmail.com

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