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EGITTO. Scavi ad Asyût: due bare stupendamente decorate.

L’egittologa e archeologa dell’University of California Los Angeles (UCLA), Kathlyn Cooney, che non aveva partecipato alle operazioni di scavo, comunicò a Owen Jarus di Live Science, che erano state reperite due bare del Medio Regno egizio (2030-1650 a.C.) ben conservate e ben decorate, all’esterno ed all’interno, e riportanti geroglifici e scritte che indicavano la via da seguire da parte del defunto per raggiungere il regno dei morti.
I lavori furono affrontati presso il centro culturale del Medio Egitto di Asyut, città di grande importanza dal punto di vista agricolo, con produzione in modo particolare di grano e cotone. La ricca città con palazzi, templi, biblioteche, abitazioni che, però, a causa delle continue inondazioni da parte del Nilo, piano piano fu cancellata ed il suolo fu ricoperto con una struttura nuova, che oggi è la terza città universitaria dell’Egitto.
E grazie all’intervento di maestranze tedesche ed egiziane in collaborazione fra di loro, furono avviate indagini sulle necropoli del Gebel Asyut el-gharbi a ovest della città. Gli scavi portarono alla luce tombe regali ed a pozzo, decorazioni alle pareti e sui soffitti, iscrizioni lunghissime, corredi funerari.
La dottoressa Ursula Verhoeven-van-Elsbergen della Johannes Gutemberg University (JGU) ha affermato che Asyut è di sommo valore per la memoria culturale egiziana. Essa, con il professor Joachem Kahl della Libera Università di Berlino, ha condotto la realizzazione del progetto in collaborazione con i ricercatori dell’Università egiziana di Sohay.
Altro intervento di un personaggio che non partecipò alla scoperta, fu quello dell’archeologa Joanne Fletcher dell’Università di York, che riferì a Aristos Georgiou del Newsweek che quella tomba risulta fondamentale per la conoscenza dell’era del Medio Regno, troppo spesso messa in secondo piano dalla prima “Età delle Piramidi dell’Antico Regno e del tardo Nuovo Regno”, con i grandi faraoni Tutankhamon e Ramses II.
I lavori sono stati portati avanti per due mesi estivi in 14 stagioni, dopo che il cantiere è stato riaperto dal Ministero delle Antichità egiziano nel 2003. Poi, a seguito dei lavori di scavo, i soffitti colassarono, avviando un triste saccheggio di quanto restava. Ciò che non fu rubato fu recuperato e finì nei musei, ma insufficientemente chiarificatore delle condizioni del luogo del recupero.
Comunque, stando a quanto comunicato dal Ministero Egiziano del Turismo e delle Antichità, alla profondità di una quindicina di metri nel sottosuolo era stata rinvenuta una tomba con la camera funeraria di 4.000 anni fa, ricca di scritte geroglifiche che parlavano di una donna, Idi, la “signora della casa”, i cui resti erano presenti in due bare perfettamente dipinte, inserite l’una dentro l’altra, di cui la più grande misura circa 2,60 metri di lunghezza e l’altra 2,29.
Questo è il parere dell’egittologo dell’University College di Londra, Wolfram Grajetzki, espresso alla rivista Live Science; egli non partecipò alla missione. Sullo scheletro di Idi furono condotte analisi che, secondo i ricercatori, hanno indotto a ritenerla di età inferiore ai quarant’anni e che avesse un problema congenito in un piede. Sicuramente la tomba fu oggetto di saccheggi, ma qualcosa rimase: infatti vi furono rinvenuti diversi piccoli oggetti, fra i quali un vaso canopo, contenente gli organi interni della donna, e due statuette dipinte, di cui forse una rappresentava lei.
La sua tomba era vicina a quella del padre, Djefaihapi, già governatore di Asyut, regione situata lungo il fiume Nilo, del quale era figlia unica. Poiché la tomba del governatore, non di famiglia reale, era fra le più grandi, lunga 120 metri, alta 18 e posta alla profondità di 28, si ritiene che egli fosse uno dei personaggi più rilevanti di quel tempo; era il periodo nel quale sul trono egizio era il faraone Senusret I, il secondo della XII dinastia d’Egitto, che regnò dal 1971 al 1926 a.C. circa.
Ma per ciò che riguarda quell’epoca c’è da ricordare che non è chiaro tutto quanto è successo: ci si deve basare sugli scritti di visitatori che hanno parlato spesso delle persone, delle divinità e dei templi dell’Asyut, ai tempi del Nuovo Regno, vale a dire dal 1556 al 1070 a.C., dando preziose informazioni a proposito di ciò che, purtroppo, non è stato ancora definitivamente scoperto.
Verhoeven-van Elsgergen, un importante egittologo della tedesca Magonza, esperto in ieratico, scrittura corsiva in cui sono redatti quei testi, sta lavorando sugli stessi. Certo è che si tratta di un lavoro da certosino, essendo questi appena o malamente leggibili. Comunque, quell’impegno continua sempre con zelo e passione, cercando di interpretarne la maggior parte possibile.
In ogni modo, la stretta collaborazione tra i gruppi di Magonza e Berlino con i colleghi dell’Università di Sohag, che sono stati coinvolti nell’impresa, ha dato luogo alla formazione di una squadra unica e ben organizzata; questa è formata da 25 ricercatori provenienti da tutte le parti del mondo, ai quali si assomma un centinaio di uomini di fatica indigeni, cui spetta il pesante ma necessario compito di smuovere tonnellate di macerie e detriti risultanti dalle escavazioni.
In attesa di importanti risultati, non resta altro che augurare loro un buono e proficuo lavoro.

Autore: Mario Zaniboni – zamar.22blu@libero.it

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