Nello Jutland meridionale (Sønderjylland) in Danimarca, a sud del fiume Kongeå e a nord della città di Tønder, furono rinvenuti due stupendi corni, entrambi bellissimi, ma di lunghezza diversa.
Il più lungo venne trovato il 20 luglio 1639 dalla contadina Kirsten Svendsdatter nel villaggio di Gallehus, non lontano da Møgeltønder, quando ne vide una parte spuntare dal suolo. Molto correttamente, lei lo descrisse al re Cristiano IV di Danimarca, che lo prese e lo affidò al principe Cristiano (omonimo), affinché lo rimettesse a nuovo. La scoperta fece molto scalpore, tanto che l’antiquario danese Olaus Wormius ne parlò nel suo De aureo cornu nel 1641, in cui mise pure un disegno dello stesso; nel 1678, venne ripreso dal Journal de Savants.
Il 21 aprile 1734, fu trovato il secondo corno, più corto ed incompleto, da Erich Larsen, non molto lontano dal luogo di ritrovamento del primo. Egli lo diede a Schackenborg, che lo consegnò al re Cristiano VI di Danimarca; questi lo ricompensò con 200 rigsdaler (monete valide in Danimarca fino al 1875). Questo corno fu l’argomento di un trattato dell’archivista Richard Joachim Paulli nel corso dello stesso anno.
Così, i due corni furono messi insieme nella Camera Reale d’Arte (Det kongelige Kunstkammer) a Christiansborg, l’odierno Rigsarkivet (archivio nazionale) ed esposti all’ammirazione dei visitatori.
I corni di Gallehus sono stati costruiti in oro dai Cimbri o dagli Juti, uno più corto dell’altro. Il corno più corto, misurava 65.5 cm e al momento del ritrovamento era privo di un segmento che era stato trovato in precedenza durante le operazioni di aratura, sicuramente prima del 1639, e fu fuso. L’altro, perfettamente conservato, misurato lungo il lato convesso era lungo 75,8 centimetri, la sua apertura aveva un diametro di 10,4 centimetri e pesava la bellezza di 3,2 chilogrammi.
I due corni di oro puro erano formati da una successione di lamine sagomate ad anelli, riportanti diverse figure di dimensioni varie e di soggetto ignoto, perché non trovano nessun riscontro nella mitologia tedesca; questi erano tenuti insieme da figure saldate sugli stessi. Potrebbero riferirsi alla cultura celtica, perché vi è rappresentato un uomo con collare e corni, che richiama la figura celtica del dio Cernunnos (molto simile a quello ritratto nel calderone di Gundestrup, che è pure un reperto danese); a lui sono associati animali vari fra i quali sono serpenti, un cervo e un caprone.
Nella zona sono stati trovati corni analoghi in legno, vetro, bronzo od osso che forse servivano per libagioni durante riti.
Si crede che i corni vadano datati al V secolo. Riportavano figure mitologiche di origine incerta; inoltre, il più corto dei due conteneva un’iscrizione in proto-norreno, che, tradotta in italiano con enormi difficoltà , diceva: “Io, Hlewagastir di Holt, feci il corno”.
I corni originali vennero rubati nel 1802 e fusi per recuperare l’oro. Ma come avvenne questo fattaccio? Il 4 maggio 1802, Niels Heidenreich, di professione orefice ed orologiaio, entrò nell’ambiente in cui i corni erano stati depositati, usando una chiave da lui forgiata, li rubò e li fuse per recuperare l’oro. II giorno successivo, il furto fu scoperto e finì su tutti i quotidiani, in cui era fissata una taglia di 1.000 rigsdale (moneta danese di allora). Il ladro fece una mossa sbagliata, proponendo al Gran Maestro della Gilda degli Orefici, Adreas Holm, delle “pagode” (monete indiane d’oro misto a ottone con raffigurazioni di divinità ); questi fece due più due, tanto che l’Heidenreich fu spiato in ogni suo movimento, finché non lo si scoprì mentre gettava quelle monete in un fosso. Il 27 aprile 1803 fu arrestato e il 30 dello stesso mese confessò il furto dei corni. La condanna fu esemplare: il 10 giugno entrò in carcere e ne uscì solamente nel 1840, dopo ben 37 anni (però: non scherzavano mica tanto, allora!). Egli morì nel 1844 ed il suo oro pasticciato in possesso di altri non fu usato per fare copie dei corni, bensì monete.
E meno male che erano state prodotte alcune copie basate su illustrazioni degli originali, che oggi sono in mostra presso il Museo Nazionale Danese di Copenaghen ed il Museo Moesgaard, nei pressi di Ã…rhus. Dopo la ricostruzione, le copie dei corni sono state rubate, e ritrovate, due volte.
Dei corni originali è stata realizzata una copia del primo da Ole Worm nel 1641, mentre del secondo, quello con l’iscrizione runica, si sa che fu opera di Richard Joachim Paulli nel 1734.
Ma anche le copie, furono bersaglio dei ladri: infatti, nel 1993 ne furono rubate dal Museo di Moesgaard e poi abbandonate fra gli alberi non lontano da Hasselager: erano in ottone dorato. Lo stesso avvenne nel 2007: erano copie d’argento rubate dal Museo di Kongernes Jelling, che furono recuperate un paio di giorni dopo il furto.
Ma ci si può chiedere per quale ragione siano stati costruiti i corni. C’è un’interpretazione da parte del professore di Storia della Scienza, Willy Hartner, che ha studiato a fondo figure e scritto sui corni: secondo il suo parere, furono costruiti a seguito del’eclissi solare del 413 e la loro funzione era quella di evitare la fine del mondo (sic).
Autore: Mario Zaniboni – zamar.22blu@libero.it









