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CINA. I tesori di una regina guerriera di 3.200 anni fa: un’ascia di nove chili e migliaia di giade e sacrifici.

Un’ascia cerimoniale in bronzo lunga quasi quaranta centimetri e pesante nove chilogrammi, centinaia di armi, vasi rituali, ornamenti in giada e i resti di sedici persone sacrificate. È lo straordinario corredo funerario di Fu Hao, consorte del re Wu Ding e comandante militare vissuta circa 3.200 anni fa, durante la dinastia Shang, una delle prime civiltà storiche della Cina.

La sua sepoltura, scoperta nel 1976 a Yinxu, presso l’odierna Anyang, nella provincia di Henan, rappresenta uno dei ritrovamenti archeologici più importanti del Novecento in Cina. A cinquant’anni dagli scavi, studiosi e archeologi cinesi ed internazionali si sono riuniti nell’ottobre 2026 al Museo di Yinxu per riesaminare i materiali rinvenuti ed approfondire la conoscenza di una figura che esercitò un’autorità eccezionale nella società cinese dell’età del bronzo.

Il convegno, organizzato in occasione dell’anniversario della scoperta, ha riportato l’attenzione sulla ricchezza della sepoltura e sul rapporto tra potere politico, pratiche religiose e produzione artistica durante la dinastia Shang. Particolare interesse è stato riservato ai manufatti in bronzo, agli ornamenti personali e alle relazioni culturali e commerciali che collegavano la corte reale ad altre comunità. Fu Hao visse intorno al 1200 a.C. e fu una delle consorti principali del sovrano Wu Ding, che governò durante una fase di consolidamento del potere Shang. Le iscrizioni sulle ossa oracolari, udtilizzate per le pratiche divinatorie della corte, documentano la sua partecipazione alle campagne militari, il comando di migliaia di uomini ed il coinvolgimento nelle principali cerimonie religiose del regno.

La sua figura emerge quindi attraverso testimonianze contemporanee, un fatto particolarmente importante per la ricostruzione della storia cinese più antica. Le iscrizioni, incise prevalentemente su scapole bovine e carapaci di tartaruga, registravano interrogativi rivolti alle potenze ancestrali e riguardavano guerre, raccolti, nascite, salute e decisioni politiche. Prima del 1976, il nome di Fu Hao era conosciuto soprattutto attraverso queste fonti. La scoperta della tomba permise di collegare la documentazione scritta ad un insieme eccezionale di testimonianze materiali, restituendo una dimensione concreta al ruolo politico, militare e religioso della donna.

La sepoltura venne individuata dall’archeologa Zheng Zhenxiang, che guidava le ricerche condotte nell’area dell’antica capitale Shang. A differenza di molte tombe reali della regione, saccheggiate già nell’antichità, quella di Fu Hao era rimasta sostanzialmente intatta, conservando un patrimonio funerario di straordinaria ricchezza. La camera sepolcrale, ricavata all’interno di una fossa rettangolare di circa 5,6 metri per quattro, custodiva i resti di una struttura lignea e di un sarcofago originariamente laccato. Intorno erano stati disposti 1.928 oggetti funerari, fra i quali 468 manufatti in bronzo, 755 in giada e 564 in osso, oltre ad oggetti in pietra, avorio e ceramica.

Tra i reperti più significativi figurano oltre duecento recipienti rituali in bronzo, destinati alle cerimonie ed alle offerte agli antenati. Molti presentano elaborate decorazioni zoomorfe, maschere fantastiche ed iscrizioni che permettono di ricostruirne la destinazione ed il rapporto con la famiglia reale. Una parte dei vasi reca il nome di Fu Hao, mentre altri riportano titoli postumi legati al culto della defunta ed alle pratiche di venerazione degli antenati. Questa documentazione costituisce una testimonianza eccezionale della relazione tra oggetti, scrittura e autorità religiosa nella civiltà Shang. A colpire è soprattutto la presenza di circa 130 armi in bronzo, fra cui asce, pugnali-ascia e altri strumenti associati all’esercizio del comando militare.

Particolarmente significativa è una grande ascia del tipo yue, lunga 39,5 centimetri e pesante nove chilogrammi, decorata con motivi animali e riconducibile alla simbologia del potere. Nella cultura Shang queste grandi lame potevano svolgere una funzione cerimoniale e rappresentare l’autorità militare di chi le possedeva. Le dimensioni ed il peso dell’esemplare suggeriscono una destinazione prevalentemente simbolica, legata alla rappresentazione del comando ed alle pratiche rituali. La tomba conteneva quattro grandi asce yue. Su una di esse compare una complessa decorazione con due draghi affrontati, raffigurati con le fauci aperte intorno ad una testa umana. L’immagine richiama la relazione tra autorità militare, esecuzione della pena e ritualità sacrificale, elementi strettamente collegati nell’organizzazione del potere Shang. La presenza di queste armi, insieme alle iscrizioni oracolari, conferma l’importanza di Fu Hao come comandante militare. La documentazione archeologica rivela tuttavia anche una personalità impegnata nell’amministrazione e nelle cerimonie religiose, secondo un modello di autorità nel quale funzioni politiche e rituali risultavano profondamente intrecciate.

Il ritrovamento conserva anche una testimonianza della violenza che accompagnava le pratiche funerarie dell’aristocrazia Shang. Gli archeologi individuarono infatti i resti di sedici persone sacrificate, disposti in diversi punti della sepoltura, insieme a quelli di sei cani. Il sacrificio umano costituiva una componente delle cerimonie religiose e funerarie della società Shang, particolarmente nelle sepolture dell’élite. La presenza di vittime destinate ad accompagnare la defunta nella morte documenta il carattere gerarchico di questa civiltà e la concezione del potere che regolava i rapporti tra il sovrano, gli antenati e la comunità.

La ricchezza del corredo rivela inoltre l’importanza attribuita alla giada, materiale particolarmente prezioso nella tradizione artistica cinese. I 755 oggetti rinvenuti comprendono ornamenti, figure animali, elementi decorativi e manufatti rituali, alcuni dei quali presentano caratteristiche riconducibili a culture precedenti alla dinastia Shang. Questa circostanza costituisce uno degli aspetti più interessanti della scoperta. Diversi oggetti sembrano infatti essere stati prodotti molto prima della morte di Fu Hao, suggerendo fenomeni di conservazione, trasmissione e circolazione di manufatti considerati preziosi per la loro antichità, per il materiale o per il significato simbolico.

L’archeologia permette così di riconoscere forme antiche di valorizzazione e trasmissione degli oggetti, anticipando pratiche che avrebbero assunto un ruolo importante nella storia del collezionismo cinese. La tomba di Fu Hao offre anche un documento fondamentale per la storia delle arti del bronzo. Durante la dinastia Shang, la produzione metallurgica aveva raggiunto livelli tecnici particolarmente avanzati, soprattutto nella realizzazione di grandi recipienti cerimoniali mediante la fusione in stampi compositi. Le forme monumentali, la complessità delle decorazioni e l’uso di iscrizioni rivelano l’esistenza di botteghe altamente specializzate, capaci di produrre manufatti destinati alle élite politiche e religiose. Gli oggetti erano strumenti cerimoniali e, al tempo stesso, espressioni materiali del prestigio e dell’autorità.

È proprio su questi aspetti che si è concentrata parte della riflessione sviluppata nel convegno del cinquantenario. Tra gli studiosi intervenuti, Zhang Changping, docente di storia all’Università di Wuhan, ha richiamato l’attenzione sulle connessioni tra i materiali della tomba e le reti di scambio che collegavano la dinastia Shang ad altre culture. La varietà delle materie prime, delle tecniche e delle tipologie decorative offre infatti nuovi elementi per studiare la circolazione degli oggetti preziosi ed i rapporti tra la corte ed i territori circostanti.
La scoperta del 1976 ha assunto nel tempo un rilievo che supera la storia individuale di Fu Hao. Yinxu, riconosciuto dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità nel 2006, conserva le testimonianze dell’ultima capitale della dinastia Shang e costituisce uno dei principali siti archeologici per lo studio delle origini della civiltà cinese.

Autore: Amanita Iervolino

Fonte: www.ilgiornaledellarte.com 31 ottobre 2026

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