Archivi

AIDONE (Enna), Il tesoro italiano che torna negli Usa ogni quattro anni.

Quando, trent’anni fa, nei vicoli di Aidone (Enna), si comincio’ a sussurrare insistentemente di un magnificente paio di corna, qualcuno penso’ che fosse un pettegolezzo su un ennesimo tradimento di paese. E invece le corna erano d’argento e risalivano al terzo secolo avanti Cristo, trafugate dai tombaroli nel vicino sito archeologico con altri sedici pezzi di valore e di fattura inestimabile.
«Un colpo grosso», si diceva qui. Era il tesoro di Morgantina, il piu’ importante corredo ellenistico del mondo, assieme a quello oggi esposto a Berlino e proveniente sempre dal cuore della Sicilia.
Adesso, in questo stesso paese che tre anni fa riaccolse la sua Venere restituita dal Paul Getty Museum di Malibu, di quelle corna (e degli altri pezzi) si torna a parlare. Perche’ il tesoro, venduto illecitamente nel 1984 da Robert Hecht al Metropolitan di New York per la bellezza di 2 milioni e 700 mila dollari e tornato qui ad Aidone nel 2008 dopo un accordo storico tra il governo italiano e l’istituzione americana, sta per prendere di nuovo la via dell’oceano.
Tra le pieghe dell’intesa, firmata nel 2006, e’ spuntata una clausola imposta dal direttore del museo newyorkese Philippe de Montebello all’allora ministro dei Beni culturali, Rocco Buttiglione. Clausola ping-pong, si potrebbe chiamare, perche’ il tesoro e’ condannato a viaggiare ogni 4 anni tra New York e Aidone, per prossimi quarant’anni. Una clausola che nessuno tiro’ in ballo tre anni fa, tra festeggiamenti e rivendicazioni di merito, ma che adesso viene fuori, con il museo statunitense pronto a reclamare le opere e il paese che non ha alcuna intenzione di mollarle.
E mentre si mobilitano comitati civici, archeoclub, istituzioni, sempre piu’ forte si sente il tic tac del conto alla rovescia: a gennaio dell’anno prossimo il tesoro dovra’ essere negli Stati Uniti; tra pochi mesi sara’ gia’ tempo di procurarsi casse per l’imballaggio e fazzoletti per salutare l’illustre emigrante. Il museo di Aidone, che ha nel tesoro e nella Venere i suoi cavalli di battaglia, perderebbe d’un colpo, e per quattro anni, meta’ della sua attrattiva. Una condizione che ha ricadute paradossali. Che cosa scrivere nel depliant sulle collezioni del capolavoro a intermittenza che ora c’e’ e ora non c’e’? Che cosa mettere nei quattro anni di «buco» nelle grandi sale allestite accanto a quella della Venere?
Il prestito ping-pong e’ una soluzione creativa, per chiamarla cosi’, all’antica dialettica tra grande museo e «genius loci»: alla scelta cioe’ tra l’esporre i capolavori in poli internazionali e il contestualizzarli nei siti d’origine, anche se lontani dalle grandi rotte del turismo. Punti di vista che si scontrarono apertamente quando la Venere, ammirata a Malibu da 400 mila persone all’anno, torno’ in quel di Aidone che di visitatori nel 2012 ne ha contati 40 mila, per piu’ della meta’ non paganti.
Enrico Caruso, direttore del museo, non ha dubbi: «E’ piu’ interessante, e’ piu’ giusto osservare una statua rubata o vederla nel suo contesto? British Museum e Louvre sono musei di razzia, di razzie dell’Ottocento. E’ come se qualcuno si ponesse il problema di spostare la Madonna del Parto di Piero della Francesca dal paese di Monterchi».
In realta’ i capolavori siciliani in giro ci vanno eccome, in tourne’ spesso sconsigliate dagli specialisti ma fortemente volute da assessori e funzionari pronti a viaggiare al seguito di statue e pissidi. Tour che portano da un capo all’altro del mondo capolavori inseriti nella lista di beni «inamovibili», come l’Auriga di Mozia per ora esposto proprio a Malibu, l’Efebo di Selinunte fino a pochi giorni fa a Shanghai, e ancora il Satiro danzante di Mazara, appena tornato da Londra. Cosi’, al posto delle opere che valgono il viaggio, i turisti in Sicilia rischiano di trovarsi il cartellino che informa del prestito.
Tutto in una regione dove i 65 musei e siti archeologici superano di poco i due milioni di visitatori paganti l’anno. E dove la gara per i servizi aggiuntivi come audioguide, bookshop e caffetterie e’ impantanata in ricorsi e inchieste giudiziarie. Facile sparare sul neo-assessore ai Beni culturali, il fisico ottantenne Antonino Zichichi. Nel cui programma ci sono scudi anti-asteroidi, poli per la rete sismica, terapie protoniche e motori meteorologici. Ma neanche una parola sulle opere d’arte. Pendolari e non.

Autore: Laura Anello

Fonte: http://www.lastampa.it , 4 mar 2013

Segnala la tua notizia