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GIAPPONE. Ritrovato un orecchino di 2.900 anni fa con spirali d’argilla e pigmento rosso.

Un intreccio di spirali e motivi circolari, lavorati nell’argilla con una precisione sorprendente, fino a raggiungere in alcuni punti lo spessore di appena un millimetro. È quanto resta di un orecchino realizzato circa 2.900 anni fa, scoperto nel sito archeologico di Shinpukuji, nella prefettura di Saitama, a nord di Tokyo. Un piccolo oggetto di ornamento personale che offre una nuova testimonianza della raffinatezza tecnica e artistica raggiunta dalle comunità del Giappone preistorico.

Il reperto è stato rinvenuto il 23 luglio 2026, durante una campagna di scavi condotta nel sito di Shinpukuji, un importante insediamento del periodo Jōmon, la lunga fase della preistoria giapponese caratterizzata da una produzione ceramica particolarmente sviluppata e da una ricca cultura materiale.
L’ornamento, attribuito alla fase finale del periodo Jōmon, presenta un diametro massimo di circa otto centimetri, mentre la parte destinata a essere indossata misura circa quattro centimetri. La struttura è formata da elementi circolari e spirali intrecciate, separate da aperture che conferiscono all’oggetto l’aspetto di una piccola scultura traforata. Sulla superficie sono state individuate anche tracce di pigmento rosso, che suggeriscono una decorazione originariamente più articolata rispetto a quella oggi conservata. Colpisce soprattutto la qualità della lavorazione. Ottenere sezioni così sottili utilizzando l’argilla, un materiale che richiede particolare attenzione durante la modellazione, l’essiccazione e la cottura, presupponeva una notevole conoscenza tecnica. La conservazione di queste parti delicate dopo quasi tre millenni rende il ritrovamento particolarmente interessante.

Gli ornamenti auricolari occupavano un posto importante nella cultura materiale delle comunità Jōmon. Numerosi reperti documentano infatti l’esistenza di una produzione diversificata, che comprendeva oggetti relativamente semplici e altri caratterizzati da un’elaborazione decorativa estremamente complessa. La loro funzione andava probabilmente oltre l’ornamento del corpo, inserendosi in pratiche sociali e culturali di cui gli archeologi stanno ancora cercando di ricostruire il significato. L’orecchino di Shinpukuji potrebbe contribuire a chiarire anche le relazioni tra comunità preistoriche geograficamente distanti. Secondo il Consiglio scolastico della città di Saitama, responsabile delle indagini, il manufatto presenta infatti forti analogie con ornamenti rinvenuti nei siti di Sennami-Yato, a Kiryu, nella prefettura di Gunma, e di Shimofuda, a Chōfu, nell’area di Tokyo. Le corrispondenze riguardano la struttura complessiva e soprattutto la disposizione delle decorazioni, suggerendo l’esistenza di tradizioni ornamentali condivise. Gli esemplari provenienti da questi due siti sono riconosciuti come Importanti Beni Culturali del Giappone, circostanza che conferma il rilievo attribuito a questa particolare categoria di manufatti.
La somiglianza tra oggetti provenienti da insediamenti differenti apre interrogativi sulla circolazione delle tecniche, dei modelli e delle conoscenze durante la fase finale del periodo Jōmon. Non è ancora possibile stabilire se questi ornamenti fossero prodotti in centri specializzati e successivamente scambiati, oppure se artigiani appartenenti a comunità diverse condividessero repertori decorativi e procedure di lavorazione. Un ulteriore elemento di interesse riguarda il contesto del ritrovamento. Secondo gli archeologi, l’area dalla quale proviene l’orecchino potrebbe essere stata utilizzata per una sepoltura. Se questa interpretazione fosse confermata, il manufatto potrebbe essere appartenuto a una persona lì sepolta, suggerendo un possibile rapporto tra ornamento personale, identità e pratiche funerarie.

Alcune interpretazioni degli orecchini Jōmon hanno proposto collegamenti con l’appartenenza sociale, l’origine individuale e particolari passaggi della vita, compreso lo stato matrimoniale. Si tratta tuttavia di ipotesi ancora difficili da dimostrare nel caso di singoli reperti. La funzione precisa dell’oggetto di Shinpukuji, l’identità di chi lo indossava e il luogo della sua produzione restano sconosciuti.
La scoperta arriva in un anno significativo per la storia dell’archeologia giapponese. Il 2026 segna infatti il centenario delle prime indagini archeologiche condotte a Shinpukuji, iniziate nel 1926. Il sito, riconosciuto come sito storico nazionale, conserva testimonianze di insediamenti risalenti alle fasi tarda e finale del periodo Jōmon. Nel corso di un secolo di ricerche sono emersi reperti ceramici, statuette fittili, ornamenti e altri manufatti che hanno permesso di approfondire le conoscenze sulle attività quotidiane, sulle tecniche produttive e sulle pratiche simboliche delle comunità che abitavano la regione. Tra i ritrovamenti più conosciuti figura una statuetta dogū con caratteristiche che ricordano un gufo, oggi conservata al Tokyo National Museum e riconosciuta come Importante Bene Culturale.

Autore: Pasquale Ruocco

Fonte: www.ilgiornaledellarte.com 31 ottobre 2026

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