Sotto una piazza di Atene, a pochi passi dalle strade eleganti di Kolonaki, una sala di volte a botte e pilastri massicci custodisce un’acqua immobile in cui ogni arcata si ripete capovolta. È la cisterna terminale dell’acquedotto di Adriano, il punto d’arrivo di un condotto lungo circa venticinque chilometri, quasi interamente sotterraneo, che portava in città l’acqua dalle pendici del Parnete. Il sistema fu avviato intorno al 125 sotto Adriano ed il serbatoio fu completato nel 140, sotto il suo successore Antonino Pio, ai piedi del Licabetto.
Per secoli la cisterna fornì acqua alla città , poi, con la dominazione ottomana, fu abbandonata e dimenticata.
Nel 1840 l’acquedotto tornò in funzione, il serbatoio fu riscoperto nel 1870 e rimase in uso fino al 1940, una struttura che ha servito Atene in epoche molto diverse.
Atene era una città con poca acqua, e l’approvvigionamento era un problema già nell’antichità . L’acquedotto adrianeo risolse la questione per generazioni, ed il suo serbatoio ha lasciato un segno anche nel nome della piazza: Dexameni significa proprio cisterna.
Oggi mon è visitabile: l’interno si osserva dai grandi oblò sulla piazza ed apre una volta l’anno, il 6 gennaio, per la benedizione delle acque dell’Epifania.
Fonte:
Anticae viae – 12 ottobre 2026









