AQUILEIA (Ud). Riaffiorano i resti dell antica fornace, segni della città emporio.

Pubblicato il : 13 Agosto 2010
Una fornace in ottimo stato di conservazione, la cui ultima fase d’uso risale al V secolo dopo Cristo è stata scoperta all’interno del Fondo ex Sandrigo, in località Monastero, nell’inestimabile scrigno dell’antichità che si cela sotto Aquileia. A conferma che era questa l’area emporiale dell’antica metropoli, il centro dei commerci e delle attività.
Una scoperta di grande rilievo che si accompagna, tra l’altro, alla promessa di allestire l’area per renderla visitabile già quest’estate.
Il fondo, ora di proprietà demaniale, sporge sulla riva orientale del Natissa, di fronte al porto fluviale romano: una zona ancora vergine dal punto di vista della ricerca archeologica, anche se non mancano testimonianze che indicano la presenza dell’uomo in età romana.
La misura dell’importanza del ritrovamento è stata resa, ieri mattina, al termine della prima campagna di scavi avviata, lo scorso 24 maggio, dalla Soprintendenza per i Beni archeologici del Friuli Venezia Giulia e dall’università Ca’ Foscari di Venezia, nell’ambito di un progetto di ricerca finalizzato a studiare proprio la parte orientale di Aquileia.
Il progetto, denominato Porto di Aquileia , prevede, accanto al recupero di aree archeologiche già rinvenute, anche l’indagine stratigrafica dell’area di proprietà demaniale adiacente, appunto, la sponda orientale del fiume, in corrispondenza con l’asse costituito dal foro e dal porto fluviale.
«Le indagini fino a ora effettuate in quest’area dagli archeologi dell’università Ca’ Foscari di Venezia hanno inteso restituire un esempio di sequenza stratigrafica completa per questo settore della città – ha sottolineato il soprintendente Fozzati – . L’area di scavo, che fronteggia il porto romano, doveva costituire la vasta zona perifluviale, a vocazione artigianale, direttamente collegata con la via d’acqua per il carico e scarico delle merci».
Si tratta di un settore già oggetto di indagini che sono iniziate a partire dalla fine del 1800 e sono proseguite con gli scavi dell’archeologo Giovanni Brusin lungo la sponda orientale del fiume Natissa. Ulteriori interventi sono stati eseguiti successivamente nell’ambito di attività di scavo controllate dalla soprintendenza. «Durante la campagna appena conclusa – ha sottolineato Daniela Cottica, docente di Archeologia delle Province romane al Dipartimento di Scienze dell’Antichità e del Vicino Oriente dell’università veneziana – abbiamo intercettato potenti e complessi lavori di imbonimento funzionali alla messa in opera di alcune strutture in corso di scavo, fra le quali la fornace-calcara collocata lungo la sponda dell’antico corso del fiume».
Come ha spiegato l’archeologa, all’interno della calcara sono stati rinvenuti depositi di combustibile carbonizzato, strati di calce viva già pronta per l’uso e blocchi di calcare, molti dei quali recanti traccia della decorazione originaria, pronti per essere sottoposti al processo di calcinazione.
«La struttura, verosimilmente non isolata – ha aggiunto Cottica – doveva essere funzionale al riciclaggio di materiale proveniente da edifici anche di pregio in corso di demolizione e ci offre una concreta e viva testimonianza delle fasi finali di Aquileia romana».
Ha concluso Cottica: «Abbiam o anche trovato il muro di sponda che andava a delimitare la sponda orientale del Natissa in età romana. Vicino a questa sponda doveva esserci anche la banchina di approdo. Il nostro prossimo obiettivo sarà quello di approfondire ulteriormente questi scavi per capire come era sistemata la sponda e di conseguenza il quartiere a vocazione commerciale. Sappiamo che Aquileia era un importante emporio dell’Adriatico e quindi ci aspettiamo che quest’area fosse funzionale a questo ruolo».
Soddisfazione per l’importante ritrovamento è stata espressa dal soprintendente Fozzati il quale ha anticipato che, a breve, l’area sarà inserita all’interno di un percorso turistico.
«Naturalmente – ha precisato Fozzati – sarà necessario provvedere a una copertura idonea, capace di proteggere dal caldo e dal freddo lo scavo. È quanto mai importante investire su Aquileia e auspichiamo che la Fondazione, in futuro, abbia molti piú finanziamenti di quanti ne riceve oggi. Se avessimo a disposizione dai 30 ai 50 milioni di euro sicuramente potremmo fare un buon lavoro».
Dello stesso avviso Anna Del Bianco, direttore della Fondazione Aquileia: «Certo per sviluppare un progetto di piú ampio respiro avremmo bisogno di risorse differenti – ha commentato -, ma sia ben chiaro che riusciamo comunque a lavorare con quanto ci viene dato dalla Regione che ci assicura due milioni di euro per dieci anni».

Autore: Elisa Michellut

Fonte: Messaggero Veneto — 26 giugno 2010.

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