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FANO (An): Lì sotto c’è ancora la nave.

“Finalmente è emersa la verità!”: questo è stato il commento di Athos Rosato, nel vedere pubblicate sul nostro giornale le sue dichiarazioni sul ritrovamento del Lisippo.

E’ come se si fosse tolto un peso dallo stomaco, trattenuto per oltre quarant’anni e condiviso solo con alcune persone di stretta fiducia. Rosato è un testimone diretto dell’eccezionale evento, in quanto quella mattina di un giorno d’estate del 1964, quando le reti del “Ferri Ferruccio” imbragarono la statua, egli si trovava a bordo come “morea”, che nel gergo dei pescatori fanesi significa mozzo o ragazzo di bordo, e ha conservato un ricordo molto vivo di tutti i particolari di quella “pesca miracolosa”.

Per primi sono stati i suoi parenti a congratularsi per quanto aveva detto, ma ovviamente la testimonianza, per molti aspetti inedita, ha destato un grande interesse in tutta la città, ravvivando quella corale aspettativa perché chi ne ha la competenza, agisca per fare tornare il Lisippo a Fano. Le indicazioni di Rosato, contrariamente al riserbo di Pirani, sono state esplicite:

“Il luogo del ritrovamento si trova a 43 miglia a levante del Conero e a 27 miglia dalla costa croata, in un punto di mare chiamato “gli scogli di Pedaso a una profondità di 43-44 braccia, pari a circa 75 metri dalla superficie del mare”, il che significa che la statua è stata ritrovata in acque internazionali”.

Quindi l’ex Jugoslavia allora e la Croazia oggi, non avrebbe alcun titolo a richiedere il Lisippo. Rosato è ancora convinto che la nave su cui viaggiava la statua è ancora lì con parte del suo carico, magari sprofondata un po’ di più, rispetto a 40 anni fa, sotto la sabbia, essendo stata la zona molto battuta dai pescherecci. Lui un nuovo sasso l’ha lanciato e si è reso disponibile nei confronti di tutte le autorità per contribuire a qualsiasi azione tesa al raggiungimento dell’obiettivo. Si avverte un fermento che forse non c’è mai stato nemmeno nei momenti più caldi delle indagini.


Fonte: Corriere Adriatico Marche, 07/10/2005
Autore: Massimo Foghetti

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